NELLE PIEGHE DELLA STORIA

Ernesto Ferrero
Lezioni napoleoniche
sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l'arte di gestire le sconfitte

"Talento empirico e pragmatico quant'altri mai, cresciuto in un ambiente duramente conflittuale, una feroce Corsica tribale, dilaniata dalle fazioni, contesa tra francesi e inglesi, N. impara presto a conoscere virtù e difetti dei suoi simili e a servirsi lucidamente di entrambi."

Dell'interesse di Ernesto Ferrero per la figura carismatica di Napoleone siamo già a conoscenza. Molti di voi avranno letto il bel romanzo N., vincitore del Premio Strega 2000, a lungo in testa alle classifiche di vendita. In questo saggio l'approccio alla figura di Napoleone è ovviamente differente, incentrato com'è su riferimenti documentari e storiografici diretti e precisi, che non lasciano spazio alla fantasia dell'autore. Queste Lezioni napoleoniche si possono forse definire "l'altra faccia" di N., quella della ricerca e dell'analisi sistematica degli eventi storici, la base da cui possono poi scaturire ulteriori interpretazioni personali. Ne emerge la figura di Napoleone analizzata sotto ogni prospettiva e ricostruita con parametri interpretativi anche molto moderni. Ma per capire chi sia Napoleone per Ferrero, nulla di meglio che ricordare le sue stesse parole, tratte dall'intervista che abbiamo realizzato in occasione dell'uscita del romanzo: "Napoleone visto da vicino diventa un'altra cosa ed emerge in tutta la sua complessità. È vero che è assalito dal demone della guerra, del confronto continuo, dello spostare sempre in là la posta della scommessa, anche se probabilmente non gli era possibile fare diversamente, ma è anche un grande comunicatore, manipolatore di uomini, un lettore onnivoro, non banale, uno che si preoccupa di organizzare la biblioteca ideale da viaggio di quattromila volumi. E poi è l'uomo che inventa il Louvre, è l'uomo dei codici civili, l'ideatore dell'Europa unita con due secoli d'anticipo, ed è un analista straordinario, capace di profetizzare agli inglesi che perderanno l'India perché sono incapaci di gestirla, suggerendo loro di venderla. È un manager moderno di straordinaria rapidità di riflessi e intuito, seppur devastato dal suo furor bellico. Non a caso questo mito resiste da più di duecento anni."

Lezioni napoleoniche. Sulla natura degli uomini, le tecniche del buon governo e l'arte di gestire le sconfitte di Ernesto Ferrero
165 pag., Euro 10.00 - Edizioni Mondadori
ISBN 88-04-51044-7

Le prime righe

Introduzione

Il busto di marmo candidissimo di Napoleone troneggiava nel giardino della villa di mio nonno, a Diano Marina, sotto l'alto ombrello dei pini, tra le siepi di mortella e di pittosforo. Era il volto di un dio greco, composto e rilassato. Libero dalle servitù del tempo e dalle miserie degli uomini comuni, spirava bellezza, serenità, fermezza. L'anonimo scultore aveva fatto un buon lavoro. L'imperatore ne sarebbe rimasto contento, anche se diceva di non amare i ritratti troppo stilizzati o abbelliti. Gli occhi di marmo guardavano lontano, sollecitavano l'ammirazione e il rispetto. Anche un bambino poteva capire che a quell'uomo misterioso nulla riusciva impossibile, che il miracolo era il suo mestiere.
Quanti busti di Napoleone, nelle dimore degli italiani dell'Otto e Novecento. Da tavolo e da giardino, piccoli e grandi, ma tutti intonati alla pensosità del culto. Insieme ai busti, un'industria del souvenir che sembrava già nata adulta s'ingegnava a sfornare decine e decine di articoli sempre nuovi, che riproducevano in vario modo le fattezze del Grande. Napoleone in bicorno, in piedi con la mano infilata nel gilè, seduto, a cavallo, in salotto, nello studio e sui campi di battaglia, con Joséphine, con Maria Luisa, con il figlio, con i suoi generali, con la corte; il più delle volte da solo, il capo circondato dai raggi di aureole gloriose.

© 2002 Arnoldo Mondadori Editore


L'autore

Ernesto Ferrero (Torino 1938) critico, saggista e narratore, ha lavorato a lungo nell'editoria e dal 1998 è direttore della Fiera internazionale del libro di Torino. Tra i suoi libri, i romanzi N. (2000, premio Strega) e L'anno dell'Indiano (2001, premio Via Po, premio Ostia), e una biografia di Barbablù, il mostruoso Gilles de Rais del Quattrocento francese (1997). Traduttore di Flaubert e Céline, collabora a "La Stampa".
Nel Café Letterario di libriAlice.it segnaliamo l'intervista con l'autore


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


novembre 2002