CONTEMPORANEITÀ

Marc Augé
Diario di guerra

"Il mondo è destinato a vivere un'altra Guerra dei Cent'anni con i suoi alti e bassi, le tempeste e i periodi di calma, ma sarà una guerra interna, civile, una guerra squisitamente politica, la cui posta in gioco consisterà nel sapere se la democrazia può trasformarsi senza perdersi, se l'utopia planetaria è realizzabile o se alla lunga e fin negli astri, avranno la meglio le ingiunzioni alterne della follia religiosa e della barbarie mercantile"

Augé, antropologo della contemporaneità, aggiunge una parola (ma di quale spessore!) al dibattito ormai inflazionato sull'11 settembre 2001. L'originalità dell'approccio è data, oltre che dall'intelligenza e dalla sensibilità dell'autore, dalla modalità etnologica che evidenzia come certi processi della psicologia collettiva non siano molto diversi oggi, all'interno di società altamente industrializzate, da quelli di popoli più arcaicamente strutturati.
Il bisogno di ordine (che la nascita stessa del mito rappresenta) è fatto vacillare dagli "avvenimenti", anche se su questo termine è necessario, in modo particolare nella contemporaneità, riflettere.
Ciò che modifica, in modo permanente, la capacità di affrontare la realtà circostante e se stessi è quell'avvenimento che disvela l'inganno delle sicurezze sotto la cui protezione abbiamo a lungo vissuto: è proprio per questo che possiamo definire l'11 settembre 2001 un avvenimento.
Così anche identificare i caratteri e la specificità dei termini "guerra" e "attentato terroristico" permette di meglio capire le conseguenti azioni e reazioni a quel drammatico giorno e il ruolo rivestito (a livello semantico prima di tutto) dal presidente degli Stati Uniti e dalle sue dichiarazioni. Interessantissimo poi è il discorso su come certe società, e prima fra tutte quella americana, abbiano generato delle "malattie autoimmunitarie" che possono giungere a sconvolgere dal profondo quel mondo e ad aprire una messa in discussione storica del sistema stesso che le ha prodotte.

Diario di guerra di Marc Augé
Titolo originale: Journal de guerre
Traduzione di Matteo Schianchi
99 pag., Euro 9.50 - Edizioni Bollati Boringhieri (Variantine)
ISBN 88-339-1411-9

Le prime righe

Qualche giorno dopo l'11 settembre 2001

Il crollo delle torri del World Trade Center e l'incendio al Pentagono sono quel tipo di avvenimenti che ciascuno pensa destinati a mutare il corso della storia, senza peraltro sapere in quale direzione.
Momento raro, intenso, veglia d'armi, attesa.
Dopo il primo istante di stupore, affiorano le consuete domande che seguono eventi drammatici, alcune relative al passato (chi è stato? perché?), altre al futuro, e tra queste, alcune più inquiete, rassegnate e passive (che cosa accadrà?), altre già più di ordine strategico (che fare? come?).
Ciascuna di queste domande coinvolge diversi aspetti. Il loro significato emerge solo moltiplicando gli interrogativi, le considerazioni, le ipotesi. Tutto a un tratto è possibile avere l'impressione che la concatenazione delle cause e degli effetti si estenda progressivamente a tutto lo spazio planetario. Il nostro pianeta ci appare insieme piccolo e pericoloso. La sensazione di trovarsi in trappola, ordinaria e legittima quando colpisce i rifugiati e gli esuli di tutto il mondo, si diffonde anche all'interno delle cosiddette regioni sviluppate.
Tuttavia, gli attentati di New York e Washington rivelano anzitutto una situazione preesistente, situazione che l'annientamento di qualche gruppo terroristico o il rovesciamento dei regimi che li sostengono non saranno sufficienti a cambiare. La paura può rendere ciechi. Ma può anche aprirci gli occhi su una realtà che normalmente guardiamo senza vedere. Proviamo a immaginare la lettera rubata di Edgar Allan Poe strappata in mille pezzi. Per leggerla e capirla dovremmo prima ritrovarli, poi ricomporli.

© 2002 Bollati Boringhieri Editore


L'autore

Marc Augé, professore all'École des Hautes en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, autore di importanti ricerche culminate nella pubblicazione di Pouvoirs de vie, pouvoirs de mort (1977) e Génie du paganisme (1982).
Tra le altre sue opere ricordiamo: Disneyland e altri nonluoghi (1999), Il senso degli altri. Attualità della antropologia (2000), Finzioni di fine secolo seguito da Che cosa succede? (2001) e Genio del paganesimo (2002).
Nel sito di libriAlice.it l'intervista all'autore


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


25 ottobre 2002