SAGGI


Patrie elettive
I segni dell'appartenenza

"È una constatazione di fatto che gli immigrati senegalesi che sono riusciti ad acquisire il diritto a un posto fisso sono, con poche significative eccezioni, anche coloro che intrattengono un rapporto scherzoso abituale con dei partners napoletani."

Un libro di etnologia potrebbe spaventare i non specialisti, ma questo testo curato da Clara Gallini ha più di un motivo di interesse anche per i profani della materia. Il titolo è tratto da un'immagine coniata da Ernesto De Martino in La terra del rimorso per indicare come la Puglia fosse stata la "patria elettiva" del tarantismo. Si parla cioè di luoghi materiali e simbolici nello stesso tempo, di prodotti della cultura che hanno spesso precisi "confini" per gli uomini che vi abitano. Un doveroso omaggio a chi aveva precorso certi studi e certe indagini che oggi vengono spesso deviati da interessi piuttosto gretti e spesso trasformati in fonti di conflitti ideologici quando non addirittura bellici.
La prima delle ricerche qui esposte si svolge in un mercato di Napoli in cui viene osservato lo scambio, tra napoletani e senegalesi, di ingiurie e di scherzi che mettendo le due identità in relazione, affermano anche le specificità dei due gruppi. Si passa quindi a Orgosolo dove la pratica dell'ospitalità assume una specie di codifica molto strutturata. È Belfast la terza "patria" analizzata, in particolare i quartieri cattolici a basso reddito in cui le feste religiose diventano anche affermazione politica e territoriale. Nel mercato di Accra (Ghana) è dall'osservazione delle merci che si può risalire alle diverse provenienze etniche e culturali dei venditori. Un insediamento precolombiano abbandonato è materia della successiva indagine che si collega strettamente all'ultima "patria" analizzata, quella dei Dogon del Mali.
Appartenenze vere si sommano a quelle "inventate", alcune nascono altre vengono riesumate. La storia delle patrie può affondare in tempi lontani o può essere costruita a tavolino: uno studio questo che potrebbe avere mille sviluppi, e che di certo suscita molte sollecitazioni.

Patrie elettive. I segni dell'appartenenza
A cura di Clara Gallini
217 pag., Euro 18.00 - Edizioni Bollati e Boringhieri (Nuova didattica)
ISBN 88-339-5695-4

Le prime righe

Presentazione
Clara Gallini

Il libro e i suoi autori

Il titolo di questo libro viene da una immagine coniata da Ernesto de Martino nel suo famoso La terra del rimorso (1961). Questa terra è la Puglia, intesa come "patria elettiva" del tarantismo, cioè di un complesso di pratiche e rappresentazioni simboliche che marcherebbero in modo distintivo un territorio e una cultura.
Al concetto di "patria" o di "patria culturale" il nostro studioso - in La terra del rimorso e soprattutto in La fine del mondo - ha attribuito il significato pregnante di luogo di memorie e di progetti culturali: un luogo insieme materiale e simbolico, concreto e astratto, che delimita nello stesso tempo il mondo (in quanto spazio culturale determinato) e la presenza dell'uomo in esso. Per questa sua dimensione fondamentale per la vita dell'individuo e della società, una patria non è concepibile come un dato di natura, ma piuttosto come un prodotto culturale mai definito una volta per tutte e che a sua volta rinvia, sul piano soggettivo, al duplice ordine delle fedeltà e delle scelte. Ma anche il conflitto la solca, coinvolgendo attori sociali e reciproche posizioni, in una tensione che concerne proprio la definizione o la ridefinizione degli stessi confini simbolici che ne delimitano il campo.

© 2003 Bollati e Boringhieri Editore


La curatrice

Clara Gallini è professore ordinario di Etnologia all'Università di Roma "La Sapienza". Autrice tra l'altro di Il miracolo e la sua prova. Un etnologo a Lourdes (1998), ha curato l'edizione postuma del libro di de Martino, La fine del mondo. Contributo all'analisi delle apocalissi culturali e, più recentemente, l'edizione critica degli appunti e dell'apparato documentario della "spedizione" in Lucania del 1952 (Note di campo e L'opera a cui lavoro). Con Marcello Massenzio ha curato il volume Ernesto de Martino nella cultura europea (1997) e con Francesco Faeta I viaggi nel Sud di Ernesto de Martino (1999).


Di Grazia Casagrande


17 febbraio 2003