LE ARTI DEL COMUNICARE


Rock, pop, jazz & altro
Scritti sulla musica

"La musica è un carburante, una compagnia, una fonte costante di ispirazione letteraria, una consolazione, un energetico..."

Ecco un libro "nuovo" di critica musicale: una raccolta di articoli selezionati da uno scrittore inglese, notoriamente sensibile al tema, e proposti in un susseguirsi di strane e originali commistioni. Nick Hornby, che ha lasciato un segno nella letteratura negli anni Novanta proprio con un romanzo incentrato sulla musica, il "mitico" Alta fedeltà, racconta nell'Introduzione di aver selezionato i pezzi in base a criteri che si sono alternati via via che il lavoro procedeva. Alla fine ne è nato un libro che spazia in tutti i generi musicali di vari decenni, con testi "importanti" di critica autorevole e più modesti, ma divertenti, interventi di costume ricchi di curiosità. Dai Velvet Underground a Syd Barrett, da Billie Holiday a Neil Young a Eminem, passando per una infinità di autori, gruppi e singoli cantanti più o meno celebri, per lo meno in Italia, i numerosi autori di questi saggi brevi raccontano la storia della musica che tutti abbiamo amato (e amiamo), stimolandoci inevitabilmente all'acquisto di qualche cd imperdibile. Mettiamolo in conto: è una lettura pericolosa per il portafoglio!

Rock, pop, jazz & altro. Scritti sulla musica
A cura di Nick Hornby
Titolo originale: Da Capo Best Music Writing 2001
Traduzione di Fabrizio Cocco, Giovanni Garbellini e Federica Pedrotti
310 pag., Euro 14.00 - Edizioni Guanda (Biblioteca della Fenice)
ISBN 88-8246-519-5

Le prime righe

INTRODUZIONE
di Nick Hornby

Certo, avevo un metodo per selezionare gli articoli che compongono questo libro, ed era anche un buon metodo. È solo che... be', sono stato come costretto ad abbandonarlo. Non funzionava, per motivi che adesso cercherò di spiegare. Prima di tutto, c'è la storia della mia età, che avevo sperato non alzasse il capo avvizzito, ma che dopo un po' è diventata inevitabile (a dire il vero, a circa metà del primo pezzo che ho letto). Oh, lo so che sono vecchio. Sapevo di essere vecchio anche prima di avere l'onore di accettare questo lavoro; in realtà, avevo fatto della mia età proprio un elemento del mio metodo. In uno dei pezzi di questo libro, Golden Oldies, Lori Robertson affronta la questione domandandosi se persone non più giovanissime - e i fan sedicenni di Limp Bizkit potrebbero sostenere che il superlativo dell'aggettivo qui è ridondante, anche se verbalizzerebbero l'argomentazione in maniera diversa - possano e debbano scrivere di quello che sta succedendo al momento nel rock'n'roll (a parte, naturalmente, il fatto che forse non si chiama più rock'n'roll, e che nessuno me l'ha detto). È qualcosa a cui mi ritrovo a pensare parecchio: sono a metà del mio quinto decennio e mi sono da poco imbarcato nel mio primo impiego regolare come critico musicale per il "New Yorker". E arrivato vent'anni in ritardo?
Lasciamo stare per ora il fatto che il "New Yorker", probabilmente, non mi avrebbe dato il lavoro vent'anni fa, quando non avevo ancora pubblicato, insegnavo a recalcitranti quattordicenni e nel tempo libero cercavo di scrivere pessime sceneggiature; sarei stato più preparato, o più adatto, a un lavoro come critico musicale di quanto non lo sia adesso?

© 2002 Ugo Guanda Editore


Il curatore

Nick Hornby è nato nel 1957 e vive a Londra. Dopo aver esercitato la professione di insegnante si è dedicato interamente alla scrittura e collabora con le più prestigiose pagine letterarie inglesi. Ha scritto: Febbre a '90, sulla passione per il calcio e i romanzi Alta fedeltà, Un ragazzo, Come diventare buoni.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002