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Massimo Bubola

Uno dei più importanti cantautori degli ultimi vent'anni che ha scritto a quattro mani con Fabrizio De Andrè, di cui era amico fin dal 1977, bellissime canzoni (Una storia sbagliata, Hotel Supramonte, Fiume Sand Creek, Don Raffaè...), collaborazione e amicizia che ora prosegue con Cristiano De Andrè.
La sua attività è stata di tale ricchezza che è limitante racchiuderla in una formula: cantante, autore, produttore, Bubola rappresenta una importante pedina nell'affresco della canzone d'autore degli ultimi vent'anni.


Qual è il primo libro che ricordi di aver letto da bambino?

I primi libri sono stati Giannettino, Gianburrasca, Capitani coraggiosi. I romanzi di Jack London come Zanna Bianca e poi Dickens in Oliver Twist e Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain.

Nelle tue canzoni sono frequenti temi come l'amore, la poesia, le storie di vita quotidiana e di politica, ma non mancano i riferimenti storici e letterari. Quali autori ti hanno influenzato? Quanta importanza ha per te leggere? Quanta ne aveva negli anni '70 e quanta oggi?

Leggere è iniziare un esercizio che è importante imparare da giovani, come il tennis o lo sci. Così certe abitudini, certi movimenti ti diventano naturali e non devi più pensarli.
Ho letto da giovane, come si conveniva ai miei tempi, estate per estate prima i russi Tolstoj, Dostoevskij, Turgenev; poi i francesi Balzac, Flaubert, Maupassant, Proust, poi gli americani Dos Passos, Hemingway, Faulkner. Questo faceva parte della consuetudine di molti di noi, di passaggi obbligati per la nostra educazione sentimentale e non. Ma la vera scoperta, la vera scelta sono stati i sudamericani questo dopo i vent'anni. Marquez, Scorza, Joao Guimaraes Rosa. Ho amato molto anche Borges, ma questo prima di venire a conoscenza di tutta questa nuova letteratura. Quello che forse prediligo è il brasiliano Jorge Amado, di recente scomparso, col suo fondere i più variegati stili: l'epico, il lirico, l'elegiaco ed il narrativo, lo stream of consciousness e la magia nera del cadomblé. Pagine di dialoghi e ricette di cucina brasiliana. Erotismo puro e lunghi piani sequenza paesaggistici. Il suo romanzo che consiglierei è senz'altro "Teresa Batista stanca di guerra".

Hai un libro del cuore, che suggeriresti di leggere? Recentemente hai letto qualche libro particolarmente interessante?

Di recente ho letto M. l'enigma chiamato Caravaggio di Peter Robb. Con un'analisi del grande pittore così accurata da sembrare autobiografica. I tempi, il contesto, la politica, i rapporti di potere, la violenza. Il tutto legato e riflesso nei quadri che man mano realizzava.
La poesia è una lettura che sempre si deve intrecciare alla narrativa ed alla saggistica per avere una elasticità di linguaggio migliore. Leggo più libri contemporaneamente. È come avere in casa tanti cibi da cucinare a seconda delle sere e delle occasioni e dello stato d'animo.
Ho molto apprezzato il libro di René Girard su Shakespeare dal titolo Shakespeare. Il teatro dell'invidia sui meccanismi compositivi e sull'intuizione dei comportamenti mimetici nei personaggi che il grande drammaturgo inglese costruiva.

Hai tradotto il libro di Patti Smith "Complete. Canzoni, riflessioni, diari". Perché proprio lei e cosa ti ha trasmesso questa esperienza?

A proposito del libro Patty Smith Complete-Canzoni, riflessioni, diari mi è stato chiesto di tradurlo dal direttore artistico della collana Massimo Cotto che cercava un traduttore che facesse lo stesso mestiere e conoscesse lingua e contesto della poetessa americana. In passato avevo già tradotto e adattato all'italiano le canzoni Romance in Durango di Dylan, poi Tom Petty, Willy deVille, Cohen, Mike Scott dei Waterboys. Quindi avevo affrontato già le problematiche di rendere l'americano e l'inglese in italiano. Il resto è venuto di conseguenza.

Mi sembra di capire che ami la poesia. Forse perché è la forma di espressione che più si avvicina ai versi delle canzoni? Ami leggere altri generi (fantascienza, saggistica, romanzo giallo.)?

I libri ed i film sono sempre stati tra gli argomenti più trattati con i colleghi di lavoro, ma anche altre cose come la vita sognata e la vita vissuta. La cronaca. Tutto questo entrava nelle canzoni.
Poi ci sono i colori delle canzoni e quelli sono scelte di stile legate all'argomento che si va ad affrontare.
Come in pittura ci sono colori legati ad un artista, pensiamo al verde di Paolo Veronese o al rosso Tiziano, così io pensavo ai colori e al suono delle parole in Lorca quando dovevo trattare un argomento amoroso di ambiente mediterraneo o arcaico. Pensavo a Hemingway o a De Filippo o Tennessee Williams o a Osborne a seconda dei dialoghi che andavo ad affrontare e alla delineazione dei personaggi. Poi Rilke, Shelley, Allan Poe, Ungaretti. Per questo è importante leggere da piccoli, crearsi uno stile attraverso altri stili.

Hai sempre parlato della grandezza di Bob Dylan e del tuo desiderio che egli non rimanga confinato nell'effimero mondo della canzone. Ho letto che a Udine, le canzoni di Bob Dylan si studieranno presto all'università, complice un corso monografico che sarà curato proprio da te, già collaboratore della facoltà di Lettere Moderne. Sembra che in taluni casi il legame tra musica e libri sia inscindibile. È così per te?

Su Dylan il discorso è molto ampio. Sappiamo che molte letterature come quella americana, russa , brasiliana e francese, tanto per fare degli esempi, hanno sempre coniugato tradizione alta e popolare insieme.
Dylan è un esempio meraviglioso. In lui si coniugano i linguaggi e le poetiche più disparate da quelle antiche a quelle d'avanguardia. Dalle espressioni appartenenti alla poesia popolare bianca del folk di origine anglosassone e irlandese a quelle miscelate del blues, legate alla letteratura nera afro-americana. C'è il linguaggio del cinema e della bibbia. C'è l'anatema visionario di Ezechiele e dell'Apocalisse di san Giovanni e quello dei surrealisti come André Breton, Apollinaire e Paul Éluard. C'è la narrazione picaresca ispano-americana e la metafora concentrata e criptica di Ezra Pound o di Eliott. C'è il fumetto diviso per quadri con tutti i suoi slang ed i dialoghi teatrali alla O'Neal.
Dylan ha creato, come Shakespeare, un nuovo linguaggio dei sentimenti. Ha influenzato, sia che ne abbiano o non ne abbiano coscienza, tutti gli scrittori contemporanei di canzoni e non solo loro. La sua poetica è talmente vasta, specifica e articolata che rappresenta senz'altro, una delle più importanti testimonianze del Novecento.
Visto che la canzone, e molti intellettuali nel nostro Paese se lo dimenticano è la prima e più antica forma di poesia.

Di Piera Passalacqua


4 ottobre 2002