UN MONDO IN GUERRA

Gore Vidal
Le menzogne dell'impero e altre tristi verità
Perché la junta petrolifera Cheney-Bush vuole la guerra con L'Iraq e altri saggi

"Visto che Bush è riuscito a persuadere il Congresso a non andare a verificare in profondità che cosa è successo l'11 settembre, solo la Camera dei rappresentanti, ormai, durante un processo d'impeachment, può fargli sputare il rospo."

Da anni Gore Vidal denuncia la politica americana, interna e internazionale, cercando di mettere in evidenza incongruenze ed errori che in passato hanno già avuto forti ripercussioni internazionali e che oggi, in un'epoca di totale interconnessione, possono diventare ancor più pericolosi. Il suo è un punto di vista molto critico e altrettanto criticato da studiosi americani ed europei. Ma è indubbiamente il punto di vista autorevole di un uomo che è vissuto a lungo a diretto contatto con il potere, con la Casa Bianca e con chi gestisce direttamente "le stanze dei bottoni". In questa raccolta di saggi Vidal continua sulla medesima strada di denuncia e di ricostruzione storica: da Pearl Harbor a Hiroshima, dall'autonomia pericolosa delle agenzie di Intelligence al mancato rispetto delle decisioni di Jalta. Ma il saggio più dirompente è legato all'attualità ed ha il medesimo titolo del volume. Al centro della sua analisi il grande mercato del petrolio e l'America delle corporation, rappresentate dall'accoppiata presidenziale Bush-Cheney e una dichiarazione provocatoria: Bush sapeva dell'attacco prima dell'11 settembre, ma non l'avrebbe impedito per portare avanti il suo programma politico e militare.

Le menzogne dell'impero e altre tristi verità. Perché la junta petrolifera Cheney-Bush vuole la guerra con L'Iraq e altri saggi di Gore Vidal
Traduzione di Luca Scarlini e Laura Pugno
152 pag., Euro 13.00 - Edizioni Fazi (Le terre/Interventi n.44)
ISBN: 88-8112377-0

Le prime righe

Le menzogne dell'impero
e altre tristi verità

Perché la junta petrolifera Cheney-Bush
vuole la guerra con L'Iraq

1.

Il 24 agosto 1814, sembrava che le cose si fossero messe piuttosto male per la terra della libertà. Quel giorno gli inglesi invasero Washington, D.C., e appiccarono il fuoco al Campidoglio e alla Casa Bianca. Il presidente Madison dovette rifugiarsi nei vicini boschi della Virginia e, visto che la capacità degli inglesi di mantenere concentrata l'attenzione su un singolo obiettivo è notoriamente breve, si mise pazientemente ad aspettare. Le truppe inglesi proseguirono la loro marcia e quello che poteva essere il Giorno della Completa Oscurità si rivelò una specie di manna per le imprese di costruzione e gli agenti immobiliari chic del Distretto della Columbia.
Centottantasette anni dopo, e a un anno dall'11 settembre, ancora non sappiamo chi sia stato ad attaccarci quel martedì, e quale fosse il suo vero scopo. Ma sembra ormai chiaro, a molti paladini delle libertà civili, che l'11 settembre abbia liquidato non solo i nostri fragili Dieci Emendamenti, ma anche il nostro, un tempo invidiato, sistema di governo repubblicano, che aveva già ricevuto un colpo mortale l'anno prima, quando la Corte Suprema si esibì in un minuetto in cinque quarti e sostituì un presidente regolarmente eletto con la junta Bush-Cheney del petrolio e del metano.

© 2002 Fazi Editore


L'autore

Gore Vidal è fra i maggiori narratori e saggisti americani viventi. Tra i suoi libri ricordiamo: La fine della libertà (2001), La statua di sale (1998), L'età dell'oro (2001) e Impero (2000), e Palinsesto. Una memoria (2000)


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002