RICORDARE IL PASSATO


Dizionario dei fascismi

"Il fascismo italiano si colloca, a mio avviso, nel punto mediano della catena o, meglio, del modello europeo, con tratti che per certi versi lo avvicinano al caso tedesco e per altri, invece, lo rendono più simile a quel 'fascismo cattolico' di cui ha parlato Enzo Collotti e che si caratterizza per l'importanza della Chiesa cattolica, per l'arretratezza del processo di secolarizzazione, per la diarchia con il re che Mussolini deve accettare, anche se a malincuore, pur di giungere e restare al potere, nonché per il ruolo ibrido assunto dopo i primi anni dal partito unico, in parte organismo politico e in parte ente assistenziale e di organizzazione del consenso."

Il complemento del titolo che appare in copertina, ben indica la completezza del volume: "Personaggi, partiti, culture e istituzioni in Europa dalla Grande guerra a oggi".
Grandissima la competenza degli autori: Pierre Milza è uno dei più prestigiosi nomi della ricerca storica internazionale, specializzato nello studio di storia dei fascismi, di storia dell'emigrazione italiana in Francia e di storia delle relazioni internazionali; Serge Bernstein docente presso l'Institut d'études politiques di Parigi è uno specialista di storia francese negli anni Trenta, nel secondo dopoguerra e di sistemi politici comparati; Nicola Tranfaglia, docente di Storia contemporanea e di Storia dell'Europa all'università di Torino è uno dei maggiori storici italiani; Brunello Mantelli insegna Storia contemporanea a Torino, ma ha avuto esperienze di docenza anche a Postdam e a Monaco.
Un'opera da consultare o da studiare sistematicamente, in ogni caso un testo da avere a disposizione per meglio capire il passato e il presente.

Dizionario dei fascismi
A cura di Nicola Tranfaglia e Brunello Mantelli
XLV-814 pag., Euro 38.00 - Edizioni Bompiani
ISBN 88-452-5067-9

Le prime righe

Introduzione
di Nicola Tranfaglia

IL "DIZIONARIO DEI FASCISMI"

La storia contemporanea, se ne sono accorti tutti, è più delle altre vicina al dibattito politico. Negli ultimi decenni, a mano a mano che i mezzi di comunicazione di massa le dedicavano uno spazio sempre maggiore, ha risentito di quello che è stato definito l'uso pubblico e politico della storia: il tentativo cioè, tuttora in atto, di usare l'una o l'altra tesi per attaccare gli avversari politici del momento. E questo ha condotto soprattutto i giornalisti, ma qualche volta anche più di uno storico, a compiere operazioni anacronistiche, semplificazioni ridicole, vere e proprie mistificazioni del passato. Così, negli ultimi anni abbiamo assistito, in particolare nel nostro paese ma anche nel resto d'Europa, a un uso a dir poco disinvolto della cultura storica.
Per rendersene conto basta del resto pensare alla vaghezza e alla pervasività che ha accompagnato il concetto di "totalitarismo" applicato alle dittature del XX secolo. In realtà, la cultura storica che si richiama ai grandi esempi del passato vive soprattutto di operazioni volte a distinguere i fenomeni con grande precisione e a compararli soltanto dopo averne colto i caratteri originali attraverso l'utilizzazione di parametri oggettivi, indicati con chiarezza all'inizio di ogni confronto. Ma di questi problemi avremo modo di parlare ancora.

© 2002 RCS Libri Editore


18 dicembre 2002