RITROVARE LA SPERANZA

Gennaro Costanzo
I figli di Dio

"È a Sud, è nella camorra che spadroneggia, che nei comuni ha piazzato i suoi parenti e comparielli fidati, è nelle strade nuove che costano centinaia di miliardi, a volte costruite soltanto per arricchire politici e camorristi, è nella corruzione di Roma, è nelle raccomandazioni e nei brogli che producono voti a migliaia, è nella morte quotidiana e violenta di ragazzi sbandati e disoccupati che nell'industria del crimine hanno visto e intravisto una possibilità di sopravvivenza e di successo. Lì, nel Sud, c'è la vita di oggi: una vita violenta."

Un romanzo che avvince e che, partendo da un naufragio (di certo con valenze fortemente simboliche), giunge al raggiungimento di un nuovo equilibrio interiore dei personaggi. La forzata distanza dal mondo quotidiano, inevitabilmente consumistico, che i naufragi devono affrontare, porta con sé la consapevolezza di quante cose siano inutili e di come il rapporto con la natura sia stato ucciso da mille sovrastrutture. Ma il libro non è un trattato filosofico, possiede una trama e, pur dibattendo su idee e temi dell'interiorità umana, ha personaggi credibili e interessanti. L'autore parlando della sua opera dichiara che rappresenta "semplicemente il pensiero di un uomo libero che di volta in volta prende posizione" e che quindi non desidera essere racchiuso negli stretti confini di un'ideologia. I figli di Dio è un libro profondamente religioso, ("tutte le religioni sono vere e la preghiera è ancora più vera", dice Costanzo), ma non nel senso tradizionale del termine: lo è semplicemente perché sa prospettare una vita sostenuta da ideali, da utopie forse, e soprattutto da una profonda fede nella possibilità di un mondo che, sapendo rispettare i bisogni fondamentali degli uomini, ne faccia emergere il lato migliore. Dalla propria identità di uomo del Sud, cosciente dei problemi drammatici che tormentano questa Italia, troppo spesso ignorata, l'autore sa aprire alla speranza la propria analisi.

I figli di Dio di Gennaro Costanzo
330 pag., Euro 12.00 - Edizioni Pendragon
ISBN 88-8342-142-6

Le prime righe

I

La nave era bellissima, imponente: uno stile, una prua unica, alta sul mare, larga, bianca e nera.
Aveva sostato tre giorni nel porto-cantiere di Genoriade. Lì, dopo l'ultima crociera, l'avevano spolverata, ripulita, lavata, controllata, messa a punto, rifornita di carburante, acqua, viveri, cassette video e stereo; personale e professori di lingua e di nuoto, di geografia, di scienza e di informatica.
Sì, noi mille croceristi presenti, c'eravamo concessi una vacanza di lusso: sette milioni di sesterzi per ventuno giorni, settemila chilometri in otto tappe; visite in luoghi famosi; colazione, pranzo e cena a piacere; possibilità di nuoto, tennis, cyclette, discoteca, sauna e massaggi; la sala biblioteca ogni mattina occupata a turno da docenti che tenevano conferenze e dibattiti sui problemi attuali di scienza, lingua, storia, sport, medicina alternativa, arte, economia, politica e agricoltura; insomma ogni crocerista avrebbe avuto modo di visitare, viaggiare e organizzare le giornate a suo piacimento e misura.

Ora la nave enorme si avvicinava lenta, noi mille sul molo, molti con le valigie, i bagagli già in mano, già pronti, quando poi per fare manovra, attraccare e farci salire c'era ancora bisogno di almeno venti minuti.

© 2002 Edizioni Pendragon


L'autore

Gennaro Costanzo vive e lavora a Lusciano (Caserta). È stato insegnante elementare, agricoltore, ora è allevatore e imprenditore caseario. Ha già pubblico due romanzi: Raggi di sole (1980) e Mare (1985).


18 dicembre 2002