SAGGI

Telmo Pievani
Homo sapiens e altre catastrofi

"Non soltanto i tempi dell'evoluzione morfologica e anatomica sono complessi e multipli (prevedendo simultaneamente la gradualità delle tendenze, la discontinuità degli equilibri punteggiati, i lunghi periodi di stasi), ma non combaciano con i ritmi delle altre direttrici dell'evoluzione umana."

Globalizzazione è una parola recente, ma Pievani in questo saggio ne ricerca le più remote origini, non certo partendo da una analisi economica, ma dall'evoluzione della specie umana. Evoluzione che non si presenta lineare e graduale, ma mostra fratture, dispersioni e apparenti incongruenze. Lunghi periodi di quiescenza evolutiva si alternano ad accelerazioni improvvise così come è avvenuto per altre specie, i trilobiti ad esempio o i dinosauri. Proprio dalla constatazione che l'homo sapiens ha avuto un cammino che rispecchia quello di tutti gli altri esseri che vivono sul nostro pianeta ci può far capire meglio "chi siamo, come siamo arrivati fin qui e dove stiamo andando". Siamo arrivati però forse al capolinea della nostra evoluzione, "il nostro raggio d'azione si è espanso dall'ecosistema locale alla biosfera globale - ma noi siamo, alla fine, ancora parte del mondo da cui proveniamo".
Nel percorso compiuto abbiamo perso per strada molte cose (lingue, tradizioni, culture...), abbiamo creato scompensi forse irreversibili nell'ecosistema e abbiamo tardato a riconoscere le nostre responsabilità (in molti ancora non lo fanno) sugli scompensi economici attuali e sulle possibili conseguenze planetarie del nostro operare. Capire da dove siamo venuti di certo ci dà strumenti nuovi per vedere e decidere sul dove andare e in questo il saggio di Piovani è un importante strumento che, leggibilissimo anche da parte dei non specialisti, mantiene un ottimo equilibrio tra serietà d'indagine e capacità comunicativa.

Homo sapiens e altre catastrofi di Telmo Pievani
404 pag., Euro 20.00 - Edizioni Meltemi (Mutazioni n.8)
ISBN 88-8353-195-7

Le prime righe

Introduzione

Archeologia della globalizzazione
(in onore del calamaro gigante)

La nostra carriera di esploratori dello spazio terrestre è agli sgoccioli. Abbiamo visitato tutti i continenti, con i loro deserti e le loro giungle. Abbiamo calpestato i passi dei nativi, degli indigeni, degli aborigeni. Abbiamo calato minuscole telecamere in fondo agli oceani e spiato le mostruose creature che ne abitano gli abissi. Abbiamo scavato sotto i ghiacci dei poli, scoprendo acque e terre incontaminate. Abbiamo scalato tutte le montagne, valicato i passi più impervi, attraversato le vallate più nascoste. Abbiamo navigato i fiumi equatoriali fino al cuore delle foreste pluviali, fotografando paesaggi paradisiaci e insieme i nudi, inermi, stupiti cacciatori raccoglitori che vi abitano. Siamo approdati su tutti gli atolli del Pacifico. Abbiamo lanciato decine di satelliti attorno alla Terra che osservano, tracciano mappe, calcolano profondità e distanze, seguono gli uragani, controllano il ritiro dei ghiacciai e l'avanzamento dei deserti, ci avvertono della presenza di sostanze inquinanti, distribuiscono i segnali telefonici e televisivi lungo una ragnatela mediatica che copre ormai ogni angolo della superficie terrestre.
Lo spazio profondo del pianeta si è ristretto, prosciugato dalla nostra curiosità. Abbiamo scoperto che ci sono esseri umani dappertutto. E sempre più difficile immaginare luoghi "puri" , incontaminati, immuni dalla presenza umana, totalmente vergini.


© 2002 Meltemi Editore


L'autore

Telmo Pievani insegna Epistemologia Genetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Milano Bicocca. Svolge le sue ricerche nel campo della filosofia, della biologia e delle scienze cognitive. Ha coordinato la redazione scientifica della rivista Pluriverso.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


17 gennaio 2003