I VIAGGIATORI

Peter Moore
La strada sbagliata
Da Londra a Sidney per la via più lunga

"Sono geloso degli hippies: gli hippies hanno avuto il meglio in fatto di musica, di droghe e di sesso, ma soprattutto hanno avuto il meglio in materia di viaggi [...] Chiedete a qualsiasi hippy stagionato - sono quelli che esercitano uno straordinario potere nelle grosse aziende e nelle banche - e vi diranno che il viaggio più bello fu quello via terra da Londra all'Oriente, intorno al 1967."

"Quasi trent'anni dopo, volevo vedere se quel viaggio era ancora fattibile", così esordisce l'autore nelle prime righe di questa originale narrazione di viaggio. E sì, in chi è nato in ritardo rispetto a quella generazione straordinaria che ha avuto vent'anni alla fine degli anni Sessanta e in chi ha vissuto solo tangenzialmente quel periodo, l'invidia c'è, è innegabile. Quei pulmini che partivano (non solo da Londra, ovviamente) alla volta dell'Oriente, attraversando paesi "che la gente aveva visto solo su Nathional Geographic" come l'Iran o l'Afghanistan per arrivare in India e finire su una spiaggia di Goa insieme a ragazzi provenienti da tutto il mondo (reduci del Vietnam o viaggiatori australiani, canadesi, europei o neozelandesi) accampati mesi al caldo sole in una comunità davvero eccezionale... Una realtà irripetibile? Un modo di viaggiare ormai perso per sempre? Peter Moore, convinto di essere ancora in tempo a ricalcare le orme del passato, parte da Londra a metà degli anni Novanta, via terra, con pochissimi soldi, alla volta dell'Australia, la sua nazione d'origine. Con autobus, corriere, traghetti e treni affollati e talvolta quasi improbabili, macina chilometri attraversando l'Europa, entrando in Asia dalla porta della Turchia, rasentando l'Ararat e passando i confini di Iran, Pakistan, Afghanistan, India, Nepal, Tibet, Cina, Laos, Thailandia, Malaysia, Singapore, Indonesia e finalmente Australia. A ogni luogo importante dedica un capitolo, per ogni capitolo una colonna sonora che va da Nevermind dei Nirvana ai Led Zeppelin, da All That She Wants degli Ace of Base ai Beatles. Ma soprattutto Moore trova le parole giuste e lo spirito migliore per descrivere ogni paese, con l'entusiasmo di un vero esploratore. La vecchia pista hippy è ancora viva e vegeta? Per saperlo dovrete viaggiare fino all'ultima pagina, ma ne vale la pena.

La strada sbagliata. Da Londra a Sidney per la via più lunga di Peter Moore
Titolo originale: The Wrong Way Home
Traduzione di Emanuele Basile
356 pag., Euro 18.00 - Edizioni Feltrinelli Traveller (Feltrinelli Traveller)
ISBN 88-7108-181-1

Le prime righe

Introduzione
PERCHÉ

Fin dalla volta che dipinsi i baffi sulle foto della tesina di Yvonne Vacslavik's sulla Russia e poi le nascosi nello sgabuzzino della palestra sperando che non le trovasse nessuno, mi hanno sempre chiesto: "Perché l'hai fatto?".
In quell'occasione fu la signorina Dudley, la preside della scuola elementare, che fumava una sigaretta dopo l'altra. Nei successivi venticinque anni si sono accodati a lei mia madre, mio padre, i miei datori di lavoro, e chiunque sia stato così stupido da avere una relazione con me. Che si sia trattato di sabotare il compito di una compagna di scuola rivale o di spendere i risparmi comuni per dei biglietti in prima fila a un concerto di Bruce Springsteen, la gente si è sempre sforzata di capire perché faccio certe cose.
Penso quindi che non avrei dovuto sorprendermi, nel lontano 1994, quando nessuno riuscì a immaginare il motivo per cui decisi di compiere il viaggio da Londra a Sydney senza prendere aerei.
L'astrologo del "Daily Telegraph" sostiene che è perché ho la Luna in Acquario, il segno della caparbietà. Be', può darsi. Tutti mi dissero che non si poteva fare, e che c'erano un sacco di cose che potevano andar male. Vi basti sapere che avevo in tutto cinquemila dollari, e per di più dollari australiani. Le mie ricerche — un'occhiata di sfuggita alla Lonely Planet - mi suggerivano che avrei potuto incontrare qualche problema nell'attraversare l'ex Jugoslavia, nell'ottenere un visto per l'Iran, nell'entrare in Cina dal Pakistan o dal Nepal, nel rientrare in Cina dall'Asia attraverso il Vietnam o il Laos e infine nell'arrivare in Australia dall'Indonesia.

© 2003 Feltrinelli Traveller Editore


L'autore

Peter Moore, giornalista e autore australiano, è stato definito dal "Sydney Morning Herald" come il "Jim Carrey della narrativa di viaggio australiana". Ha scritto No shitting in the toilet, The full Montezuma e Swahili for the broken hearted. La strada sbagliata è il suo primo libro tradotto in Italia.


Di Giulia Mozzato


7 febbraio 2003