SAGGI

Menico Caroli
Proibitissimo!
Censori e censurati della radiotelevisione italiana

"Altri oscuramenti da par condicio si registrarono nel campo della pubblicità televisiva, anch'esso fortemente penalizzato dai principi di autodisciplina pre-elettorale. Il primo a subirne le conseguenze fu Nino Manfredi."

Questo saggio, interessante e divertente, è oltre che una storia della radiotelevisione anche una vera storia della società italiana e delle sue evoluzioni e involuzioni dal 1922 a oggi.
In apertura abbiamo una prefazione di Aldo Grasso in cui viene rivelato al lettore che l'autore del volume è un grecista, un accademico, che solo per piacere personale si è dedicato a studiare questo argomento. Da Grasso è proposta poi una riflessione che condividiamo: "La peggiore censura che esista è quella che porta all'assuefazione e all'insignificanza. Non è difficile capire come la forma più sottile per annientare la vitalità di una pulsione qualsiasi sia quella di trasformarla in chiacchiera o in replay".
Partendo dalla censura operata sotto il regime fascista (censura della musica jazz, dei termini inglesi di uso comune, ma anche di canzonette come Maramao perché sei morto o Crapa pelada...), via via attraverso gli interventi dettati dal moralismo imperante nel dopoguerra, si giunge all'era televisiva. Sotto il rigoroso controllo del "Codice di autodisciplina" di Filiberto Guala, i pubblici costumi venivano tutelati da frasi gesti o atteggiamenti che "sollecitassero bassi istinti"...
Ed ecco l'era Bernabei (1957-1974): l'attenzione di Caroli si fissa maggiormente sul tema della completezza dell'informazione. "Gli studiosi riconoscono proprio a questa fase del Tg la nascita di un modello di informazione, e di intero palinsesto, basato sul decentramento della notizia 'scomoda' in edizioni del Telegiornale di scarso ascolto". Questi sono anche gli anni delle grandi inchieste: molte trasmesse (con ampi tagli), molte completamente censurate. La più clamorosa delle operazioni censorie di questo periodo è stata quella operata nei confronti di Dario Fo e Franca Rame, costretti a dimettersi da conduttori di Canzonissima. Non mancano comunque (soprattutto negli anni Sessanta) oltre agli interventi di stampo politico anche atteggiamenti prettamente sessuofobi.
Viene poi analizzata la "riforma" e il nuovo corso inaugurato negli anni Ottanta. A un'apparente maggiore libertà fa da contraltare invece un'operazione censoria simile a quella degli anni precedenti. Il saggio si chiude infine con l'analisi degli ultimi dieci, quindici anni: in particolare la questione negli ultimi mesi si è fatta davvero spinosa, e il dibattito è diventato ben più vasto rispetto alla sola operazione di controllo della comunicazione televisiva.

Proibitissimo! Censori e censurati della radiotelevisione italiana di Menico Caroli
Prefazione di Aldo Grasso
299 pag., Euro 14.50 - Edizioni Garzanti (Saggi)
ISBN 88-11-59748-X

Le prime righe

1. LA RADIO E LA CENSURA FASCISTA (1922-1943)

Radio e fascismo

La radiofonia, in Italia, nacque e si sviluppò sotto l'influenza e il controllo del regime fascista, che ne accompagnò l'evoluzione influenzandone profondamente l'attività, l'orientamento politico e culturale. Le prime trasmissioni regolari della radio ebbero inizio due anni dopo la marcia su Roma, il 6 ottobre 1924, quando il ministro delle comunicazioni, Costanzo Ciano, ottenne che l'intera programmazione potesse essere gestita da un'unica società monopolistica, l'Uri, Unione radiofonica italiana, al fine di rendere più agevole il controllo da parte della censura.
Almeno nei primi tempi, infatti, l'interesse del regime per i nuovi mezzi di telecomunicazione fu dettato da necessità di controllo e vigilanza. "Solo in un secondo momento", per dirla con Maurizio Cesari, "il governo li usò come martellanti strumenti di propaganda". Fin dai primi mesi di attività, preoccupazione primaria dei censori fu la vigilanza sui contenuti dei notiziari radiofonici. Il governo fascista si era rivelato restio ad autorizzarne la messa in onda e solo il 26 settembre 1926 il capo dell'ufficio stampa della presidenza, Giovanni Capasso Torre, concesse la radio-diffusione di notizie fornite dall'agenzia di stampa Stefani e dai giornali della sera, sempre che gli stessi non fossero già stati colpiti da sequestro.

© 2003 Garzanti Libri Editore


L'autore

Menico Caroli (1972) è dottore di ricerca in filologia classica. Vive e lavora a Foggia, dove svolge attività di ricerca presso il dipartimento di Tradizione e fortuna dell'antico, in seno alla facoltà di Lettere e filosofia. Ai meccanismi censori della lingua greca è dedicato il suo primo saggio Eufemismi greci di superstizione, pubblicato in Studi sull'eufemismo. Da qui l'interesse per la censura e i suoi molteplici aspetti, con particolare riguardo verso il settore linguistico (Eufemismo e tabù, 1999) e televisivo (Il silenzio degli usignoli, 1996).
Esperto in storia della canzone d'autore, collabora con riviste e siti internet specializzati. È autore, fra l'altro, della biografia Mia Martini: il mio canto universale (1999). Due suoi recenti seminari (Titoli di libri su papiro e Le fonti nobili della canzone d'autore: dall'imitazione al plagio) sono in corso di pubblicazione.


Di Grazia Casagrande


17 febbraio 2003