DISSOLVENZE

Juan Marsé
Il caso dello scrittore sfumato

"... in certi momenti sentiva un gran freddo interiore, come se il suo corpo fosse aperto ed esposto alle correnti d'aria, mentre altre volte aveva l'impressione di dissolversi in un bicchiere d'acqua come una pasticca effervescente o qualcosa del genere."

Può un uomo sfumare, dissolversi, scomparire a poco a poco? Può un corpo farsi progressivamente trasparente? Perdere nitidezza, assumere contorni sfuocati, come annebbiati, apparire "diluito"? Arrivare a non opporre alcuno schermo visivo tra sé e gli oggetti tanto che vasi, poster, tavoli diventino visibili attraverso il suo stomaco? È quello che succede a R.L.S., Errellesse, il protagonista della storia, surreale e istruttiva, raccontata dal barcelloneta Juan Marsé.
Dopo trent'anni di categorico rifiuto di qualsiasi apparizione televisiva lo sfortunato autore decide di cedere alle lusinghe televisive, e di partecipare a un programma notturno per rendere omaggio a uno scrittore amico. Ma proprio durante la trasmissione inizia l'inesorabile processo, e la strana sensazione di dissolversi in un bicchiere d'acqua come una pasticca effervescente. Ma a niente sembra valere la cura "mediatica" consigliata dal medico, tante interviste televisive e dibattiti radiofonici, per curare il virus che lo sta "disincarnando" e sta producendo la sua lenta dissoluzione di fronte alle telecamere... Che sia la giusta punizione per aver snobbato tanto a lungo l'inevitabile passaggio televisivo, la promozione obbligata della propria opera letteraria, il patto con la "visibilità"?

Il caso dello scrittore sfumato di Juan Marsé
Titolo originale: El caso del escritor desleido
Traduzione di Fiammetta Biancatelli
63 pag., Euro 8.00 - Edizioni Nottetempo
ISBN 88-7452-002-6

Le prime righe

C'era uno scrittore di romanzi che per trent'anni aveva temerariamente rifiutato di concedere interviste alla televisione. Oggi, cinque anni dopo gli avvenimenti raccontati in questa storia, c'è chi sostiene che lo stesso R.L.S. non fosse altro che una finzione romanzesca, visto che del suo passaggio in questo mondo ci resta soltanto l'anagramma del suo nome. Così firmava i suoi libri e così lo chiamavano in famiglia e negli ambienti professionali.
- Errellesse, dovresti farti vedere in televisione qualche volta.
- Non mi piace parlare di lavoro. E poi sono piuttosto brutto.
E così per trent'anni. Godeva di un certo prestigio e di una modesta fama, ma né l'uno né l'altra lo interessavano. Il suo rifiuto sistematico delle lusinghe televisive gli aveva creato qualche problema, quando si trattava di promuovere i suoi libri, e non pochi malintesi. Sua moglie non glielo rimproverò mai, ma in fondo non lo approvava. I suoi editori si erano rassegnati a quel che consideravano un vero suicidio, mentre il suo agente letterario ci vedeva una forma di civetteria che precorreva i tempi e andava rispettata perché in futuro avrebbe fatto furore.

© 2002 Nottetempo Editore


L'autore

Juan Marsé è nato nel 1933 a Barcellona dove vive. Ha lavorato come apprendista gioielliere fino al 1959, quando ha cominciato a pubblicare i suoi primi racconti. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordiamo, Rosita e il cadavere (Milano 1992), L'amante bilingue (Milano 1993), La ragazza dalle mutande d'oro (Milano 1999).


Di Paola Di Giampaolo


6 dicembre 2002