NARRATIVA ITALIANA

Simona Vinci
Come prima delle madri

"Sono stata molto male. Fare i bambini fa male. Ghiaccio e fuoco insieme, dentro la pancia. Cose che si spaccano, paura. Le voci delle donne, le loro facce sopra di me. tUtte rosse. Il dottore dice cosa fare. Lui non si sporca le mani di sangue come le donne. Dice solo le cose. Poi mi addormento e non so più niente."

Il romanzo è un romanzo di donne e bambini: è anche una storia di vita e di morti, di amore e di solitudine: insomma delle contraddizioni di cui è popolata la nostra quotidiana esistenza, soprattutto in quella fase drammatica e ansiosa che è l'adolescenza. Pietro si ritrova senza capire il perché chiuso in collegio e, oltre alla lontananza dalla madre, giovane, bella e distratta, la solitudine è accresciuta dalla consapevolezza che la sua grande amica, Irina, è morta, compiendo una specie di tradimento nei suoi confronti, abbandonandolo. Nel collegio identifica sempre più l'ingiustizia di cui si sente vittima, il luogo che lo ha allontanato dalla magia dolce della sua infanzia. Ma in quel luogo dominato da assurde regole nasce anche un nuovo rapporto di amicizia con un bambino che sarà per lui l'unica voce cara di quel periodo.
La storia si evolve con il ritorno a casa di Pietro provocato dalla guerra e si arricchisce di figure femminili intense. Soprattutto però ci sarà una specie di rivelazione terribile che il ritrovamento del diario di Irina provocherà: la piccola morta aveva affidato a quelle pagine scritte con il linguaggio che sapeva utilizzare un segreto angosciante: Pietro non potrà più fingere di non sapere, non potrà essere più quello di prima.
Un romanzo intenso e doloroso che conferma la forza narrativa e l'originalità di Simona Vinci, e il suo saper offrire un'immagine dell'infanzia fuori dagli schemi più scontati.

Come prima delle madri di Simona Vinci
330 pag., Euro 16.00 - Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN 88-06-16463-5

Le prime righe

Il greto del fiume era asciutto. Sembrava la pelle secca di un vecchio, tutta grinzosa, a squame. Si spaccava sotto la luce del sole. Faceva molto caldo e il fiume si era ritirato, l'acqua dormiva da qualche parte, giù in fondo alla terra. Aspettava che tornasse la stagione giusta per correre in superficie, per farsi grossa e rumorosa.
C'era un filo sottile sotto i suoi piedi, sottile come un capello, dritto e lungo, andava avanti e lui lo seguiva, un passo dopo l'altro. Dove andava il filo d'acqua, le piante si addensavano, ce n'erano sempre di più, ad ogni passo crescevano, si aggrovigliavano tra loro, c'erano canne e ciuffi stopposi, alti quanto lui.
Prima di entrare nel groviglio buio si era voltato. Erano lontani, adesso. Non riusciva a vederli tutti. Di Elide seduta per terra, vedeva soltanto la macchia scura della schiena. Il cane dormiva da qualche parte, nel boschetto di pioppi e salici bianchi oltre l'argine del fiume. All'ombra. Irina forse era con lui, oppure era salita nella direzione opposta verso la collinetta di sabbia dove di solito andava a raccogliere fiori di camomilla che metteva in un fazzoletto annodato, per farli seccare. La madre non era andata con loro quel giorno, diceva che di pomeriggio faceva troppo caldo per uscire. Era rimasta a letto, a leggere. Gli altri c'erano tutti. C'era Fosca, seduta su una seggiola con la schiena dritta e lo sguardo fisso al ricamo: una foglia di vite verde scuro e nera. Un profilo magro e ossuto, la testa piegata come quella di un grosso uccello.

© 2003 Einaudi Editore


L'autrice

Simona Vinci è nata il 6 marzo del 1970. Vive a Budrio, in provincia di Bologna. Ha pubblicato nbel 1997 il romanzo Dei bambini non si sa niente, tradotto all'estero in dodici Paesi. Nel 1999 ha pubblicato la raccolta di racconti In tutti i sensi come l'amore, tradotta in Inghilterra, in Spagna e di prossima uscita in Francia.


Di Grazia Casagrande


24 febbraio 2003