ITALIAN STYLE

Pier Luigi Celli
Breviario di cinismo ben temperato

"Col primo di settembre, improvvisamente, l'estate sembrò lontana anni luce, come se in una notte si fosse dissolta l'intera stagione e tutto lo scenario, tenuto in sospeso artificialmente dai riti estivi, avesse cambiato faccia senza memoria alcuna delle storie e degli eventi passati."

Un manuale, un saggio, un diario o un racconto? Difficile identificare senza ambiguità questo libro di Pier Luigi Celli, direttore generale della Rai dal 1998 al 2001. Venditori di fumo, parassiti e leccapiedi, politicanti, intellettuali frustrati, manager più o meno preparati, show girl "sgomitanti"... non sono solo i personaggi di un circo immaginario, ma protagonisti di una realtà, quella aziendale, vissuta da Celli in prima persona e raccontata in queste pagine sia per il suo valore di esperienza professionale, che per l'innegabile "fascino" della storia, scritta dall'autore quasi come un romanzo.
Nella premessa Domenico De Masi parla di "letteratura manageriale". Si tratta di un genere? e se lo è quali sono le sue caratteristiche? Per De Masi il breviario di Celli rientra nel filone della precettistica, "il gioco intelligente dell'intellettuale destinato alle aule universitarie ma disgraziatamente caduto nella fossa dei leoni aziendali". Il libro, diviso in rapidi capitoli, raccoglie anche una serie di "ritratti" di personaggi, stereotipi della realtà culturale e aziendale italiana, da cui difendersi o con cui imparare a convivere al meglio. Così come, per un manager, è fondamentale apprendere le tecniche di sopravvivenza morale e intellettuale in questo humus paludoso e arrivare a raggiungere una mentalità incentrata su quel "cinismo ben temperato" che aiuta o sostenere un ruolo spesso spiacevole.

Breviario di cinismo ben temperato di Pier Luigi Celli
Presentazione di Domenico De Masi
199 pag. Euro 16.50 - Edizioni Fazi (Le Terre n.42)
ISBN 88-8112-363-0

Le prime righe

Introduzione

Decidere è un po' morire.
Si perdono delle possibilità che non torneranno quasi mai.
Si perdono dei rapporti, talvolta anche degli amici: c'è un limite di comprensione che allontana quando è venuto il momento di scegliere e non è possibile "tenere tutti dentro".
Soprattutto, decidere è separarsi, ogni volta di più: dalla propria storia, dalla voglia di continuità, dalle sicurezze degli "stadi intermedi", dalla felice sospensione in cui tutto sta per succedere e nulla ancora è pregiudicato. Ogni decisione, in genere, finisce per lasciarci più soli con noi stessi e dunque più esposti: al giudizio, alla condanna, talvolta all'abbandono. Quasi sempre poi la decisione innesca discussioni senza esito sulla sua necessità, sui tempi, sui modi: rimettendo così in questione la nostra capacità di valutazione.
Per tutte queste ragioni si è portati, oggi, a decidere così poco. A rimandare. O, sempre più spesso, a mettere in dubbio, nei fatti, le decisioni che già erano state prese.
E anche perché la decisione è, molto spesso, un fatto di pancia, di emozioni, almeno quanto lo è di testa e di razionalità.

© 2002 Fazi Editore


L'autore

Pier Luigi Celli, narratore e saggista, è stato direttore generale della RAI dal 1998 al 2001. Fra i suoi libri, Il manager avveduto (1994), Graffiti aziendali (1996), L'illusione manageriale (1998), Addio al padre (1998), Passioni fuori corso (2000)


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


29 novembre 2002