RICORDARE IL PASSATO

Andrew Wheatcroft
Gli Asburgo
Incarnazione dell'Impero

"Un po' prima dell'alba del 19 giugno 1867 l'arciduca Ferdinando Massimiliano, imperatore del Messico, si preparò a un tranquillo trapasso. Il suo tentativo di creare per se stesso un impero in Messico era fallito: tutto ciò che gli restava era morire da vero Asburgo."

Gli Asburgo sono stati ritenuti da alcuni studiosi del passato responsabili di una "lunga storia di atrocità", da altri una specie di "fossili viventi", dai ricercatori più recenti spesso assimilati, per le modalità con cui esercitarono il potere, a tutte le altre dinastie monarchiche, tesi questa che ogni studio più attento ha smentito categoricamente. L'originalità del volume di Wheatcroft è quella di occuparsi degli Asburgo come dinastia, quasi fosse una specie di entità, più che dei singoli membri della famiglia, o degli eventi che li videro protagonisti. Interessante ad esempio è, a conferma della predominanza della dinastia sul singolo rappresentante, l'analisi delle modalità con cui venne propagandata ogni impresa, sempre collocata in un quadro più generale e in una dimensione sovraindividuale. Un'attenzione all'immagine del potere che rimase, di generazione in generazione, immutata e che anzi veniva accentuata ad ogni minaccia che la storia infliggeva alla famiglia. Una dinastia quindi che, occupandosi di sé in quanto tale, scelse di dare al mondo una rappresentazione di sé complessiva e di agire sempre dentro un'orbita più vasta di quella possibile a un singolo monarca.

Gli Asburgo. Incarnazione dell'Impero di Andrew Wheatcroft
Titolo originale: The Habsburgs. Embodying Empire
Traduzione di Sergio Minucci
XX-348 pag., Euro 23.00 - Edizioni Laterza (I robinson/Letture)
ISBN 88-420-6715-6

Le prime righe

Capitolo I
La rocca del nibbio
1020-1300

In un'afosa giornata di fine giugno del 1386, la cittadina di Brugg era stracolma di uomini armati. Il sito era un naturale punto di aggregazione. I contingenti di cavalieri e mercenari provenienti dalla Renania avevano guadato il grande fiume a Basilea e seguito l'accidentato sentiero in direzione sud-est fino a raggiungere le agitate acque del fiume Aare, che scendendo verso sud portava fino alla valle dell'Aargau (Argovia) e, ancora oltre, agli altipiani svizzeri. Erano giunti a gruppetti, gli uomini a cavallo in testa seguiti da uno stuolo di seguaci con armi più leggere, spesso incontrando altre bande chiamate alla stessa missione. I cavalieri erano chiamati gleves - lance - e il potere loro attribuito si evinceva dal fatto che non veniva tenuto un conteggio preciso del numero di seguaci e di fanti. La stima più accreditata parla di oltre tremila lance in cammino. Gradualmente questi gruppi presero a mischiarsi tra loro, fino a formare un'immensa, serpeggiante fila di uomini e cavalli diretti verso il fiume e quindi a sud, fino a Brugg. Sulla riva opposta, si potevano scorgere altre file di uomini provenienti da est, dall'Austria, e giunti lì per la medesima causa. I cavalieri delle due opposte sponde, escludendo accessori quali vessilli, sopravvesti e cimieri, apparivano tutti uguali, ma i rispettivi seguaci mostravano chiaramente il divario che separava l'Oriente dall'Occidente. Sulla riva orientale, tra la massa di seguaci c'erano uomini in groppa a piccoli pony, ornati di piume e code di cavallo, vestiti con abiti di cuoio e pelli di animali.

© 2002 Laterza Editore


L'autore

Andrew Wheatcroft ha studiato al Christ'College di Cambridge e all'Universitò di Madrid. Le ricerche che ha condotto per Gli Asburgo lo hanno portato in Turchia, Nordafrica, Spagna, Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Austria, Germania, Francia, Stati Uniti. Attualmente vive in Scozia e insegna presso il Dipartimento di Anglistica della University of Stirling.


18 dicembre 2002