NELLE PIEGHE DELLA STORIA

Régis Debray
Dio, un itinerario
Per una storia dell'Eterno in Occidente

"Per essere divulgatori è necessario conoscere la materia in profondità. E avere assimilato le innumerevoli analisi specialistiche, che soltanto grazie alla sintesi potrebbero evitare di riproporre l'abituale correlazione tra l'enfasi di un titolo e la povertà dei risultati"

Aprendo questo saggio, sfogliandolo prima di iniziarne la lettura, abbiamo la sensazione di trovarci di fronte a un testo scolastico. La struttura delle pagine, la grafica e le illustrazioni inserite nelle pagine riproducono l'aspetto di un manuale di storia più o meno tradizionale. Ma non facciamoci trarre in inganno, in realtà stiamo sfogliando un saggio complesso e completo su uno dei temi più difficili della cultura occidentale (ancor più se affrontati in un unico volume). Grazie a questa impaginazione seguire il procedere del ragionamento e del pensiero che viaggia parallelamente all'evoluzione della civiltà occidentale diventa semplice e immediato. "Per essere divulgatori è necessario conoscere la materia in profondità. E avere assimilato le innumerevoli analisi specialistiche, che soltanto grazie alla sintesi potrebbero evitare di riproporre l'abituale correlazione tra l'enfasi di un titolo e la povertà dei risultati". Così scrive Debray stesso nel primo capitolo, significativamente intitolato Istruzioni per l'uso. Non è possibile in queste poche righe riassumere la complessità del tema trattato. Potremmo semplicemente dire che risponde ad alcune domande fondamentali come il senso del credere in Dio e il suo perché, il modo in cui la fede si è trasmessa nei secoli e come la figura di Dio si è evoluta nelle varie correnti religiose monoteiste.

Dio, un itinerario. Per una storia dell'Eterno in Occidente di Régis Debray
Titolo originale: Dieu, un itinéraire
Traduzione di Edoardo Greblo
398 pag., ill., Euro 27.00 - Edizioni Raffaello Cortina
ISBN 88-7078-772-9

Le prime righe

Capitolo I
Istruzioni per l'uso

È ormai da un quarto di secolo che le scienze religiose hanno acquisito un terribile vantaggio sulla coscienza religiosa, compresa quella che gli agnostici si fanno delle leggende comuni. Le datazioni, i luoghi, gli uomini straordinari della saga biblica quali ci sono stati trasmessi dal nonno, dal catechismo, dai bestseller o dalla diceria, ormai, presso la maggior parte degli scholars, non sono più in voga. Abramo, "il padre di tutti noi", 1750 a.C., Mosè 1250 a.C., la fuga dall'Egitto, il monte Sinai, Giosué e Gerico, Davide e il tempio di Salomone, il Nuovo Testamento contrapposto all'Antico: ecco alcuni luoghi comuni e altrettante credenze fatti tranquillamente a pezzi dai credenti più istruiti. L'abisso così creatosi tra l'immagine che abbiamo ereditato dalle nostre origini e il sapere che attualmente ci deriva dall'archeologia, dall'epigrafia e dall'esegesi, non oppone affatto la fede da una parte e la scienza dall'altra. Nel mondo francofano, i pionieri della ricerca paziente e del sapere positivo risiedono, in buona parte, nei conventi e nelle congregazioni, presso i pastori o tra i monaci, mentre negli ambienti laici o atei prevale una inerzia passatista (i cosiddetti ambienti colti non sono affatto quelli meno creduloni).

© 2002 Raffaello Cortina Editore


L'autore

Régis Debray, folosofo e mediologo, è una figura di primo piano nel panorama politico e culturale francese. Ex consigliere di Mitterand, la sua fama è legata, oltre che alla produzione intellettuale, al suo impegno politico al fianco di Ernesto Che Guevara e Fidel Castro, che l'ha portato a trascorrere alcuni anni di prigione in Bolivia (dal 1967 al 1970). Nel Café di libriAlice.it segnaliamo la recensione a Vita e morte dell'immagine


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002