NARRATIVA STRANIERA

Anne Hébert
L'ultimo giorno dell'estate

"Ho dovuto ritrovare lo sguardo innocente dell'infanzia, non ancora abitato da immagini folgoranti, per riconoscere la bellezza selvaggia della mia terra d'origine."

Perché negli ultimi anni capita sempre più frequentemente di scoprire la narrativa migliore tra le novità dei piccoli editori piuttosto che tra i titoli pubblicati dai maggiori? Questi ultimi non hanno più il coraggio di rischiare e si affidano solo ai nomi già promossi dalla critica e dai lettori? La questione non avrebbe grande importanza se non fosse che spesso i volumi degli editori medio-piccoli sono quasi introvabili nelle librerie o sono talmente nascosti da abbisognare più di un "cane da tartufi" che di un cliente-lettore per "scovarli". Ma se appartenete alla categoria "cane da tartufi" (o se vi rivolgete alla libreria virtuale, che ha il merito di presentare pressoché alla pari i cataloghi di tutti gli editori italiani) non lasciatevi sfuggire questo romanzo di Anne Hébert. Ambientato nel 1936 a Griffin Creek, un villaggio della costa settentrionale del Canada, L'ultimo giorno dell'estate racconta la storia della sparizione di due ragazzine, ma ce ne accorgiamo solo dopo molte pagine perché il testo è soprattutto la lucida e attenta ricostruzione della personalità di tutti i protagonisti testimoniata dalla loro stessa scrittura.
Il libro del reverendo Nicolas Jones racchiude un fanatismo religioso misto al fascino del peccato e mediato dal tono dell'Apocalisse; le lettere di Stevens Brown a Michael Hotchkiss sembrano narrare gli eventi con la vivacità, il realismo, la schiettezza data dalla giovane età, ma nascondono un terribile segreto; il libro della quindicenne Nora Atkins è la voce di una ragazzina ignara del suo destino, ma consapevole delle trasformazioni fisiche del suo corpo e della reazione che queste hanno su chi vive accanto a lei, trasformandolo improvvisamente in lupo: "E il verbo si è fatto carne e ha abitato tra di noi. E anch'io, Nora Atkins, mi sono fatta carne e abito tra di loro, i miei fratelli e i miei cugini di Griffin Creek"; parole diverse da quelle che usa la cugina diciassettenne Olivia, dalla femminilità più nascosta e dall'animo sognante. Tutti raccontano il loro mondo, tutti sono legati visceralmente ai luoghi e alla natura di quest'angolo di Canada selvaggio e forte, che sia mare o che sia terra, che porti vita o che porti morte.

L'ultimo giorno dell'estate di Anne Hébert
Titolo originale: Les Fous de Bassan
Traduzione di Vilma Porro
196 pag., Euro 13.00 - Edizioni Luciana Tufani (Elledi n.20)
ISBN 88-86780-44-3

Le prime righe

IL LIBRO DEL REVERENDO NICOLAS JONES
autunno 1982

Voi siete il sale della terra.
Ma se il sale perde il sapore, con che cosa gli si restituirà?
Matteo

La marea stanca, bianca a perdita d'occhio sul cielo grigio, la massa nera degli alberi, in linea parallela dietro di noi.
Lontano, dalla parte del paese nuovo, un rumore di festa. Allungando il collo si potrebbero vedere le loro catapecchie pitturate di rosso, di verde, di azzurro, come se fosse un piacere imbrattare le case di colori vistosi. Sono dei bifolchi. Inutile girare la testa nella loro direzione. So che sono là. La loro fanfara si mescola al vento, mi giunge a raffiche, mi trapassa i timpani, mi riempie gli occhi di lampi selvaggi e stridenti. Quei papisti hanno riscattato le nostre terre man mano che passavano allo stato per mancanza di eredi, e oggi, con un gran strepitare di ottoni e di majorettes, osano celebrare il bicentenario del paese come se fossero loro i fondatori, i costruttori, i primi a insediarsi nella foresta, i primi sul mare, i primi a dissodare con il vomere la terra vergine.
È bastata una sola estate per disperdere il popolo eletto di Griffin Creek. Solo alcuni sopravvissuti vagano strascicando i piedi tra la chiesa e le case, tra le case e i battelli. Robuste generazioni di prolifici lealisti dovevano finire così, disperdersi nel nulla con qualche vecchio rampollo senza discendenza. Le nostre case vanno completamente in rovina e io, Nicolas Jones, pastore senza gregge, mi sto spegnendo in questo presbiterio dalle grigie colonne tarlate.

© 2003 Luciani Tufani Editore


L'autrice

Anne Hébert (1916-2000) è la maggiore scrittrice canadese di lingua francese. Autrice di un gran numero di romanzi, racconti, poesie, opere teatrali, ha ottenuto la popolarità e l'apprezzamento della critica soprattutto grazie ai grandi romanzi: Kamouraska (1970), Les Fous de Bassan (1982), L'Enfant chargé de songes (1992). In Italia erano stati tradotti e pubblicato Kamouraska, ora fuori commercio, e Clara, che a quindi anni disse di sì (1995).


Di Giulia Mozzato


17 febbraio 2003