I CLASSICI DEL GIALLO

B. Akunin
Il decoratore

"In mezzo all'ampia stanza era stato lasciato uno spazio vuoto, attorniato su tre tavoli, su ognuno dei quali era steso un cadavere coperto di tela catramata. Oltre i tavoli, lungo le pareti, c'erano i gendarmi, le guardie municipali, i becchini, il custode: uno ogni due salme."

Un vero noir, un libro che unisce all'orrore di alcune scene una sottile vena psicologica, così come è solito fare il suo autore, già molto noto in Italia: B. Akunin, ossia il georgiano Grigori Tchkhartichvili.
Protagonista è ancora un volta quell'Erast Fandorin, consigliere di collegio "per incarichi speciali" che i lettori di Akunin ben conoscono.
A Mosca fa freddo in aprile, ma ciò che raggela non è tanto il clima ancora invernale quanto la serie di morti che un maniaco omicida colleziona. Il rituale che opera nelle sue criminali azioni è macabramente "estetizzante": i cadaveri vengono smembrati e i pezzi sono disposti in modo artistico, così da decorare il luogo del ritrovamento.
Ma chi è questo serial killer? La sua identità misteriosa occupa la mente di Fandorin che mette in moto la fantasia e ogni tecnica d'indagine per scoprirlo. Anche il suo assistente Tjul'panov insegue una personale pista segreta per capire chi sia quel mostro di cui lo scrittore ci fa conoscere "in diretta" le allucinate riflessioni. Sarà però solo l'intuito geniale di Fandorin a condurre il lettore, nelle ultime pagine del romanzo, a scoprire l'angosciante verità.

Il decoratore di B. Akunin
Titolo originale: Decorator
Traduzione di Mirco Gallenzi
240 pag., Euro 11.50 - Edizioni Frassinelli (Narrativa)
ISBN 88-7684-721-9

Le prime righe

PESSIMO INIZIO

4 aprile, martedì santo, mattina

Erast Petrovic Fandorin, impiegato per gli incarichi speciali presso il generale-governatore di Mosca, funzionario di sesto rango nella scala gerarchica imperiale, cavaliere di svariati ordini russi e stranieri, stava vomitando fuori l'anima.
L'esile viso del consigliere di collegio, di un pallore bluastro, era stravolto da una smorfia di sofferenza. Una mano, avvolta in un bianco guanto di capretto dai bottoncini d'argento, era stretta al petto, l'altra fendeva convulsamente l'aria... con questo gesto poco persuasivo Erast Petrovic voleva tranquillizzare il suo assistente, come dire: non è nulla, sciocchezze, adesso mi passa. Però, a giudicare dalla durata e dallo strazio degli spasmi, non erano affatto sciocchezze.
All'assistente di Fandorin, il segretario di governatorato Anisij Pitirimovic Tjul'panov, scialbo mingherlino di ventitré anni, prima d'allora non era mai capitato di vedere il capo in uno stato tanto pietoso. Del resto, lo stesso Tjul'panov mostrava una cera un po' verde, ma aveva resistito ai conati di vomito e ora ne andava segretamente fiero.

© 2002 Frassinelli Editore


L'autore

B. Akunin è lo pseudonimo adottato da Grigori Tchkhartichvili, saggista, traduttore, narratore di origini georgiane. Nato nell'ex Unione Sovietica nel 1956, dal 1958 vive a Mosca. Laureato in filologia e storia orientale, si è specializzato in lingua e letteratura giapponese, è presidente del Comitato accademico della Biblioteca Giapponese in 20 volumi e della Fondazione Puskiniana. Ha pubblicato un importante saggio sul rapporto tra letteratura e suicidio e tradotto scrittori quali Yukio Mishima. Questo è il sesto romanzo della serie di Erast Fandorin diventata un vero e proprio caso letterario internazionale. Tradotta in tutta Europa, in Russia ha venduto tre milioni di copie; e nel 2001, per il secondo anno consecutivo, ha valso all'autore il Premio Bestseller Nazionale Russo e il Premio Nazionale Russo Booker.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


31 ottobre 2002