VOCI FEMMINILI

Penelope Fitzgerald
Voci umane

"La BBC difese lealmente i suoi. In quanto incrocio tra servizio civico, potente forza morale, e compagnia teatrale amatoriale non troppo sicura di dove sarebbe venuto il denaro la settimana dopo, aveva parecchi tipi diversi di linguaggio, e poteva garantire di riuscire vittoriosa da quasi ogni discussione."

La guerra stravolge la vita anche per chi non è al fronte, ma in questo libro di Penelope Fitzgerald viene riprodotta una quotidianità del tutto particolare: quella che l'Inghilterra, e in particolare Londra, aveva costruito all'interno dell'atmosfera bellica, nell'attesa di una temuta invasione, tra i bombardamenti che in ogni giornata e in ogni momento potevano mettere a rischio la vita di tutti. Ci si aspetterebbe che tutto ciò crei (in tanti libri e film questo avviene) un'atmosfera di tragedia incombente, o di drammatica sensazione di precarietà del vivere, ma questo "clima" non rientra nelle corde della scrittrice inglese che utilizza al meglio la sottile ironia di cui è maestra per presentare anche le situazioni più difficili, e che tende a mostrare come uomini e donne mantengano inalterate (anche se le adeguano alle situazioni esterne modificate) le proprie caratteristiche psicologiche e comportamentali abituali. Così gli studi della BBC, in cui prendono vita e corpo le "Voci umane" che nel romanzo agiscono, mostrano come alcuni rituali aziendali, alcune debolezze dirigenziali, l'incubo della burocrazia, la rigidezza delle strutture, diventino particolarmente risibili in una situazione d'emergenza come la guerra, ma non si annullino, né scompaiano.
Se l'elemento ironico predomina, non manca però anche una chiave più riflessiva di lettura: com'è possibile che neppure la tragedia della guerra e la sensazione della morte vicina non modifichi nel profondo gli uomini? Com'è possibile alle fanciulle qui descritte tanta leggerezza? Come può il capriccio, pur innocuo, di un dirigente dominare le scelte di assunzione o di licenziamento del personale? Sorridere riflettendo, questa è davvero la filosofia sottesa agli scritti di Penelope Fitzgerald e questo è un approccio prezioso alla vita che si può forse apprendere attraverso i libri di un'autrice che permette facilità di lettura senza però cadere mai nella superficialità.

Voci umane di Penelope Fitzgerald
Titolo originale: Human Voices
Traduzione di Masolino d'Amico
203 pag., Euro 9.00 - Edizioni Sellerio (La memoria 559)
ISBN 88-389-1611-X

Le prime righe

1

All'interno della Broadcasting House, la Sezione Programmi Registrati era chiamata talvolta l'Harem, perché il suo Direttore era convinto che lavorava meglio quando era circondato da giovani donne. Di per sé, questo era un atteggiamento comprensibile e perfettamente innocuo, ma, per amore di verità, lui non si chiese mai se fosse innocuo o meno. Per pensare a cose del genere, avrebbe dovuto concentrarvisi appositamente. Nel frattempo le ragazze davano per scontato che, durante i tre turni in cui nel periodo bellico erano divise le ventiquattr'ore, gli potesse venire il bisogno irresistibile di confidare i propri guai a una di loro, o magari a tutte quante, ma mai a due contemporaneamente. Anche questo avrebbe potuto far pensare alla disciplina di un harem, ma sarebbe stato assolutamente ingiusto dedurre, come faceva ogni tanto qualcuno degli Anziani dell'Ente, che le Apprendiste Assistenti Temporanee della Sezione Programmi Registrati non avessero altri compiti. Al contrario, si occupavano con molto zelo delle cinquemila registrazioni in uso ogni settimana. Quelle che la Sezione selezionava andavano negli Archivi Sonori della guerra, mentre i ritagli non utilizzati rimanevano muti per sempre.

© 2002 Sellerio Editore


L'autrice

Penelope Fitzgerald (1916-2000), laureatasi a Oxford nel 1939, ebbe varie esperienze di lkavoro e di vita, fra l'altro il giornalismo e la storia dell'arte. Iniziò a scrivere opere narrative all'età di sessant'anni. Quasi tutti i suoi romanzi hanno vinto premi prestigiosi fra cui il Booker Prize. Ha pubblicato: Il fiore azzurro (1998), La libreria (1999), L'inizio della primavera (1999), Il cancello degli angeli (2001), e Il fanciullo d'oro (2002).


Di Grazia Casagrande


31 gennaio 2003