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Ryszard Kapuscinski La prima guerra del football e altre guerre di poveri "I piccoli stati del Terzo, del Quarto e di tutti gli altri mondi possono sperare di suscitare qualche interesse solo quando decidono di spargere sangue. Triste ma vero." La prima edizione di questo libro è datata 1978, ma solo oggi arriva in Italia, edito da Feltrinelli. Si tratta di un compendio riuscito ed estremamente interessante tra il reportage giornalistico e la documentazione storica. Questo secondo aspetto è divenuto via via più importante con il passare degli anni e con l'ovvio allontanarsi nel tempo dei fatti descritti. La scrittura di Kapuscinski dimostra una lungimiranza e una lucidità di analisi sorprendenti, mentre il lavoro di giornalista viene svolto sino ai suoi limiti estremi. Il libro diventa così anche testimonianza del senso di una professione, quasi un manuale su cui apprendere i rudimenti più elevati di un mestiere troppo spesso svolto con colpevole superficialità. È l'Africa della speranza e della lotta quella raccontata nei reportage dell'autore polacco: Tanganica, Congo, Sudafrica, Ghana, Algeria, tutti paesi in bilico tra un possibile futuro di democrazia e una realtà di rivolte e di guerre tra poveri. Sono gli anni Sessanta, "l'Africa era un enigma, un mistero, nessuno sapeva che cosa sarebbe successo quando trecento milioni di individui avrebbero rialzato la schiena e chiesto il diritto di parola. In Africa cominciavano a nascere degli stati, gli stati compravano armi e molti giornalisti stranieri si chiedevano se tutto il continente non stesse per muovere alla conquista dell'Europa". Sono gli stessi anni in cui in America latina scoppiano guerre altrettanto tragiche, tra popolazioni povere alla ricerca di una opportunità di riscatto inesistente o, come dice l'autore, possibile solo con l'attenzione internazionale suscitata dal sangue e dalla guerra. Kapuscinski è lì quando scoppia, dopo una partita di football tra le due nazionali, la guerra ormai totalmente dimenticata tra Honduras e Salvador. Una guerra che non porta nulla, che non ha vincitori e vinti, ma che ha fatto parlare tutto il mondo dei due stati, in quella gara mediatica che ancora oggi tutti stiamo disputando.
La prima guerra del football e altre guerre di poveri di Ryszard Kapuscinski HOTEL METROPOL Abito su una zattera, in una stradina laterale del quartiere commerciale di Accra. La zattera poggia su piloni alti come il primo piano di una casa e si chiama Hotel Metropol. Durante la stagione delle piogge questa stramberia architettonica marcisce e ammuffisce e nei mesi di siccità si prosciuga e scricchiola, però regge. In mezzo alla zattera, una costruzione divisa in otto scomparti: le nostre stanze. Il resto dello spazio, circondato da una balaustra scolpita, viene definito la veranda. Vi si trovano un grande tavolo per i pasti e alcuni tavolini più piccoli, seduti ai quali beviamo whisky e birra.
Ryszard Kapuscinski è nato a Pinsk, nella Polonia orientale, oggi Bielorussia, nel 1932. Ha lavorato fino al 1981 come corrispondente estero all'agenzia di stampa polacca Pap. Tra i suoi numerosi libri-reportage, che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, ricordiamo: Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate (1983), Imperium (1944), Lapidarium. In viaggio tra i frammenti della storia (1997), Ebano (2000) e Shah-in-Shah (2001).
Di Grazia Casagrande |
4 ottobre 2002