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Camilla Cederna
Quando si ha ragione
Cronache italiane

"L'avevano appena trovato morto, con la faccia in su, le braccia aperte, scomparso un pezzo di gamba destra e tutta l'erba in giro inzuppata del suo sangue (chi ha mai telefonato all'Ansa il giorno del ritrovamento, la mattina presto, che quello era il cadavere di Feltrinelli?), che subito cominciava un altro massacro, quello morale, infuriava la pubblica degradazione, veniva a galla la cattiva coscienza della borghesia, perché un suo tipico figlio aveva compiuto qualcosa di estremamente allergico alla sua origine e al suo status."

Una giornalista come la Cederna ha fatto un'epoca. Ha cioè rappresentato quella Milano illuminata, elegante e anticonformista, quella borghesia intellettuale che non ha mai subordinato al meschino guadagno quotidiano le aspirazioni ideali o l'ampio respiro di sentirsi protagonista di una stagione di diritti e di rivendicazioni. Così raccogliere i suoi scritti trasgressivi o "imprudenti", anarchici o ironici, sempre guidati da una sincera voglia di verità che non l'ha mai fatta arrendere davanti ai potenti. Molte le battaglie perse, alcune (importanti) vinte, Camilla ha saputo descrivere dal dopoguerra in poi un'Italia provinciale e bigotta e un'Italia coraggiosa e nuova, con la stessa passione e contemporaneamente con il distacco dato da una superiorità consapevole. Capace di affondi memorabili ha denunciato con i suoi articoli e i suoi libri il degrado della politica (accorgendosene ben prima di Tangentopoli), l'orrore della mafia e i suoi legami con le istituzioni. Ha saputo anticipare giudizi su alcuni personaggi, un tempo solo laterali al potere, in modo tanto lungimirante che oggi vediamo la sua lucida analisi verificata dai fatti. Ma non è solo la politica al centro dei suoi interessi: è la società nel suo complesso su cui la sua penna implacabile si cala. La provincia e Milano, il nord e il sud di un'Italia irrequieta che provoca una crescita ineguale e il fiorire di culture disomogenee.
Così i ritratti degli artisti che hanno fatto grande il nostro paese e che ci hanno aperto a una dimensione europea mettono in luce ancora una volta la sensibilità di questa giornalista così amata e così odiata durante tutti gli anni della sua attività, come viene dimostrato dai vari e discordi giudizi riportati in apertura del volume.
L'epoca degli anni bui, delle stragi e dei misteri irrisolti l'ha vista protagonista, paladina di una ricerca della verità che non si fermava davanti agli ostacoli dell'opportunismo o del "buon senso" e la rara libertà della sua coscienza civile non le è stata quasi mai perdonata. Questa raccolta appare così tanto più preziosa in un momento in cui si sente l'urgenza per il giornalismo italiano di riprendere un ruolo di denuncia, di ricerca e di inchiesta che lo scuota dall'appiattimento a cui sembra volersi arrendere.

Quando si ha ragione. Cronache italiane di Camilla Cederna
A cura di Goffredo Fofi
427 pag. Euro 25.00 - Edizioni L'Ancora del Mediterraneo (Le gomene)
ISBN 88-8325-091-5

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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c.c.

chi è c.c.?


L'incriminazione della vostra cronista ha messo sossopra una parte della Milano benpensante, insieme alla notizia del processo per direttissima (preludente forse alla fucilazione nella schiena?). Così che alcuni, dopo la notizia sui giornali, apparivano come atterriti dalla sua apparizione in pubblico: ancora a piede libero, la bomba che l'avrà nella borsetta? Ma come mai compera ancora il prosciutto? Questa volta Indro ha superato se stesso, e la mamma dov'è? (forse già deportata?). Scompiglio da Mario Petris, ma perché va ancora dal parrucchiere? È possibile che come noi anche lei si faccia portar da leggere "Eva Express"?
Naturalmente non va sempre così, perché, per strada, lei incontra anche amici di fresca e vecchia data, sconosciuti che la fermano per dirle la loro solidarietà; insieme a gente che mette fuori la testa dalla macchina, additandola ai figli che tornano da via Spiga, "è la Camiila, è la Cederna, le fanno il processo, le han fatto il processo, ieri sera era al ristorante, to', ha su un golf come quello della zia Matilde". Stupore, incredulità, semaforo verde e via.
Inutile star lì a fare il resoconto dei moltissimi messaggi d'amicizia: più interessante di gran lunga far l'elenco, fra i ritagli dell'"Eco Stampa", dì quelli apparsi sui giornali fascisti, parafascisti, comunque stolidi, che han deplorato tutte le sue campagne di questi anni, che credono Valpreda colpevole, Pinelli suicida, i missini innocenti. Seguono dunque degli stralci, perché attraverso tali gazzette, i lettori del "Lato debole" si facciano un'idea, se prima non ce l'avevano, di chi lo redige.
"Donna elegante e raffinata" (meno male), "scrittrice spiritosa e intelligente" (di bene in meglio), "sofisticata e piuttosto snob" (ahi, si comincia), "dotata di disinvoltura signorile" (complimento che fa sempre piacere), "che si abbiglia in via Monte Napoleone" (mica tanto vero) e con tutto ciò "impostasi come alleata della più moderna anarchia", perciò "folgorata come san Paolo sulla via di Damasco", nonostante la sera sia sempre "inguainata in laminé d'argent" (sic per laminé).
Avanti dunque; la si definisce "una sorta di champagne tendente alla superficie, ora impegnata in una sua politica", "donna schizoide, irrequieta e patetica", "il nuovo Zola dell'anarchia", che "sparge fra i cittadini i germi del sospetto", "una radicale-bene con tendenze sovversive", "una barricadiera blasée", "una esponente maoista che si veste in boutique", "una profetessa della contestazione che crede d'essere la pubblica opinione", e, in fatto di rima e di inesattezze, ecco una specie di limerick alla Lear: "una signora poco austera che vive con una cameriera in un albergo di via Brera".
Ahimè, andando avanti però peggiora il tono; la vostra cronista la chiamano "la maga Circe di uno zitellaggio malsopportato", "la grande mitomane dei nostri giorni", "una scrittrice di cui seguiamo da anni la parabola discendente" (e chi la segue? l'"Ordine" di Como), "una sedicente personalità della cultura", "sa Dio cosa non ha sotto la spinta delle amare inquietudini del suo stato di nubile esasperato dal sinistrismo"; in fondo "meglio che torni alle cronache mondane, in cui eccelle la matura signora", quindi: "ma chi è questa Cederna? questa carneade ignota ai più, una mezza calzetta del giornalismo radicaloide?" e ancora (mai illudersi sul vecchio adagio imparato a scuola, sul lusinghiero fama volat, "chi l'ha mai sentita nominare? Ma da dove vien fuori? Tornì al buio dell'anonimato". Amen.
Un'unica eccezione al massacro: una vignetta intitolata: "Polemiche da K.O." in cui si vedono Montanelli e Cederna sul ring, e Cederna che stringe il Grande alle corde, mentre Loi e Benvenuti commentano giù dalla pedana: "Montanelli è molto elegante nello stile!" dice Loi, mentre Benvenuti, da tecnico consumato: "Però Camilla Cederna ha un uppercut alla Monzon!" (l'amabile "Guerin Sportivo").

[1977]

© 2002 l'ancora Editore

biografia dell'autrice
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Camilla Cederna, nata a Milano nel 1911, esordì come giornalista nel 1939 sul quotidiano milanese "L'Ambrosiano". La moda è stata il suo primo interesse. Nel 1956 è inviata speciale dell'"Espresso" e firma la rubrica di costume "Il lato debole", che terrà fino al 1976. Il costume, per Camilla Cederna, meritava attenzione proprio perché è "riflesso di ogni evoluzione sociale, economica, ideologica e culturale del paese".
Molti articoli e interventi lì pubblicati furono raccolti in tre volumi dal titolo omonimo Il lato debole (Milano, 1977), un vero e proprio diario italiano illuminante e disperante sulla mediocrità di virtù e vizi nazionali, ma animato da una gran voglia di capire e del gran talento di divertire.
Ha anche scritto numerosi libri di narrativa e saggistica: Noi siamo le signore (1958); La voce dei padroni (1962). Del '63 è Fellini 8 1/2, e ancora Signore e signori (1966), Maria Callas (1968), Le pervestite (1968). In seguito alla strage di piazza Fontana a Milano (12 dicembre 1969), l'impegno dell'autrice si è spostato sul piano decisamente politico e ha scritto: Pinelli, una finestra sulla strage (1971), Sparare a vista (1975), Giovanni Leone. LA carriera di un presidente (1978). Il lungo periodo di attività dedicato a temi di impegno civile è culminato nella raccolta di memorie Il mondo di Camilla, curata da Grazia Cherchi (1980). Gli ultimi suoi volumi sono: Casa nostra. Viaggio nei misteri d'Italia (1983), Vicino e distante (1984), De gustibus (1987) e Il meglio di Camilla Cederna.
È scomparsa a Milano nel 1997.


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10 gennaio 2003