IL FASCINO DELLA SCIENZA

Jürgen Habermas
Il futuro della natura umana
I rischi di una genetica liberale

"Un uomo geneticamente programmato deve vivere nella consapevolezza che il suo patrimonio ereditario è stato fatto oggetto di manipolazione. Prima di poter esprimere giudizi normativi su questa situazione di fatto, dobbiamo cercare di capire quali criteri potrebbero essere compromessi da questa strumentalizzazione."

Anche questa volta Habermas affronta un tema centrale nel futuro dell'umanità, un tema che deve far riflettere tutti e portare verso una soluzione equa e soprattutto etica. Il saggio ruota infatti attorno alla tematica della genetica liberale e alle conseguenze che alcune scelte, supportate da assenza di regolamentazioni morali e politiche a riguardo, o addirittura da leggi che ne sanciscano la fattibilità, potrebbero danneggiare gravemente la natura dell'uomo e l'interazione sociale. "Se le diagnosi di preimpianto e la sperimentazione sugli embrioni - scrive Habermas - oltrepassano i limiti di una genetica negativa (cioè terapeutica) e clinica (cioè legata all'ipotetico consenso dell'interessato), esse vanno senz'altro vietate" in quanto "democraticamente incontrollabili". Le conseguenze di una liberalizzazione selvaggia della genetica ricadrebbero non solo sulla società in generale, ma anche sui singoli individui, in particolare sui bambini soggetti a manipolazione genetica, "la persona soggetta a trattamento prenatale viene a trovarsi in difficoltà, dopo aver saputo dell'intenzionale alterazione del suo patrimonio, a concepirsi come autonomo ed eguale membro di un'associazione di liberi ed eguali". Poter essere sé stessi è un diritto che deve essere garantito a tutti e che va difeso con determinazione. "Solo se manteniamo come giuridicamente indisponibile la casualità della nascita, i cittadini possono garantirsi l'eguaglianza di accesso all'ideale comunità dei soggetti morali e alla reale comunità dei cittadini politici".

Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale di Jürgen Habermas
Titolo originale: Die Zukunft der menschlichen Natur. Auf dem Weg zu einer liberalen Eugenik?
A cura di Leonardo Ceppa
125 pag., Euro 14.00 - Edizioni Einaudi (Biblioteca n.142)
ISBN 88-06-16372-8

Le prime righe

I.
Astensione giustificata.
Esistono risposte postmetafisiche
alla domanda sulla "vita giusta"?

Nel romanzo Stiller, Max Frisch fa chiedere al sostituto procuratore che osserva il protagonista: "Che uso fa, l'uomo, del tempo della sua vita? Una domanda cui non avevo mai pensato, una domanda irritante". Frish pone la domanda all'indicativo. Il lettore riflessivo, preoccupato di sé stesso, la volge sul piano etico: "Come dovrei usare del tempo della mia vita?" A lungo i filosofi si credettero in possesso di risposte preconfezionate per questo tipo di domande. Oggi, superata la metafisica, la filosofia non crede più in risposte vincolanti sulle questioni della condotta di vita, personale o collettiva che sia. I Minima moralia di Adorno si aprono con un melanconico richiamo alla gaia scienza di Nietzsche, ammettendo una sorta di fallimento: "La triste scienza, di cui presento alcune briciole all'amico, si riferisce ad un campo che passò per tempo immemorabile come il campo proprio della filosofia... la dottrina della retta vita". Adorno ritiene che l'etica sia frattanto regredita allo stadio di "scienza triste": nel migliore dei casi essa può produrre disperse e aforistiche "meditazioni della vita offesa".

© 2002 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Jürgen Habermas (1929) è professore emerito presso l'università di Francoforte. Tra le molte opere tradotte in italiano ricordiamo: Tearia dell'agire comunicativo (Bologna 1986); Teoria della morale (Roma-Bari 1994); Fatti e norme (Milano 1996); L'inclusione dell'altro (Milano 1998). Di recente è stato ripubblicato Morale, Diritto, Politica.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002