NARRATIVA STRANIERA

Santiago Gamboa
Ottobre a Pechino

"Secondo Terzani, nel 1958 le autorità comuniste fecero un censimento dei monumenti di Pechino ai quali veniva riconosciuto un valore storico, e si raggiunse la cifra di ottomila. Il governo decise di conservarne soltanto settantotto, e durante la Rivoluzione Culturale persino una parte di quei settantotto venne distrutta."

Se avete già letto i precedenti libri di Santiago Gamboa editi in Italia (vi segnalo in particolare l'eccezionale Perdere è una questione di metodo), probabilmente vi aspetterete di trovare un thriller tra le pagine di Ottobre a Pechino.
Invece è il racconto di un viaggio che l'autore colombiano ha fatto nella Cina contemporanea, dalla Hong Kong del dopo protettorato inglese alla Pechino dai contrastanti volti della tradizione, della rivoluzione e della occidentalizzazione che coabitano miracolosamente. Non manca uno gli elementi centrali della sua scrittura: l'avventura dinamica e intensa, piena di accadimenti inaspettati. Seguire i passi di Gamboa non è infatti come leggere un normale racconto di viaggio. In primo luogo perché la capacità narrativa dell'autore rende curiosi e affascinanti anche i piccoli eventi che normalmente possono accadere a ciascuno di noi nel corso di un viaggio (dall'acquisto di tessuti in un decadente negozio, alla deludente visita allo zoo, ai piccoli ma fastidiosi malanni che arrivano all'improvviso), ma anche perché il racconto è spesso intervallato da importanti testimonianze del passato che aiutano a comprendere l'evoluzione dei luoghi dal punto di vista sociale, politico, culturale, ma anche dei costumi e del gusto comune.
Un ottobre a Pechino, tra nebbia e sole, destinato a rimanere nella memoria del lettore come in quella dello straordinario viaggiatore.

Ottobre a Pechino di Santiago Gamboa
Titolo originale: Octubre en Pekín
Traduzione di Pino Cacucci
219 pag., Euro 13.50 - Edizioni Guanda (Biblioteca della Fenice. I viaggi)
ISBN 88-8246-483-0

Le prime righe

HONG KONG

Il mar della Cina sembra la superficie di un'immensa lavagna. Opaco, grigio. Punteggiato da decine di piccole isole e isolotti sparsi. Sono le sette del mattino. Una cappa d'aria pesante sfuma, in lontananza, le facciate dei primi edifici. Fa caldo. I dintorni sono verdeggianti di vegetazione tropicale, con fiori enormi e alberi da ombra. L'aeroporto si chiama Kai-Tak e si trova sull'isola di Lantau.
È lo stesso luogo dove sorge il monastero di Po Lin, fondato nel 1905 da monaci buddhisti di vari paesi del Sudest asiatico. Sulla cima del monte c'è una statua m bronzo del Buddha che pesa duecentocinquanta tonnellate. Un prodigio umano che testimonia, al tempo stesso, devozione e disponibilità finanziarie. L'isola è sovrastata da una montagna che si eleva fino a novecentotrentaquattro metri sul livello del mare. La sua specialità è il "tè della nube e della nebbia".
Un'autostrada a varie corsie ci conduce in città, tra stabilimenti industriali, magazzini ed enormi edifici. Il percorso salta da un isolotto all'altro tramite ponti colossali. Le navi di grosso tonnellaggio aspettano in mare aperto. I rimorchiatori vanno e vengono per trainarle in porto. Altre navi, più piccole, tracciano una scia bianca sull'acqua. Su entrambi i lati ci sono vecchi depositi di container esposti all'umidità, corrosi dal vento salmastro.

© 2002 Ugo Guanda Editore


L'autore

Santiago Gamboa, nato a Bogotà nel 1965, si è trasferito in Europa nel 1900. È giornalista. Dopo un periodo di alcuni anni a Parigi, ora vive tra Roma e il suo paese natale. Il suo primo romanzo Página de vuelta, è uscito nel 1995. Ha anche scritto Perdere è una questione di metodo e Vita felice del giovane Esteban.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


10 gennaio 2003