NELLE PIEGHE DELLA STORIA

Giampaolo Pansa
I figli dell'Aquila

"I tedeschi, che avevano le loro colpe nel fallimento dell'attacco, si concessero un giudizio generoso sulla San marco, Lieb e Alberti dissero a Farina che, ormai, la divisione era guarita e sapeva combattere. Il generale gli rispose, secco: 'Se è così, ed è così, perché non mi mandate con tutta la San Marco sulla Linea Gotica?'. Il diario non riporta quale fu la risposta dei due generali della Wehrmacht."

Tra tanto revisionismo e tanto ambiguo "spirito di pacificazione" ecco un libro che si distingue: Giampaolo Pansa, dichiarandosi antifascista, ricostruisce la vicenda di un giovane militare della Repubblica sociale, Bruno A. (una delle due figure immaginarie del libro, l'altra è Alba M.) e cerca di capire quali meccanismi mentali e psicologici spinsero dei giovani a schierarsi dalla parte sbagliata della Storia. In realtà neppure i due "personaggi" sono inventati: infatti Alba è l'anziana pediatra, lettrice di Pansa, che gli telefona per invitarlo a scrivere un libro sulla fine del fascismo e che, parlando del suo passato, fa riemergere la figura di Bruno, un "figlio dell'Aquila" cioè un combattente di quel momento drammatico e terminale del fascismo che aveva come insegna proprio un'aquila. Le pagine più tragiche del volume sono quelle che descrivono l'ultimo anno di guerra con le vendette, le torture, le rappresaglie e i massacri che videro terribili (ma inevitabili) strascichi anche dopo il 25 aprile 1945.

I figli dell'Aquila di Giampaolo Pansa
XI-385 pag., Euro 17.00 - Edizioni Sperling & Kupfer (Saggi)
ISBN 88-200-3418-2

Le prime righe

Prologo

Il passaggio del Po

Il ponte! Doveva raggiungere il ponte sul Po. E percorrerlo tutto, in velocità, gettandosi a terra ogni sei, sette passi, poi di nuovo in piedi e di corsa, quindi ancora a terra. Gli avevano insegnato a fare così i marescialli tedeschi al campo d'addestramento di Grafenwöhr. Spiegavano: è l'unico modo per portare a casa la pelle. Era meglio ricordarselo. Anche lì, in quel caos, e nella luce del giorno che si stava attenuando, poteva esserci un cecchino, appostato chissà dove, con una pallottola in canna per lui.
Una volta al di là del Po, sarebbe stato in salvo. Ma lui non aveva mai visto il Po di Valenza. Conosceva bene il fiume dalle sue parti, quello che scorre lento e largo davanti a Busseto, a Gualtieri, a Guastalla. Da bambino c'era andato un'infinità di volte, nelle vacanze che non potevano permettersi di passare altrove. Papà diceva: il Po è il mare dei poveri. Lui protestava: ma tu non sei povero, fai il maestro elementare! Papà sorrideva, e non replicava.
Era stato in quel Po che aveva imparato a nuotare. Con bracciate forti e calme, senza paura della corrente. Ma il Po che adesso doveva attraversare, che cosa nascondeva? E in che modo avrebbe potuto varcarlo? All'inizio gli avevano detto che il ponte esisteva.

© 2002 Sperling & Kupfer Editore


L'autore

Giampaolo Pansa, nato a Casale Monferrato nel 1935, è condirettore dell'Espresso. Tra i suoi saggi e romanzi ricordiamo: I nostri giorni proibiti (Premio Bancarella 1997), Il bambino che guardava le donne, La bambina dalle mani sporche, Romanzo di un ingenuo e Le notti dei fuochi.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002