RIFLESSIONI SULLA GUERRA


Il dio della guerra
Viaggio nei falsi conflitti di religione

"Il mondo è in guerra. Quando si dice 'guerra', la mente corre al Medio Oriente o al massimo si pensa a 'Enduring Freedom', la campagna contro il terrorismo lanciata dagli Stati Uniti dopo l'11 settembre. Ma questi sono solo i conflitti più seguiti dai mass media. A ben guardare invece, si scopre un dato terribile: gli scenari di guerra censiti oggi nel mondo sono ben 142."

Da una ventina d'anni, Dio ha fatto la sua ricomparsa nella politica internazionale: le guerre hanno ricominciato ad ammantarsi di una finalità religiosa e i combattenti delle diverse fazioni si sono detti portavoce di una verità sacra. Nello stesso periodo sugli schermi televisivi degli Stati Uniti hanno iniziato ad apparire dei predicatori che indicavano (ricavandone grandi guadagni personali) agli spettatori la via da seguire per salvare la propria anima. L'avversario in ogni conflitto diventava il diavolo, gli eserciti non venivano più definiti dalla nazionalità, ma dalla religione praticata dai loro soldati: eppure, mai come in questi ultimi vent'anni, la globalizzazione è diventata la nuova regola dell'economia sovranazionale, e i conflitti rivelano, a chi sa guardare oltre le dichiarazioni ufficiali, la loro natura prettamente economica.
Nei Balcani la religione è stata usata per giustificare un conflitto che aveva la finalità di "mettere insieme nazionalità e fede per rendere completo il passaporto sociale, culturale, antropologico di gruppi usati come masse da far confliggere". Ma in nome di Dio si uccide in Cecenia, in Asia, in Africa e in modo sempre più drammatico in Medio Oriente, in un conflitto che era apparso per lunghi anni assolutamente laico. Oggi però tutti i cronisti parlano di "Terra Santa" e questa stessa definizione dei luoghi in cui si sta svolgendo una guerra che non sembra avere nessuno spiraglio di pace è indicativa. Ma perché si è sentita la necessità di scomodare così spesso Dio? Forse perché le ragioni sottese ai più cruenti conflitti sono "impresentabili", forse perché questa società e questa politica hanno bisogno di giustificazioni "morali" e di dare una parvenza etica alle lotte di potere e alle più basse voglie di predominio? Difficile dare spiegazioni definitive anche se questo saggio tenta delle ipotesi: saranno la Storia e i suoi studiosi a spiegare questo particolare fenomeno a cui oggi assistiamo.

Il dio della guerra. Viaggio nei falsi conflitti di religione
a cura di Paolo Affatato e di Emanuele Giordana. Prefazione di Enrico Deaglio
187 pag., Euro 13.50 - Edizioni Guerini e Associati
ISBN 88-8335-351-X

Le prime righe

INTRODUZIONE
di Paolo Affatato e Emanuele Giordana


Quando l'esercito bosniaco divenne musulmano

Nel dicembre del 1996, a un mese dagli accordi di Dayton, Zlatko Dizdarevic, che durante la guerra era riuscito tutti i giorni a stampare a Sarajevo il quotidiano Oslobodenje, provava a spiegare all'inviato di una piccola agenzia italiana come i Balcani si fossero trasformati in un macello. Il racconto, che prese un intero pomeriggio, si svolgeva nella redazione di un settimanale della capitale bosniaca con la complicità di una bottiglia di Stock 84 riserva, un brandy che in Italia si trova sempre più raramente ma che in Bosnia gode di grande considerazione. Tra le tante cose che Dizdarevic raccontava, una in particolare aveva colpito l'ascoltatore. Durante l'assedio di Sarajevo, Zlatko litigò con l'inviato di Le Monde. Gli disse che, in fin dei conti, avrebbe dovuto smetterla di definire, sul suo giornale, "esercito musulmano" l'esercito bosniaco. L'inviato di quel grande quotidiano francese gli aveva risposto che aveva ragione, ma che i suoi capi a Parigi gli avevano proprio rimproverato quello che a loro sembrava un aggettivo che ingenerava confusione. "Non scrivere 'bosniaco'", gli avevano detto, "scrivi 'musulmano', altrimenti la gente finisce per confondersi".
Le parole hanno un peso. Sedimentano nelle nostre coscienze e producono effetti strabilianti. Chi le scrive dovrebbe pensarci due volte. Chi le legge dovrebbe prestarci più attenzione. Una guerra che niente aveva di religioso, prese quel colore. E una guerra che in realtà non aveva neppure nulla di etnico, se è vero che la ex Jugoslavia è abitata da generici "slavi del Sud", diventò una guerra etnica.

© 2002 Angelo Guerini e Associati Editore


Gli autori

Emanuele Giordana è studioso di politica e cultura indonesiana.
Paolo Affatato segue da anni temi e problematiche religiose Entrambi sono membri di Lettera 22, un'associazione fra giornalisti professionisti, nata nel 1933 e specializzata in politica estera e cultura.


Di Grazia Casagrande


31 gennaio 2003