LE MOLTE FACCE DI UN MONDO GLOBALE

Gian Antonio Stella
L'orda
quando gli albanesi eravamo noi

"Quelli che non ce l'hanno fatta e sopravvivono oggi tra mille difficoltà nelle periferie di San Paolo, Buenos Aires, New York o Melbourne fatichiamo a ricordarli. Abbiamo perduto 27 milioni di padri e di fratelli eppure quasi non ne trovi traccia nei libri di scuola. Erano partiti, fine. Erano la testimonianza di una storica sconfitta, fine. Erano una piaga da nascondere, fine."

"Ma noi eravamo diversi": così viene detto quando viene ricordato che fino a pochi anni fa il nostro era un popolo di emigranti in fuga dalla povertà. C'è chi, indignato per l'arrivo in Italia di migliaia di uomini e donne disperate, non ricorda la disperazione che ha accompagnato generazioni di Italiani costretti dalla mancanza di lavoro ad andare in luoghi lontani di cui tutto era ignoto: la lingua, le abitudini, la legge. Questo libro di Stella ha riscosso molto successo, se ne è molto parlato sui giornali (forse poco in televisione) ma dovrebbe essere addirittura letto nelle scuole, diventare una specie di testo di Educazione civica, perché affronta in modo documentatissimo il tema dell'emigrazione italiana fuori da ogni stereotipo e da ogni finzione: un'operazione di onestà intellettuale davvero encomiabile. La clandestinità era diffusa tra gli italiani all'estero, così come la delinquenza o la sporcizia, venivano venduti i figli e tante giovani donne sono state consegnate, come merce di scambio, nei bordelli del mondo: quello di cui accusiamo molti immigrati di oggi lo hanno praticato tanti di noi poche generazioni fa... Ma perché questo è successo (e succede)? Forse è bene chiedersi quali erano le condizioni in cui eravamo costretti a vivere, e quali quelle in cui vivono da noi gli stranieri più poveri. Insomma si può studiare la storia da tanti punti di osservazione, ma questo forse è uno dei meno praticati, di certo uno dei più utili per amore di verità e per educarci a utilizzare criteri di giudizio più obiettivi.

L'orda. Quando gli albanesi eravamo noi di Gian Antonio Stella
277 pag., Euro 17.00 - Edizioni Rizzoli
ISBN 88-17-87097-8

Le prime righe

INTRODUZIONE

Bel paese, brutta gente

La rimozione di una storia di luci, ombre, vergogne

La feccia del pianeta, questo eravamo. Meglio: così eravamo visti. Non potevamo mandare i figli alle scuole dei bianchi in Louisiana. Ci era vietato l'accesso alle sale d'aspetto di terza classe alla stazione di Basilea. Venivamo martellati da campagne di stampa indecenti contro "questa maledetta razza di assassini". Cercavamo casa schiacciati dalla fama di essere "sporchi come maiali". Dovevamo tenere nascosti i bambini come Anna Frank perché non ci era permesso portarceli dietro. Eravamo emarginati dai preti dei paesi d'adozione come cattolici primitivi e un po' pagani. Ci appendevamo alle forche nei pubblici linciaggi perché facevamo i crumiri o semplicemente perché eravamo "tutti siciliani".
"Bel paese, brutta gente". Ce lo siamo tirati dietro per un pezzo, questo modo di dire diffuso in tutta l'Europa e scelto dallo scrittore Claus Gatterer come titolo di un romanzo in cui racconta la diffidenza e l'ostilità dei sud-tirolesi verso gli italiani. Oggi raccomandiamo a noi stessi, con patriottica ipocrisia, che eravamo "poveri ma belli", che i nostri nonni erano molto diversi dai curdi o dai cingalesi che sbarcano sulle nostre coste, che ci insediavamo senza creare problemi, che nei paesi di immigrazione eravamo ben accolti o ci guadagnavamo comunque subito la stima, il rispetto, l'affetto delle popolazioni locali. Ma non è così.

© 2002 RCS Libri


L'autore

Gian Antonio Stella è una delle firme più note e brillanti del "Corriere della Sera" e ha scritto diversi libri tra i quali i bestseller Schei, Dio Po, Lo spreco, Chic e Tribù.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002