UN MONDO IN GUERRA

William Rivers Pitt, Ritter Scott
Guerra all'Iraq
Tutto quello che Bush non vuole far sapere al mondo

"Se io dovessi quantificare la minaccia rappresentata dall'Iraq in termini di armi di distruzione di massa, essa equivale a zero."

Il saggio è composto da una parte iniziale più descrittiva, che inquadra la situazione attuale dell'Iraq ripercorrendone rapidamente anche la storia nel Novecento, e da una seconda parte, quella più importante, in cui viene proposta una lunga intervista di William Rivers Pitt a Scott Ritter. Questo personaggio, che risulterà sconosciuto alla maggioranza assoluta dei lettori, ha lavorato per sette anni per la missione di disarmo in Iraq in qualità di ispettore Onu. Ha dunque l'esperienza e la conoscenza del problema che gli consentono di giudicare la situazione ed esprimere opinioni anche divergenti da quelle ufficiali statunitensi. Ritter spiega perché l'immagine generale dell'Iraq venga costantemente distorta in Occidente e come Saddam Hussein non sia in possesso di quel potenziale bellico, costituito anche da spaventosi mezzi di distruzione di massa, di cui si parla tanto in questi giorni. L'intervista tocca anche i possibili rapporti tra Hussein e Bin Laden, assolutamente improbabili secondo l'ispettore Onu. Una voce "fuori dal coro" che, anche per questo, vale la pena leggere.

Guerra all'Iraq. Tutto quello che Bush non vuole far sapere al mondo di William Rivers Pitt e Ritter Scott
Titolo originale: War on Iraq. What Team Bush Doesn't Want You to Know
Traduzione di Adelaide Cioni, Thomas Fazi, Pietro Meneghelli
114 pag., Euro 10.00 - Edizioni Fazi
ISBN 88-8112-385-1

Le prime righe

UNA PICCOLA PERFETTA APOCALISSE

Oggigiorno, ogni abitante della terra
deve considerare l'idea che questo pia-
neta possa non essere più abitabile.
Ogni uomo, donna e bambino vive
sotto una spada di Damocle nucleare,
appesa a un filo sottilissimo che po-
trebbe spezzarsi in ogni momento; per
un caso, un calcolo sbagliato, o per la
follia di qualcuno.

JOHN F.KENNEDY

La leggenda del nodo di Gordio risale ai tempi di Alessandro il Grande, il cui dominio, tra il 336 e il 323 a.C., si estendeva sull'Asia Minore, la Siria, l'Egitto, Babilonia e la Persia. Si racconta che Gordio, re della Frigia, avesse fatto un nodo talmente complicato che nessuno era in grado di scioglierlo. Un oracolo rivelò ad Alessandro che l'uomo che fosse riuscito a disfare quel nodo era destinato a conquistare l'Asia. Allora, sguainata la spada, Alessandro recise il famoso nodo, risolvendo così l'enigma con un fendente.
Oggi, George W. Bush e la sua amministrazione si trovano di fronte a un nodo altrettanto complicato. Si chiama Iraq, e non è opera di un re dell'antichità. È il risultato di un coinvolgimento americano in Medio Oriente che risale a decenni fa e delle azioni dei capi politici di quell'area, tra i quali lo scià dell'Iran, l'ayatollah Khomeini e, naturalmente, Saddam Hussein.
Sono stati dei presidenti americani, da Truman a Nixon, a Carter, Regan, Clinton, nonché due uomini chiamati Bush, a intrecciare quel nodo. È un vero groviglio e a crearlo hanno contribuito tanto la guerra fredda quanto il petrolio, il sangue versato e il potere.

© 2002 Fazi Editore


Gli autori

William Rivers Pitt è noto commentatore e saggista americano e insegna a Boston.
Scott Ritter è stato un marine ed è una vera e propria autorità nel campo del disarmo militare. Ha partecipato per sette anni alla missione di disarmo in Iraq in qualità di ispettore ONU. È un fervente repubblicano e ha votato per Bush alle ultime elezioni presidenziali


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002