UN MONDO IN GUERRA

Ahmed Rashid
Talebani
Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale

"Chiunque abbia avuto a che fare con un afgano o abbia visitato l'Afghanistan in pace o in guerra mi capirà se dico che questo paese e il suo popolo sono tra i più straordinari della Terra."

Lucia Annunziata nel suo saggio No (recensito in queste stesse pagine di Café Letterario), scrive: "sul tavolino da notte di Tony Blair è comparso, subito dopo l'attacco dell'11 settembre, come egli stesso ha raccontato, il libro di Ahmed Rashid, Taleban. Dopo quella data, il volume è diventato una lettura obbligatoria. Non c'è stato politico o intellettuale al mondo che, preso alla sprovvista dalla complessa storia di quella oscura parte del mondo, non abbia cercato in quelle pagine la risposta alle sue curiosità". Anche in Italia il saggio è stato immediatamente tradotto e pubblicato da Feltrinelli ed è apparso per la prima volta nella collana "Serie Bianca" nel novembre 2001. Rimane, a distanza di un anno, "il miglior libro sull'Afghanistan", come ha dichiarato uno che di quel Paese se ne intende come pochi altri: Gino Strada. Ecco il senso di riproporlo in una nuova veste editoriale e in un momento in cui, purtroppo, la situazione internazionale è tutt'altro che migliorata. Rashid, giornalista pakistano, racconta non solo gli anni di dominazione talebana nel paese, ma anche le radici culturali, sociali, economiche del complesso fenomeno fondamentalista, con puntuali riferimenti ai paesi circostanti. Non crediamo a chi ci racconta che in Afghanistan la situazione ora è tranquilla: non è vero. E se leggerete questo saggio capirete perché non potrà forse mai essere vero.

Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale di Ahmed Rashid
Titolo originale: Taliban. Islam, Oil and the New Great in Central Asia
Traduzione di Bruno Amato, Giovanna Bettini, Stefano Viviani
316 pag., Euro 8.00 - Edizioni Feltrinelli (Universale Economica. Saggi n. 1722)
ISBN 88-07-81722-5

Le prime righe

Introduzione

I "santi guerrieri" dell'Afghanistan

In un tiepido pomeriggio di primavera nella città meridionale di Kandahar, i bottegai afgani stavano abbassando le saracinesche preparandosi al fine settimana. Lungo le stradine polverose, robusti pashtun con la lunga barba e il turbante nero strettamente avvolto alla testa si incamminavano verso il campo sportivo della città, appena dietro il bazar principale. I bambini, molti dei quali orfani e vestiti di stracci, correvano avanti e indietro per le strade, gesticolando e strillando eccitati all'idea dello spettacolo cui stavano per assistere.
Era il marzo del 1997 e da due anni e mezzo Kandahar era la capitale dei feroci guerrieri islamici e talebani che avevano conquistato due terzi dell'Afghanistan e ora combattevano per impadronirsi del resto del paese. Una manciata di talebani aveva combattuto l'Armata rossa negli anni ottanta, altri avevano lottato contro il regime del presidente Najibullah, rimasto al potere quattro anni dopo che nel 1989 le truppe sovietiche si erano ritirate dall'Afghanistan.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore

Ahmed Rashid , pachistano, collabora a "Far Eastern Economic Review", "Daily Telegraph", "Le Monde diplomatique", Cnn e Bbc sui temi relativi all'Asia centrale. Segue il conflitto in Afghanistan da prima ancora dell'invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l'unico giornalista accreditato. Nel corso di questi anni ha avuto modo di intervistare tutti gli attori più importanti nell'area del conflitto afgano. Ha anche scritto: Nel cuore dell'Islam (2002).


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002