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Gabriele Salvatores

Un regista che è il simbolo di una intera generazione di intellettuali in cui l'impegno e l'intelligenza diventano strumenti impliciti della loro professione. Uno dei pochissimi italiani ad aver conquistato il Premio Oscar con il film Mediterraneo, premio che per altro non ha cambiato il suo modo di essere e pensare. Gli abbiamo chiesto che cosa legga e quali siano i suoi gusti letterari: ecco le risposte

Che rapporto hai con il libro? Ti piace leggere?

Sì certo, a parte la passione per i romanzi e per la letteratura in generale, e questo da sempre. Infatti ero iscritto a lettere, ho fatto il liceo classico e quindi ho una cultura di chiara impronta classica; a parte questo, da quando ho cominciato a occuparmi di teatro e poi di cinema, ovviamente, i libri sono fonte continua di suggestioni, idee e ispirazioni.

Qual è il primo libro che ricordi e che giudichi fondamentale nella tua infanzia?

Prima di tutto L'ultimo dei Moicani. Parlo di libri di cui mi ricordo ancora oggi proprio bene: I ragazzi della via Pal, L'ultimo dei Moicani e Il richiamo della foresta. Questi sono quelli che mi sono rimasti impressi. Sicuramente avrò anche letto Pinocchio, ma mi aveva colpito meno.

E oggi che cosa leggi?

Oggi leggo veramente un po' di tutto. Ci sono nelle librerie dei saggi veramente meravigliosi, o dei libri di viaggi... Leggo parecchio e salto da un argomento all'altro.

Per la scelta ti consigli con qualcuno o ti piace 'perderti' nelle librerie?

Girare per librerie è uno dei miei passatempi preferiti: se entro in una libreria o in un negozio di dischi mi succede di perdere la nozione del tempo e devo starci attento. In genere mi informo sulle "cose" che escono, leggo le recensioni dei libri, gli articoli sulle novità editoriali ecc. Però in realtà una delle cose che mi piace fare è proprio entrare nelle grandi librerie e poi lasciarmi andare e farmi suggestionare dai titoli, dagli autori o anche solo dalle copertine. A volte il libro si compra anche dalla copertina.

E ultimamente quale libro hai letto?

Di solito quando faccio un film l'unico pericolo che corro è di non leggere perché sono concentrato sulla storia che sto raccontando, però ultimamente, pur essendo nella fase di chiusura del film, ho letto tutto Ammaniti, dovendo fare un film tratto da un suo romanzo. Ho fatto anche in tempo a leggere Romanzo Criminale di De Cataldo, che peraltro sarebbe un grande film.

Ti piacerebbe quindi proseguire sulla strada della trasposizione cinematografica di un libro?

Dal libro di De Cataldo potrebbe venirne un gran film, però credo che siano in molti ad essere interessati a farlo.
Un libro assolutamente atipico e molto interessante è Freney 1961 ed è il resoconto di una tragedia del 1961 che ha coinvolto Walter Bonatti e sette alpinisti sul pilastro centrale del Freney. Questi sono i due libri che ho letto ultimamente abbastanza anche in fretta perché appunto stavo lavorando. Il libro di De Cataldo è di 600 pagine per cui, per quanto io legga in fretta, un po' di tempo ci vuole. In generale posso dire che ci sono degli autori da me preferiti che ritornano ogni tanto.

Italiani o stranieri?

Più stranieri per la verità. C'è stato un periodo pieno di sudamericani, verso l'inizio, metà degli anni Settanta credo di aver letto tutto quello che veniva proposto. Quello che viene chiamato realismo magico è una definizione di comodo, la letteratura sudamericana, nei suoi vari aspetti, mi piace molto e poi è anche vicina a certe cose che faccio.

Riesci ad astrarti dal lavoro che fai mentre leggi un libro o leggi, sempre e comunque, con un'ottica da regista?

Questo dipende dalle situazioni: ci sono libri che mi appassionano e non necessariamente per la storia, in qualche modo mi portano dentro di loro e a quel punto non faccio grosse differenze, altre volte mi succede che leggo qualcosa che potrebbe diventare un film, a quel punto comincio a pensare se si può trasporre, a come e a che cosa bisognerebbe fare. Non è che non gusto il libro ma lo vedo sotto una luce particolare

Per una persona che vuole avvicinarsi al cinema, hai dei testi di riferimento che potresti suggerire?

Uno su tutti l'intervista che Truffaut fece a Hitchcock, che si intitola Il cinema secondo Hitchcock. È bellissima. E anche il carteggio tra Truffaut e Godart è molto interessante. Nel primo libro citato ci sono molte, molte indicazioni su che cosa dovrebbe essere il cinema. È scritto in una maniera interessante e profonda e non dà solo semplici indicazioni tecniche. Ci sono anche nozioni tecniche, ma c'è molto di più.

Di Piera Passalacqua


10 gennaio 2003