NARRATIVA ITALIANA

Diego De Silva
Voglio guardare

"Celeste va a sedersi sul letto. Quando riapre bocca, sembra che abbia un'altra voce.
-Voglio guardare.
Heller rattrapprisce nella cornice della porta. Questa volta non finge di non aver capito.
La fissa con stupore.
E un'oscena felicità."

Un libro difficile. Difficile per i temi trattati che riguardano i bambini e gli adolescenti, ma anche per l'approccio dell'autore che "vuole guardare" senza nascondere nulla di ciò che vede. È la storia dello strano, contorto e conturbante rapporto tra un ancora giovane e affascinante avvocato penalista di successo e una graziosa studentessa sedicenne intelligente e un po' sciatta. Lui, Davide Heller, non è solo un avvocato è anche un assassino e lei, Celeste Calitri, non è semplicemente una liceale perché nell'arco della giornata trova il tempo anche per prostituirsi. In mezzo a loro il cadavere di una bambina, quella uccisa da Davide. E su questa traccia si dipana il loro legame, fatto di sguardi, di silenzi, di momenti al cui interno le parole hanno un significato molto relativo. Sono i fatti a condurre la storia: le mosse apparentemente ostili che lei decide di fare per salvare Davide dal suo destino e quelle solo superficialmente propositive che sembrano essere la risposta dell'uomo. Per estirpare il male è necessario altro male? Per chiudere una spirale di violenza bisogna opporvi altro sangue, sino alla morte? Sono domande che restano aperte, così come non c'è spiegazione per il comportamento dell'assassino né per quello di Celeste, per il suo desiderio di vedere, di fomentare e spingere gli eventi e per il tentativo estremo di fermarli. Il tutto senza cercare una soluzione morale né delineare un percorso riconducibile ad eventi di cronaca. Ogni riferimento a eventi o persone reali è del tutto casuale e involontario, forse.

Voglio guardare di Diego De Silva
183 pag., Euro 12.00 - Edizioni Einaudi (L'Arcipelago 8)
ISBN 88-06-16121-0

Le prime righe

I.

Il litorale odora di ristoranti e di appena bruciato. Si contano le macchine, alle quattro di pomeriggio. Il mare è là ma non si sente. Sui cartelloni della pubblicità è pieno di occhi azzurri e denti dritti e cosce accavallate.
Sotto il manifesto di una radio locale - una faccia di femmina coperta da grandi occhiali scuri che sfiora la manopola della sintonia con le labbra socchiuse - Celeste aspetta.
Ha sedici anni e un corpo qualsiasi. Né bassa né magra. Porta spesso una bandana, in cui nasconde i capelli. Mai gonne, mai cappotti. Non si trucca, tranne un po' di ombretto. Fa il terzo scientifico.
Oggi guarda in alto. La conosce, questa tinta del cielo. Sta per piovere, e sporco. Quell'acqua marcia che macchia i vestiti come varechina, e lascia sulle macchine una sabbiolina marrone che appiccica (spesso vedi la gente che prima di partire pulisce il vetro con un fazzoletto di carta, ché il tergicristallo farebbe solo peggio).
Celeste odora l'aria, la guarda, tira fuori la lingua e l'assaggia, con un dito si tasta prima una guancia e poi l'altra, come se dall'aderenza dell'umidità a quella zona della pelle potesse calcolare quanto manca alla caduta della pioggia.
Non si ferma mai a pensare a cose come queste. Se hanno fondamento, senso. Le fa. Non le ha imparate da nessuno. Non le ha mai dette a nessuno.
Si passa ancora l'indice sulla faccia, arriva fin sotto gli occhi, poi si guarda il polpastrello, lo strofina delicatamente contro quello del pollice come analizzasse una traccia, mescolasse gli elementi di un qualche tipo di materia. Stima con sufficiente approssimazione che farebbe in tempo a rientrare. Abita vicino, del resto. Però non ha voglia. Fa scivolare lo zainetto Invicta lungo il fianco, fino al marciapiede, poi ci si siede sopra senza cura.

© 2002 Giulio Einaudi Editore


L'autore

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Nel 2001 ha pubblicato due romanzi: Certi bambini, tradotto in Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, e La donna di scorta. Un suo racconto è apparso nell'antologia Disertori (2000). Scrive anche per il cinema e collabora al "Mattino".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


4 ottobre 2002