NARRATIVA STRANIERA

Alice Sebold
Amabili resti

"E allora cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me. Gli avvenimenti cui la mia morte aveva dato luogo erano semplicemente le ossa di un corpo che in un momento futuro imprevedibile sarebbe divenuto intero."

Non si può affrontare la lettura di questo romanzo senza prima avere qualche indicazione biografica sull'autrice. Quarantenne americana, Alice Sebold è una donna coraggiosa che nella vita ha subito la drammatica esperienza dello stupro. Certa che solo attraverso la scrittura sarebbe stato possibile elaborare il dramma e liberarsene in qualche modo, ha dato vita a un lavoro autobiografico intitolato Lucky (sarà in libreria prossimamente sempre edito da e/o) che ha preceduto la stesura di questo romanzo, in cui la violenza sessuale ricompare in modo meno viscerale e diretto, come un elemento della narrazione. La protagonista, Susie Salmon, è una ragazzina di quattordici anni, intelligente, allegra, graziosa come tante sue coetanee. Lei però è morta. Dal suo Cielo racconta sprazzi della sua breve vita, il suo omicidio e l'evolversi successivo delle vicende. Può continuare a vedere la sua famiglia vivendo in un mondo parallelo, ideale, come in un'adolescenza eterna che l'avvolge con la sua tranquillità. Si percepisce proprio questo desiderio nelle pagine del romanzo: il serial killer della casa accanto che uccide Susie è la metafora della realtà che distrugge le illusioni dell'infanzia, ma questa metafora può essere così drammatica solo in una società come quella statunitense in cui l'infanzia è un mondo dorato e la famiglia un contesto protetto, solido ed economicamente sicuro. Insomma, per comprendere appieno la storia di Susie dobbiamo ricordare sempre che ha una precisa collocazione storica e sociale nella tranquilla borghesia bianca americana degli anni Settanta.
Con questi presupposti è facile cadere nella retorica e nel sentimentalismo: una ragazza così giovane, la famiglia che l'amava, gli amici, quel suo Cielo ovattato... tutti elementi che possono dare vita a un testo evocativo più che a un giallo ben costruito. L'autrice è riuscita invece in gran parte a mantenere il distacco necessario a una narrazione intelligente, che non scivoli troppo nella melensaggine new age. Con un gradevole finale consolatorio.

Amabili resti di Alice Sebold
Titolo originale: The Lovely Bones
Traduzione di Chiara Belliti
372 pag., Euro 14.50 - Edizioni e/o (Dal mondo)
ISBN 88-7641-513-0

Le prime righe

Dentro la palla di neve sulla scrivania di mio padre c'era un pinguino con una sciarpa a righe bianche e rosse. Quando ero piccola papà mi metteva seduta sulle sue ginocchia e prendeva in mano la palla di neve. La capovolgeva perché la neve si raccogliesse tutta in cima, poi con un colpo secco la ribaltava. E insieme guardavamo la neve che fioccava leggera intorno al pinguino. Il pinguino è tutto solo, pensavo, e mi angustiavo per lui.
Lo dicevo a papà e lui rispondeva: "Non ti preoccupare, Susie, sta da re. È prigioniero di un mondo perfetto".

Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre del 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.
Nel diario delle medie avevo ricopiato un verso di un poeta spagnolo, Juan Ramón Jiménez; era stata mia sorella a farmelo conoscere. "Se vi danno un foglio squadrato, scriveteci sopra dall'altro lato".
L'avevo scelto perché esprimeva tutto il mio disprezzo per gli ambienti rigidamente strutturati tipo aula scolastica che mi vedevo intorno e perché secondo me mi dava un'aura letteraria: non era una citazione idiota di un gruppo rock. Ero iscritta al Club degli scacchi e al Club della chimica, e bruciavo tutto quello che provavo a cucinare durante le lezioni di economia domestica della professoressa Delminico. Il mio preferito era il professor Botte, insegnava biologia e si divertiva a far ballare le rane e i gamberi, che in seguito avremmo sezionato, sulle loro tavolette di cera.
Comunque non fu il professor Botte a uccidermi. E non crediate che tutte le persone che incontrerete in questa storia siano gente sospetta. Ecco il problema.

© 2002 e/o Editore


L'autrice

Alice Sebold è nata nel 1963. Nel 1999 ha pubblicato Lucky, un libro di ricordi sullo stupro subito nel 1981, quando studiava all'Università di Syracuse, nello stato di New York. Ora vive in California con il marito, lo scrittore Glen David Gold.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


24 gennaio 2003