NARRATIVA STRANIERA

Michael Collins
Emerald Underground

Avvertii quel senso di solitudine, lo strano individualismo di cui gli Americani parlavano sempre. Tutti quei giorni da solo, passati a guardare la televisione ti facevano sentire insignificante."

Un giovane, Liam, fugge dall'Irlanda perché ha dei guai con la giustizia e cerca fortuna negli Usa. La sua però non è la classica storia di chi passa da una situazione negativa al raggiungimento del "sogno americano", al successo e alla ricchezza: la sua è una vicenda di paura, di amarezza e di squallore. È l'altra America che qui viene descritta, quella dei motel, delle sconfitte e delle disperazioni. Chiuso in una stanza che puzza di gasolio e di insetticida, fin dai primi giorni di soggiorno sperimenta la solitudine e l'angoscia: luoghi comuni, ma reali e brucianti della condizione dell'immigrato clandestino. Viene in contatto, passando il tempo, con una serie di personaggi di ogni tipo: la ragazzina incinta, il camionista nerboruto, drogati e falliti di ogni genere, ma anche "spiriti belli" e vittime di un sistema che stritola i più deboli. Inizia poi il viaggio attraverso quell'immenso Paese alla ricerca di una strada per la propria vita: ecco il viaggio, tema caro a tanta letteratura americana, tema altamente simbolico ed evocativo.
Il lungo cammino di Liam attraverso gli States è un percorso pieno di ostacoli alla ricerca di una libertà che non è facile conquistare, ma a cui, per poter sopravvivere, non può né vuole rinunciare. Un romanzo doloroso e intenso che offre lo spaccato di un'America crudele, di certo meno nota, ma che continua a rappresentare l'aspirazione alla libertà nell'immaginario europeo.

Emerald Underground di Michel Collins
Traduzione di: Gaja Cenciarelli
245 pag., Euro 16.00 - Edizioni Manifestolibri (Munizioni)
ISBN 88-7285-295-1

Le prime righe

PURGATORIO

Passai due mesi da immigrato clandestino abbandonato a se stesso allo Stelle e Strisce, un motel di Paramus nel New Jersey — solo raffinerie chimiche e autostrade che s'intersecano all'infinito, una vera merda. Durante la mia prima settimana in America subii una metamorfosi tipo quella di Gregor Sampa: pelle che cadeva a brandelii, carne che si gonfiava di vesciche come se fosse sul punto di esplodere. La combustione di sostanze chimiche irritava gli occhi e seccava la gola. Un po' per i pidocchi nel letto un po' per i rifiuti chimici o anche per il caldo afoso, Cristo, vivevo in completo isolamento, una specie di uomo-serpente mutante di di quei film che si vedono il sabato pomeriggio.
Di tornare a casa naturalmente non se ne parlava. Quando fai la cazzata che ho fatto io, e non finisci gli studi, agguanti il foglio di via e vai a farti fottere fuori dall'Irlanda. Il nome del gioco era immigrazione. Inghilterra, Australia, Canada. Sgattaiolare in America. Tutto tranne che restare a casa.
Questo motel era un bordello di totale degrado morale, porte e divisori di scadenti tendine nascondevano di tutto: corpi esausti drogati e rattrappiti; paranoici che sfuggivano la luce del giorno. Uomini d'affari passavano lì qualche ora a scoparsi puttane specializzate in sadomaso o feticismo, oppure quelle che non erano donne affatto ma travestiti o punk pelle e ossa: accannati che gironzolavano e sembravano scheletri, piegati a infilarsi i loro roditori su per il culo a vicenda.
Le pareti erano sottili. Potevi dare un calcio a qualcuno e farlo entrare direttamente nella stanza accanto cosa che era accaduta più di una volta da quando stavo li, specialmente con i messicani che si sbronzavano ogni notte e tiravano bottiglie dalla terrazza. Mi chiamavano "Amigo" e "Hombre". Erano tutti lavapiatti e aiuto camerieri.

© 2002 manifestolibri Editore


L'autore

Michael Collins (Limerick 1964), vive e lavora a Seattle. Il suo primo libro, New York Times, ha vinto il "Notable Book of the Year 1993"; con il racconto The end of the world ha vinto il "Pushcart Prize for the Best American Short Story". I suoi romanzi e racconti sono stati tradotti in molte lingue e hanno riscosso il plauso unanime della critica. Ha scritto anche L'altra verità.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


17 gennaio 2003