RACCONTI AL FEMMINILE


Le dita nella terra le dita nell'inchiostro
Voci di donne in Afghanistan, India, Iran, Pakistan

"La protesta, o meglio, l'impegno civile, serpeggiano nelle pagine delle nostre autrici: si può rilevare che in molti casi si tratta di temi universali, di problematiche comuni nella letteratura femminile mondiale, ma la connessione con gli elementi locali e l'appartenenza delle autrici a quelle società fa sì che non si tratti di rappresentazioni fittizie, ma di riproduzioni della realtà filtrata semmai dalla pluralità degli sguardi."

Il volume è un'antologia di racconti, poesie e saggi scritti da donne vissute sia in secoli passati (il volume si apre con una raccolta di memorie di Golbadan Begum vissuta nel Sedicesimo secolo) sia protagoniste, testimoni e vittime della nostra contemporaneità. Passiamo così dalla Storia alla cronaca, ma in ogni caso l'apporto di questi testi è di contribuire a costruire un'immagine autentica della condizione femminile in quell'area del mondo grazie anche alla comune (al di là della nazionalità e dei tempi) attenzione delle autrici alla concretezza della vita, e alla capacità di tracciare un quadro vivo della situazione familiare e sociale delle donne. Il corpo, spesso nascosto e mimetizzato nell'abito, non viene sentito come impaccio, l'amore non è l'unica tematica (anche se nelle espressioni poetiche predomina), ma è l'intero contesto a essere preso in considerazione e, al centro di questo, se stessa, la propria identità e i propri sentimenti. Nella parte saggistica dei testi raccolti l'interesse si allarga a esplorare, con sguardo acuto, il mondo circostante e i vari aspetti della cultura che si è tramandata nel costume, nella lingua, nell'arte e che alle donne preme mantenere viva. Interessante è notare come non traspaia mai odio dalle pagine di questa antologia, ma senso critico, lucida lettura dei problemi senza fanatismo o esasperazione. Consapevoli dell'essere spesso private dei fondamentali diritti, coscienti di una perdurante restrizione della loro libertà, le donne, i cui scritti sono stati qui raccolti, esprimono un messaggio positivo di determinata volontà di riscatto da ogni forma di sopruso sia che questo nasca dal loro contesto nazionale sia che sia originato da più subdole modalità internazionali di sfruttamento.

Le dita nella terra le dita nell'inchiostro. Voci di donne in Afghanistan, India, Iran, Pakistan a cura di Anna Vanzan
192 pag., Euro 10.00 - Edizioni Giunti (Astrea 75)
ISBN 88-09-02536-9

Le prime righe

Introduzione
Anna Vanzan

Rabi'e era figlia di Ka'ab Qozdari, emiro della città afgana di Balkh. All'epoca - siamo alla fine del X secolo - Balkh era una città splendida, tanto da venire chiamata "la madre delle città": qui convenivano letterati, artisti e atleti che trovavano la via a corte grazie al mecenatismo di Ka'ab.
Rabi'e aveva ereditato dal padre sia l'amore per la cultura che per le attività sportive e cavalleresche, primeggiando tanto nell'una che nelle altre. Sapeva poetare in arabo e in persiano, era un'eccellente cavallerizza e arciera, poliedriche attività che attiravano l'invidia di suo fratello Harizh, meno dotato di lei, anche se destinato al trono.
Rabi'e amava uno schiavo di palazzo, Bektash, valente atleta che lei aveva notato più volte in azione durante i tornei cavallereschi organizzati dal padre, e a lui dedicava poesie che nascondeva in uno scrigno nella sua stanza. Un giorno lo scrigno fu rubato, e Harish, che nel frattempo era diventato signore di Balkh al posto del padre da lui stesso avvelenato, lesse le poesie, scoprendo così l'amore della sorella per Bektash. Harizh tentò allora di far uccidere il suo schiavo durante un torneo equestre, ma Rabi'e riuscì a intervenire in modo rocambolesco col suo cavallo, sul quale Bektash fuggì.

© 2002 Giunti Gruppo Editoriale


La curatrice

Anna Vanzan è laureata in lingue e letterature orientali a Venezia e ha conseguito il Ph.D. in Near Eastern Studies alla New York University. Orientando le sue ricerche in particolare verso il mondo islamico moderno e contemporaneo, con particolare riguardo alle problematiche femminili, ha curato in italiano l'antologia di prosatrici contemporanee d'Iran Parole svelate, racconti di donne persiane (1998) e la traduzione del romanzo Donne senza uomini di Shahrnush Parsipur (2001); in quest'ambito ha inoltre pubblicato numerosi articoli in Italia e all'estero.
È redattrice della rivista "Afriche&Orienti" e ha tenuto corsi di civiltà islamica all'Università di Bologna e allo IULM di Milano-Feltre.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


25 ottobre 2002