NARRATIVA STRANIERA

Milán Füst
La storia di mia moglie

"Per la verità è qualcosa che non si può né capire né spiegare: non so nemmeno io cosa ci sto a ancora a fare qui, e non lo saprei neanche se battessi contro il muro questa mia testa ottusa..."

Una storia raccontata in prima persona da un marito ossessionato dalla gelosia per la moglie e dalla propria irrequietezza psicologica. Grande e grosso, il capitano Störr ha scelto un po' precipitosamente una piccola moglie francese, Lizzy, che non corrisponde a lui in nulla se non nell'incostanza del carattere e nella poca solidità del carattere. Tra liti e ricongiungimenti, tra scenate e momenti di tregua, la loro relazione procede senza che si venga a costruire tra i due coniugi una vera intesa, tanto che l'unico elemento di unione sembra essere la gelosia ingiustificata del marito che diventa quasi scopo della sua vita. Il tentativo di raccogliere prove a carico di Lizzy, e di esaminarne gli indizi di colpevolezza, riempie le giornate di Störr, ma indurrà la donna a sentirsi sempre più chiusa in una prigione soffocante. Se il marito chiama "fantasticherie" gli interessi della moglie, non è per mancanza di stima nella sua intelligenza, che riconoscere essere molto viva, ma per totale incomprensione e distanza da lei tanto che anche le attenzioni che la donna dimostra nei suoi confronti gli appaiono come tranelli. E così Störr si imbarca e inizia un vagabondaggio per fuggire dalla sua stessa anima tormentata. Ma la fuga riguarda entrambi e tutto il loro vagabondare senza scopo e senza senso aumenta il disorientamento e la confusione. Appariranno nuove donne e nuove emozioni nell'universo interiore del comandante, ma sarà solo il "ritorno" e la notizia della morte della moglie a dargli coscienza di quello che era stata, o meglio avrebbe potuto essere, la sua intera vita.

La storia di mia moglie di Milán Füst
Titolo originale: A feleségem története
Traduzione di Marinella D'Alessandro
415 pag. Euro 18.00 - Edizioni Adelphi (Fabula n. 147)
ISBN 88-459-1752-5

Le prime righe

PARTE PRIMA

Che mia moglie mi tradisse lo sospettavo da un pezzo. Proprio con quel tipo lì, però... Io sono alto sei piedi e un pollice e peso duecentodieci libbre, insomma sono un vero gigante e se a quello gli sputo in faccia ci resta secco, come si suol dire.
Ecco cosa pensavo all'inizio del signorino Dedin. Ma non è da qui che volevo cominciare. È inutile, ancora oggi basta il solo pensiero a mettermi in subbuglio.
In realtà ho fatto male a sposarmi, lo so. Se non altro perché in precedenza, essendo un tipo freddo, mi ero occupato assai poco delle donne. Se mi volto ad osservare la mia prima giovinezza, su questo argomento ho ben poco da raccontare che sia degno di interesse, a parte la storia seguente: avevo circa tredici anni e un giorno me ne andavo a zonzo in un parco nella città olandese di Sneek, dalle parti della Frisia, dove abitavamo a quel tempo. Nel parco c'era una governante seduta con un bambino, e lo rimproverava strillando:
"Veux-tu obéir? Veux-tu obéir?".
Questo mi piacque molto. Inoltre gli diceva:
"Vite, vite, dépéche-toi donc".
Anche questo mi piacque. Forse fu proprio allora che decisi di sposare una donna francese.

© 2002 Adelphi Editore


L'autore

Milán Füst (Budapest, 1888-1967), autore di un'opera vasta e molteplice, è stato uno scrittore fra i più innovativi e celebri della letteratura ungherese del Novecento. La storia di mia moglie, romanzo a cui lavorò in isolamento assoluto per sette anni, fu pubblicato in Ungheria nel 1942 e passò inosservato fino al 1958, allorché apparve in Francia da Gallimard, per poi essere tradotto in un'altra dozzina di lingue e valere all'autore una candidatura al Nobel nel 1965.


Di Grazia Casagrande


24 febbraio 2003