NARRATIVA ITALIANA

Evelina Santangelo
La lucertola color smeraldo

"Deglutisco e rimango in silenzio, e in quel silenzio lungo, pieno solo del respiro lento di mio nonno, immagino di essere una lucertola che se ne sta col suo corpo verde e pulsante appostata dietro una pietra, ruotando la testa calva a ogni rumore."

Giovanni Tesio ha scritto una bella recensione su questo romanzo per Tuttolibri del 15 febbraio 2003 che spero abbiate letto. Racconta la storia (quasi impossibile da riassumere) del testo, ma soprattutto dà il giusto valore a un libro che è una valente prova letteraria. È un romanzo che sviluppa più voci e che racconta sostanzialmente modi differenti di vivere il medesimo dramma perché diversa è la posizione di chi subisce una violenza e di chi semplicemente ne è il muto testimone. Questa violenza pervade tutto il libro, talvolta riemerge con dolore e forza, in altri momenti sembra scomparire sommersa da altri eventi, da altri momenti dell'esistenza che diventato più importanti. Nella forma Evelina Santangelo ha scelto di evidenziare le voci narranti: quella di Ivan, il ragazzo che assiste allo stupro senza riuscire a intervenire, è sempre in stampatello maiuscolo, come a sottolinearne il forte rapporto con la realtà; quella di Irene, la ragazza che subisce lo stupro (o meglio "il danno") è minuscola perché riporta un racconto, quello fatto alla madre, catartico ma spesso fantastico. È un romanzo doloroso in cui si legge la necessità di "formarsi al dolore", di imparare a metabolizzarlo anche quando è troppo grande, troppo incomprensibile.
Una chiave di lettura del testo è stata, per me, una piccola frase nascosta tra i ringraziamenti alla fine del volume in cui l'autrice dice di sé di amare "le cose che inquietano". Il suo libro è l'apoteosi dell'inquietudine, quella sensazione viscerale che ti avvolge senza neppure comprenderne bene l'origine ma ti lascia addosso un certo affanno, una lieve ansietà, come il suono di un'armonica in una stanza vuota.

La lucertola color smeraldo di Evelina Santangelo
196 pag., Euro 13.0 - Edizioni Einaudi (I coralli n. 183)
ISBN 88-06-16467-8

Le prime righe

"OGNUNO HA LE SUE SPINE", DICEVA ANCHE.

ELENCO DETTAGLIATO DELLE MIE SPINE:
HO CALPESTATO IL PEZZO DI PRATO SOTTO IL PINO DOVE MIA MADRE, PER TUTTA UN'ESTATE, AVEVA PRESO IL FRESCO.
HO PISCIATO IL MATERASSO ALMENO DIECI VOLTE. - HAI LA VESCICA LENTA, - SBOTTAVA MIO PADRE. - IO MAI PISCIATO ADDOSSO. MAI -. A PULIRMI ERA SEMPRE MIO NONNO, LE MANICHE DELLA CAMICIA DI COTONE BIANCO SVOLTATE SINO AI GOMITI.
HO SFONDATO LO STOMACO A UN ORSO DI PELUCHE MARRONE, PER VEDERE SE CI COVAVANO DENTRO FIGLI. CI HO TROVATO SOLO BATUFFOLI DI LANA E GOMMAPIUMA. IL GIORNO DOPO, MIO NONNO LO HA CUCITO PER BENE. È ANCORA LÍ, IN UN ANGOLO DEL MIO LETTO. HA UN CORDONE CHE GLI CORRE LUNGO IL VENTRE, APPENA SCUCITO QUA E LÀ.
HO OSSERVATO PER ORE E SCHIACCIATO MIGLIAIA DI FORMICHE ROSSE, NERE, MOLLI, CORIACEE, GRANDI, MEDIE, E ANCHE MINUSCOLE. ALCUNE LE HO PESTATE PER CASO, CAMMINANDO, E GUARDANDO ALTROVE. SOPRATTUTTO GUARDANDO ALTROVE, PER CUI, FORSE, NON LE HO SCHIACCIATE PROPRIO...
HO BUCATO OCCHI A RAMARRI, ROSPI, RANE. SEMBRAVANO FINTI, DI GOMMA. E UNA VOLTA, PERÒ ANCHE A UN TOPO PICCOLO, DI GOMMA, CHE SEMBRAVA VERO. - TI PIACEREBBE SE TI CAVASSERO GLI OCCHI? - MI DISSE MIO NONNO. - EH? TI PIACEREBBE? -NO, - DISSI. ERO ANCORA UN BAMBINO. SE ME LO CHIEDESSE ORA, FORSE...

© 2003 Giulio Einaudi Editore


L'autrice

Evelina Santangelo è nata a Palermo nel 1965. Suoi racconti sono apparsi su "Perap", "Panta", "Mezzocielo", "La pensée de midi", e nell'antologia Disertori. Ha inoltre pubblicato la raccolta L'occhio cieco del mondo (2000), con cui ha vinto i premi Berto, Fiesole, Mondello opera prima, Chiara, Gandovere-Franciacorta.


Di Giulia Mozzato


24 febbraio 2003