INCONSCI

Andrea Carraro
Non c'è più tempo

"Da quando ho ripreso il lavoro, sto di nuovo male. Esco di casa con le tasche piene di barrette di antispastici contro i crampi alla pancia e allo stomaco che mi tormentano tutto il giorno, la notte dormo poco e male malgrado i cocktail di psicofarmaci che ingoio prima di coricarmi, ho continue crisi di pianto per i motivi più futili e talvolta, senza nessun motivo apparente, sono pervaso da un doloroso senso di lutto che mi rende malinconico fino al parossismo."

Un libro davvero doloroso che racconta l'itinerario di un uomo verso l'abisso e l'annientamento. La storia di una depressione che a mano a mano invade una vita normale, la stravolge e la devasta. Attribuire alla "malattia" la deriva del protagonista del romanzo appare piuttosto semplificatorio: è la traumatica rottura delle regole sociali, è una sofferenza antica, è il rifiuto profondo che ha incontrato fin da piccolo a produrre necessariamente un'esplosione sorda in una vita mediocre scansita da lavoro in banca, moglie, figlio, appartamento borghese e malessere irrisolto. Un padre violento e volgare, una madre incapace di ribellarsi rappresentano il suo passato che dalla morte paterna ritorna a incrinare quella precaria stabilità che il protagonista credeva di avere raggiunto. Scopre anche il tradimento della moglie e lo affronta nel modo peggiore, torturato ormai da una depressione patologica che gli farà perdere il lavoro conducendolo a vivere per strada elemosinando. Ormai ogni tentativo di recuperare una parvenza di normalità sembra naufragare e l'unico gesto "coraggioso" è, per questo uomo "malato", andare al cimitero sulla tomba di quel padre disprezzato. Raccolto dalla strada dalla moglie impietosita ritorna a casa, ma è del tutto incapace di recuperare un equilibrio che si è definitivamente spezzato nonostante il figlio rappresenti un elemento di consolazione e un aggancio alla realtà. La solitudine e la mancanza d'amore di una intera vita sono forse la vera malattia di cui soffre il protagonista, le aggressioni di un'esistenza sventurata rappresentano la conclusione amara di un itinerario disperato. Carraro con un linguaggio freddo, ma nello stesso tempo carico di pietà, traccia questo percorso senza concederci speranze.

Non c'è più tempo di Andrea Carraro
220 pag., Euro 13.00 - Edizioni Rizzoli (Scala. Sintonie)
ISBN 88-17-87054-4

Le prime righe

PROLOGO

LA CAMERA DI MIO PADRE

Passo attraverso una penombra densa e quasi liquida. Si sente il rumore costante del traffico dieci piani più in basso. Avanzo appoggiandomi ai mobili, alle pareti del corridoio, alle costole rigide dell'enciclopedia che aggetta dalla libreria a giorno, apro la porta e un odore intenso di feci e orina e medicinali mi viene addosso, trattengo il respiro ma è inutile, quell'odore satura l'aria spessa, non devo guardare sulla destra, dove c'è lui sdraiato sul suo letto di agonia, ma un angolo dell'occhio vede e registra impassibile, spietato, è in canotta e pannolone, sdraiato di fianco, un lenzuolo accartocciato ai piedi, le gambette scheletriche ripiegate, finge di dormire ma non dorme, se mi avvicinassi noterei che le palpebre non sono completamente chiuse, mi fanno paura quegli occhi semiaperti sulla fodera del guanciale, a che cristo pensa uno che ha davanti a sé solo la sofferenza e la morte?, non posso sopportarlo, preferisco non guardare, sicché doppio i piedi del letto senza volgermi mai verso il capezzale, mi chino, raccolgo da terra il pappagallo e mi rialzo e mi giro e sto per riuscire a liberarmi una volta per tutte da quel fetore insopportabile quando la voce di mio padre, però più bassa, ancora più catarrosa e fievole del solito, quasi un sospiro, mi fa:
"Non riesci a scrivere..."
"Ultimamente scrivo poco, papà."
"Ehmmm..."
"E che..." mi volto, e lo guardo finalmente, quella testa ossuta infossata nel guanciale, i piedi bianchi, magri e lunghi come fusoliere. "È che non ho niente da scrivere..."
"Anche questa è materia di romanzo."

© 2002 RCS Libri


L'autore

Andrea Carraro (Roma 1959), è autore di quattro romanzi: A denti stretti (1990), Il branco (1994, da cui Marco Risi ha tratto l'omonimo film), L'erba cattiva (1996), La ragione del più forte (1999). Ha pubblicato anche il libro La lucertola (2001)


Di Grazia Casagrande


6 dicembre 2002