ITALIAN STYLE

Giorgio Faletti
Io uccido

"Mentre pulisce la lama del coltello sullo schienale del divano, l'uomo sorride di nuovo. Il blues, malinconico e indifferente, continua a uscire dalle casse, coperto di ruggine e sangue."

Scrivere un romanzo di quasi settecento pagine richiede maestria ed esperienza se non altro per riuscire a conservare coerenza interna a un testo di tale ampiezza. Ma oltre a questa indubbia capacità Faletti mostra anche di aver saputo costruire una trama originale e avvincente, personaggi credibili e un buon equilibrio tra dialogo e narrazione. L'accoglienza estremamente favorevole della critica appare così non solo giustificata, ma testimonia (per fortuna) che non esiste nessun tipo di pregiudizio nei confronti di chi si affaccia, da una professione diversa, al mondo della letteratura. Noto come attore comico è abilmente riuscito ad avere la stima e il plauso anche di un pubblico di lettori che ha letto il libro forse per curiosità, ma che ne è rimasto convinto. L'ambientazione è originale: Montecarlo è una città che fa pensare a ricchezza, vacanze e mondanità invece diventa il teatro di terribili delitti. Quello che sembrava uno scherzo (una telefonata che annuncia un omicidio) si dimostra invece una terribile realtà, e il ripetersi di uccisioni orrendamente perpetrate, tutte firmate con la perentoria frase "Io uccido", crea la certezza che un feroce e folle serial killer si aggiri per il Principato di Monaco pronto a colpire le sue vittime. Il truce gioco che l'assassino conduce con gli investigatori prevede che anticipi i delitti con una telefonata in cui viene dato un misterioso indizio su chi cadrà sotto i colpi del suo coltello. Gli ingredienti per tenere desta l'attenzione del lettore ci sono tutti e, pur senza alcun compiacimento, anche tante tematiche di stretta attualità: insomma un romanzo di buona fattura che vede la nascita uno scrittore "popolare" che sa non dispiacere ai lettori più esigenti.

Io uccido di Giorgio Faletti
681 pag., Euro 17.20 - Edizioni Baldini & Castoldi (Romanzi e racconti n. 241)
ISBN 88-8490-223-1

Le prime righe

Primo carnevale

L'uomo è uno e nessuno

Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l'impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.
A volte la fatica cancella tutto e non concede la possibilità di capire che l'unico modo valido di seguire la ragione è abbandonarsi a una corsa sfrenata sul cammino della follia. Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto.
C'è musica dove si trova, ci sono corpi che si muovono, bocche che sorridono, parole che si scambiano e lui sta fra di loro, uno in più per la curiosità di chi vedrà sbiadire giorno per giorno anche questa fotografia. L'uomo si appoggia a una colonna e pensa che sono tutti inutili.
Di fronte a lui, dall'altra parte della sala, sedute una di fianco all'altra a un tavolo vicino alla grande vetrata che dà sul giardino, ci sono due persone, un uomo e una donna.
Nella luce soffusa, lei è sottile e dolce come la malinconia, ha i capelli neri e gli occhi sono verdi, talmente luminosi e grandi che li vede anche da lì. Lui ha occhi solo per la sua bellezza e le parla all'orecchio, per farsi sentire oltre il frastuono della musica.

© 2002 Baldini&Castoldi Editore



Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


29 novembre 2002