BRIVIDI NEL MONDO

Carol Goodman
Il lago delle lingue morte

"Mi girai verso Lucy e vidi che stava affogando: aveva le labbra già a contatto con l'acqua. Era lì lì per annegare. Non c'era tempo per avvicinarsi a lei. Mi gettai sul ghiaccio e allungai il braccio per prenderle la mano. Sentii le sue dita sotto le mie - sentii che si divincolavano - e poi la vidi scivolare nelle tenebre."

L'inquietante copertina del raffinato thriller di Carol Goodman lancia un messaggio non solo iconografico. C'è infatti una frase, stampata sull'immagine di un lago poco rassicurante, che ci introduce direttamente nel vortice della vicenda: "quando il passato riaffiora, i suoi segreti minacciano il presente". Il lago si chiama Heart Lake, per la sua forma a cuore, e il passato è quello di Jane Hudson, la protagonista. Ritornata in questa zona dopo molti anni, Jane ritrova quel magnifico ma conturbante paesaggio dominato dall'acqua dove si sono svolti eventi drammatici legati alla sua adolescenza. Ora Jane è insegnante, nella medesima scuola femminile dove aveva studiato da ragazza. Rivivere in qualche modo le stesse sensazioni di molti anni addietro fa riaffiorare anche in tutta la sua drammaticità il ricordo delle amiche affogate nel lago nel corso dell'ultimo anno di studi. Ma quale mistero si nasconde dietro la morte di quelle ragazze? E come potrebbe Jane impedire che avvenisse ancora a distanza di anni un fatto simile? In un contesto naturale particolare e in un clima psicologico adolescenziale che ricorda in qualche modo il capolavoro di Joan Lindsay Picnic a Hanging Rock, Carol Goodman costruisce una storia intensa, coinvolgente e misteriosa.

Il lago delle lingue morte di Carol Goodman
Titolo originale: The Lake of Dead Languages
Traduzione di Alessandro Peroni
371 pag., Euro 15.00 - Edizioni Ponte alle Grazie
ISBN 88-7928-601-3

Le prime righe

Il lago, nei miei sogni, è sempre ghiacciato. Non è mai il lago d'estate, con le acque chiazzate di nero dall'ombra dei pini, né il lago d'autunno, dalla superficie trapuntata di rosso e oro, né il lago in una notte di primavera, imperlato dal chiaro di luna. Il lago, nei miei sogni, non ha alcun riflesso; è il bianco opaco di una porta chiusa, sigillata dal ghiaccio che si spinge fino a diciotto metri di profondità nella sua culla calcarea glaciale.
Pattino silenziosa su questo spessore rassicurante; lo stridio delle lame è assorbito da un cuscino di cielo grigio. Sento la forza del ghiaccio profondo nelle piante dei piedi e pattino come non ho mai pattinato in vita mia. Senza caviglie malferme, né cosce doloranti: pattino con la disinvoltura e la libertà del volo. Pattino senza il minimo sforzo.
Mi inclino in lunghi, languidi "otto" e inarco la schiena negli stretti volteggi; i miei lunghi capelli diffondono scintille di elettricità nell'aria fredda e secca. Quando salto, mi libro alta sul ghiaccio argenteo e poi atterro dritta e precisa come una freccia che trafigge il bersaglio. Ogni pattinata è lunga e perfetta e solca gli ultimi viticci intrecciati d'aria e di ghiaccio dello spruzzo che s'apre a ventaglio dalla mia scia.
Poi viene il momento in cui ho paura di guardare in basso, paura di quel che vedrò sotto la superficie del ghiaccio, ma quando guardo, il ghiaccio è spesso e opaco come un lenzuolo di lino, e il mio cuore batte più tranquillo. Il sollievo mi fa sentire priva di peso.


© 2002 Ponte alle Grazie Editore


L'autore

Carol Goodman, dopo la laurea in lettere classiche, ha insegnato latino per molti anni ad Austin, nel Texas. I suoi racconti sono apparsi su numerose riviste, fra cui The Greensboro Review, Literal Latté, The Midwest Quarterly e Other Voices. Vive a Long Island, dove insegna scrittura creativa e lavora al suo secondo romanzo.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


31 ottobre 2002