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Massimo Wertmuller

Attore molto noto di cinema, teatro e televisione, Wertmuller ha indossato con estrema semplicità gli abiti di protagonisti ironici e tragici, riuscendo sempre a coglierne gli aspetti più profondi. Il grande pubblico televisivo lo vede ora nei panni del vicequestore Pettenella nella serie La squadra.
Ma dietro le vesti dell'attore si nasconde una passione da archeologo, tutta da scoprire.


Cominciamo parlando di libri. Hai un ricordo della tua infanzia legata ad un libro in particolare?

Pensa che ancora adesso mi trovo ad essere legato, addirittura visceralmente, a tutto il ciclo Omerico. Anche da piccoletto ho amato molto sia l'Odissea, con cui c'è un rapporto direi passionale, sia l'Iliade. Ricordo ancora quella scena con Priamo vecchio che va, da solo, a chiedere ad Achille, che è l'assassino del proprio figlio, la restituzione della salma per fargli gli onori: una scena degna di un grandissimo sceneggiatore. In quest'ottica amo molto la storia di Schliemann.

Hai avuto modo di approfondire queste tue passioni anche all'università?

Sì, tant'è vero che anche all'università ho dato esami di archeologia. Avevo scelto vari filoni principali: uno era ovviamente il teatro ma con le sue implicazioni di tradizioni e di origini collegate all'antropologia culturale. Ho un particolare ricordo dei saggi di De Martino. Ma c'era anche nella mia formazione il ramo dell'archeologia, in cui mi sono laureato. Tutto ciò mi ha lasciato una vera propensione per la saggistica.

E oggi cosa stai leggendo?

Sto leggendo il libro di Piero Citati La mente colorata, in cui, guarda caso, la mente del titolo è quella di Ulisse. Sarebbe quella di Ulisse. Comunque, come dicevo, mi sento naturalmente portato verso il saggio; il romanzo non mi attira molto. Con l'autore di un romanzo dovrebbe stabilirsi una complicità troppo forte... È un percorso difficilissimo per me. È strano perché faccio il mestiere d'attore, però indubbiamente quella magia mi scatta difficilmente.

E quindi anche quando decidi di regalare dei libri, preferisci donare opere di saggistica?

Dipende dalla persona a cui vanno dedicati. Per esempio ultimamente ho scoperto un bravissimo "raccontatore", talmente bravo che sono voluto diventare suo amico personale. Si tratta di Valerio Massimo Manfredi ed è un archeologo. Ha scritto romanzi di avventura del genere Indiana Jones ma all'italiana. Anche i suoi saggi sono bellissimi: Mare greco è incentrato sulla cultura del mediterraneo. Manfredi è portato alla narrazione. Tanti anni fa, quando lo conobbi (e questa è una piccola curiosità) gli dissi che prima o poi per questa sua dote sarebbe stata "scoperta" dal cinema. E adesso il nuovo film di De Laurentis, Antico Romano, è suo. Anche la RAI l'ha scelto: mi pare che abbiano messo sotto contratto diversi suoi romanzi.

Puoi consigliare un altro libro che ti è piaciuto particolarmente?

Quello che sto leggendo di Pietro Citati mi sembra stupendo. Ci sono dei libri che mi hanno segnato enormemente, come i libri di Claude Levi Strauss: li consiglierei tutta la vita. Inoltre fondamentali sono i saggi di Hobsbawm e in particolare Il secolo breve: testi che non annoiano. Non posso dire lo stesso con i romanzi. Leggendo Cent'anni di solitudine io mi sono annoiato mortalmente: sono proprio strano. Che devo fare, è una mia colpa, ma sono i miei gusti e non ci posso fare niente. Calvino mi piace. In generale preferisco gli italiani.

Ma a questo punto come fai a scegliere un libro. Ti fidi della critica o dei suggerimenti?

Chiedo tanto. Leggo le informazioni sui temi trattati e se mi interessa l'argomento del libro, mi decido. Ma non è sempre facile e soprattutto se dopo 20 pagine il libro mi annoia lo chiudo. Il minimalismo per esempio non mi troverà mai complice. Il grande padre, se lo vogliamo considerarlo così, del minimalismo ossia Raymond Carver piace a molti, a me no. Allora datemi una grande storia, L'uomo che volle farsi re di Kipling, oppure datemi Conrad. E comunque qualcosa di epico. A ben vedere sono proprio rimasto bambino.

Cosa ne pensi degli autori italiani?

Qualche scrittore italiano mi sorprende per strani percorsi. Uno che amo moltissimo è Erri De Luca, soprattutto per come gioca con la lingua e con i pensieri, li reinventa, li impasta; Bufalino fa la stessa cosa, gioca con il linguaggio. Poi i due autori prendono strade diverse. Guai infine a chi mi tocca uno dei miei miti, Flaiano. Insomma, bisogna saper scegliere e trovare. Un felice esempio in questo senso, una bella scoperta è stato La leggenda del santo bevitore.

Di Piera Passalacqua


24 gennaio 2003