RITROVARE LA SPERANZA


Natale d'autrice
Racconti d'Avvento al femminile

"Fine delle lacrime, fine della neve: ma ormai era fatta. Il paesaggio lunare era tutto bianco. Sui finti alberi che sotto la neve sembravano veri alberi i nidi ormai erano pronti, abitati: si cinguettava, si festeggiava, a più non posso.
Il firmamento non le dava più malinconia. La sua malinconia volò via."

Vivian Lamarque



Una bellissima raccolta di racconti, tutti di mano femminile e tutti fortemente ricchi di sensibilità e intelligenza. La nota introduttiva di Franca Zambonini sottolinea come la donna, all'interno della famiglia, sia quella che assolve la maggior parte dei compiti per rendere il Natale un momento particolarmente festoso per tutti. Questo ruolo di secondo piano che la donna interpreta non solo nell'eccezionalità delle ricorrenze, ma nella vita quotidiana la vedono spesso "oscurata" da presenze maschili invadenti e "clamorose". Nello stesso tempo, il corpo femminile viene sempre più spesso ridotto (oggi ben più di alcuni anni fa) a "oggetto ornamentale", a semplice stimolo pubblicitario e sessuale: due facce in fondo della stessa medaglia, due aspetti che negano il valore e l'intelligenza della donna. Ben venga quindi questa raccolta che mette in luce come l'identità di genere non significhi contrapposizione, ma neppure negazione delle proprie peculiarità emotive o intellettuali. Così l'apertura ai problemi del mondo e il bisogno collettivo di pace e serenità non possono trovare specchio migliore di un animo femminile che, per i credenti come per i non credenti, comunque è partecipe del grande miracolo della vita.

Natale d'autrice. Racconti d'Avvento al femminile
Prefazione di Franca Zamboni
215 pag., Euro 15.00 - Edizioni San Paolo (Dimensioni dello Spirito)
ISBN 88-215-4766-3

Le prime righe

SÌ, lo conoscevo bene. Era un uomo magro, lungo, in apparenza tranquillo, con una barba corta da satiro addomesticato e due occhi sempre rossi e sorridenti, come se avesse appena pianto e non sapesse più per quale motivo. Sembrava un personaggio di El Greco deragliato da un quadro e poi accasato, un po' per inerzia e un po' per curiosità, tra le persone e nel secolo che gli erano capitati.
Passava la maggior parte del tempo nel laboratorio di piazza Fratelli Bandiera, un lussuoso sottoscala stipato di oggetti, utili e dimenticati, come un cassetto della cucina, quello dove andiamo a cercare le cose più impensate - "Dove sarà il cacciavite a stella?". "Guarda nel cassetto della cucina".
L'intero laboratorio, un enorme rettangolo con due finestre tagliate a metà e un'apertura sul lato minore, faceva pensare a un cassetto. Il ripostiglio di un artista. C'erano torchi, sgabelli, divani bassi, bottiglie di Chianti, libri imbarcati dall'abuso e dall'umidità, e poi gessi, conchiglie, civette di vetro, stringhe, manici di caffettiera, cavatappi, pesci che sfrecciavano nell'acquario, e sculture erotiche in legno e in bronzo dove un uomo e una donna a due dimensioni, le mani legate e lo sguardo fisso in direzioni opposte, ripetevano meccanicamente le azioni dell'amore, con un piacere distratto che aveva qualcosa di divino.

© 2002 San Paolo Editore


18 dicembre 2002