RACCONTI

Thom Jones
Ondata di freddo

"Quando il sottotenente si rese conto di essere passato, quando si rese conto che sarebbe stato promosso tenente e avrebbe potuto riarruolarsi e partire per il Vietnam, dove la speranza media di vita di un comandante di plotone si aggirava intorno agli ottantanove secondi, fu l'uomo pił felice sulla faccia della Terra."

Un nuovo tassello si aggiunge alla complicata "fotografia" che si sta rappresentando in Italia della narrativa americana contemporanea, per la quale minimum fax lavora da anni con i suoi titoli di Donald Antrim, Raymond Carver e David Foster Wallace, per citare solo qualche nome. Anche Thom Jones rientra a pieno titolo in questo elenco con i suoi racconti (o short stories) spesso estremamente duri.
La sua scrittura è stata definita "glabra", con "un'insopprimibile radice colta", si è sottolineata la sua capacità innovativa, pur figlia diretta di Carver di cui è stato anche allievo in un corso di scrittura creativa dell'Università della Iowa.
Troppo facile ricordare i suoi trascorsi pugilistici e accostare i suoi racconti alla potenza di un uppercut (faranno anche così male?). Eppure leggendo quello che dà il titolo al volume si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un autore sensibile che nasconde la propria vulnerabilità dietro un'apparente facciata di provocazione. Accanto alla disincantata voce narrante di un medico a cui è stata tolta la licenza per abuso di stupefacenti, c'è quella delicata, infantile, ingenua della sorella, incredibilmente "lobotomizzata" da un tentativo di suicidio. Ed è proprio lei che nel freddo e squallido inverno di un'esistenza senza futuro, trascina il fratello in un sogno di felicità. E che dire del sottotenente Baker, descritto in La baracca dei lavapiatti? Un rigido militare a tutti gli effetti ("a lui piaceva veramente il rancio dei marine") ma che appare così vulnerabile nelle parole di Jones da suscitare simpatia. Un piccolo capolavoro l'umanissimo babbuino del dottor Koestler, George Babbitt (Nel profondo della giungla), non protagonista ma simbolo spiazzante. A tratti nei racconti compare l'Africa, non solo continente disperato che elemosina briciole dell'Occidente, ma luogo di speranza e umanità al cui paragone la nostra vita diventa un girone infernale ben peggiore.

Ondata di freddo di Thom Jones
Titolo originale: Cold Snap
Traduzione di Martina Testa
252 pag., Euro 13.00 - Edizioni minimum fax (Sotterranei n.52)
ISBN 88-87765-73-1

Le prime righe

ONDATA DI FREDDO

Porca puttana, c'è un'ondata di freddo e ricorro al mio solito trucchetto di lasciare aperti tutti i rubinetti di casa, perché la mia casa, anzi la maggior parte delle case qui sulla West Coast, non sono "vere" case: non hanno le finestre che scorrono su e giù, né il seminterrato (che protegge le tubature molto meglio di quanto possa mai fare un'intercapedine sotto il pavimento) né il marciapiede sul davanti con un bel paio di querce torreggianti o di olmi, tutta roba che non manca mai a una vera casa, una di quelle vecchie case del Midwest come Cristo comanda. Da queste parti i vetri delle finestre si aprono scivolando dilato. E non c'è il seminterrato. Niente marciapiede e niente alberi seri, soltanto sempreverdi, e quando viene freddo e nevica nessuno sa che pesci prendere. Tre centimetri di neve e chiudono le scuole, l'intera comunità resta paralizzata. "Aiuto, non so che fare!" Be', tanto per cambiare adesso fa freddo e non è che mi dispiaccia poi così tanto, perché tutte le mosche e le zanzare moriranno congelate, e anche perché qualunque tipo di cambiamento è già qualcosa, e magari mi aiuterà a uscire da questa tetra depressione post-Africa - ragazzi, sono talmente depresso - però invece mi sveglio alle tre di notte e penso: Oh no, adesso mi scoppierà una tubatura, e allora mi metto a far scorrere l'acqua e lascio sgocciolare tutti i rubinetti, e poi esco e apro anche quelli di fuori, che sono i più vulnerabili.

© 2003 minimum fax Editore


L'autore

Thom Jones, Aurora, Illinois 1945, aveva già vissuto molte vite, (marine, pugile, copywriter, bidello) prima di iniziare nel 1992 quella di scrittore, con un racconto battuto a macchina nel giro di una sola giornata e miracolosamente accolto sulle prestigiose pagine del "New Yorker". Da allora, le sue short stories sono diventate un vero e proprio oggetto di culto (John Updike ne ha inclusa una nella sezione dei migliori racconti americani del secolo). Sono già state pubblicate le sue raccolte Sonny Liston era mio amico (2000) e Il pugile a riposo (2001).


Di Giulia Mozzato


17 febbraio 2003