FAMIGLIE PERICOLOSE


Innamorati da morire

"Con questa storia della ragazza morta potrei andare ospite da Maurizio Costanzo o da Bruno Vespa; farebbero a gara per spalancarmi le porte dei loro studi, mi darebbero un lauto compenso e dalla sera alla mattina diventerei famoso, la gente per strada mi riconoscerebbe e mi chiederebbe l'autografo."
da E morta Morte, più non accadrà morire di Bruno Gambarotta

In questo periodo dell'anno escono nelle librerie innumerevoli titoli dedicati all'amore: traboccano di sentimentalismo, rappresentano l'amore nel modo più romantico e sdolcinato. Ben venga così un titolo controcorrente (perfetto dono di S. Valentino a un innamorato o a un'innamorata meno tradizionalisti) che propone una versione inconsueta delle conseguenze a cui può portare l'amore, o meglio i sentimenti che vi hanno a che fare: vendetta, rancore, gelosia, rimorso, lussuria, cupidigia....
Sono tredici gli autori di questa raccolta e rappresentano i più autorevoli giallisti italiani. A loro si sono aggiunti due scrittori "stranieri" che mantengono un alone misterioso intorno a sé: saranno famosissimi o esordienti? La curatrice della collana Tecla Dozio, una delle maggiori esperte di questo genere letterario, che si dichiara traduttrice dei due racconti "anonimi", lascia aperta la soluzione del mistero: saranno i lettori "a sciogliere l'enigma", suggerisce in quarta di copertina.
Protagonisti delle tredici storie sono non solo i classici killer, banditi, poliziotti, investigatori, ecc., ma anche donne tradite, coppie sfortunate, figlie degeneri, teneri gigolo, giornalisti alle prime armi...
Ecco gli autori: Massimo Carlotto, Piero Colaprico, Danila Comastri Montanari, Marcello Fois, Bruno Gambarotta, Barbara Garlaschelli, Loriano Macchiavelli, Carlo Oliva, Andrea G. Pinketts, Enrico Solito e Nicoletta Vallorani.

Innamorati da morire
183 pag., Euro 13.00 - Edizioni Todaro (Impronte)
ISBN 88-86981-46-5

Le prime righe

Il giorno di San Valentino
St. Valentine's Day

Charlie Anonimo
Traduzione di Tecla Dozio

Il giorno di San Valentino

Sono morto il 14 febbraio, il giorno di San Valentino. So anche l'ora, le quattro e trenta, di notte. Per i secondi è più difficile, non ho fatto in tempo a vederli, ma credo che fossimo più o meno a metà del trentesimo minuto, venti, venticinque, ventisei secondi, forse.
È stato Macho.
Glielo dicevamo sempre, sei bravo con le mani, niente da dire, se c'è da fare a botte o da pestare qualcuno sei tu, nessun altro, sei tu. Ma con la pistola no. Si fece partire un colpo la prima volta che gli capitò di usarla, e me lo ricordo il proiettile con la punta di rame che schizzava per tutta la macchina, rimbalzando impazzito, finché non uscì da un finestrino. Quella volta fu un caso se non ammazzò nessuno, ed era la prima volta che la tirava fuori.
La seconda fu quel 14 febbraio, alle quattro e trenta e venticinque, ventisei secondi circa. Il giorno di San Valentino.

Macho disse: che ore sono? e Lombardini non si mosse, le mani affondate nelle tasche del giubbotto di jeans.
Perché, non ce l'hai l'orologio? Chiese, e Macho: no che non ce l'ho, mi si è rotto quando ho tirato quel cazzotto all'albanese, te lo ricordi che cazzotto gli ho tirato? Minchia, che cazzotto, e chiuse il pugno, serrando i denti e abbassando la testa tra le spalle, il braccio che si stendeva in avanti, lento e preciso, stirando al manica del bomber.

© 2003 Todaro Editore


Di Grazia Casagrande


7 febbraio 2003