STORIE DAL 900

Raffaele Manica
La prosa nascosta
Narrazioni del Novecento italiano

"Nell'impossibilità di presentare il libro con il titolo Saggi critici è parso buono La prosa nascosta, che dice e non dice, come tutti i buoni titoli e come tutto ciò che si nasconde mentre si svela."

Un'interessante raccolta di saggi di Raffaele Manica, docente di Letteratura italiana a Roma, ridisegna il quadro della letteratura italiana del Novecento, prendendo spunto da aspetti talora dimenticati di nove autori fondamentali della nostra storia. A Giovanni Comisso ha dedicato un saggio intitolato Le stagioni di Comisso incentrato sull'autobiografia di cui l'autore trevisano viene considerato maestro; con il titolo Quarantotti Gambini, il romanzo e la storia ha invece approfondito il tema della "geografia della storia e della memoria tesa sotto il narrare, e non neutralmente"; nel successivo Il giovane Moravia la chiave di lettura è il viaggio, mentre in Un lapsus di Soldati è il senso del tradimento ma anche la formazione religiosa; Il romanzo non scritto di Delfini analizza invece l'opera di questo scrittore modenese non molto conosciuto seguendo il fil rouge dell'amore ("parlò sempre della stessa donna, anzi di una sua idea di donna, che coincide perfettamente con l'idea dell'innamoramento"); Il romanzo di Bassani è un saggio critico che del celebre scrittore guarda il senso della comunità ("Ferrara, la famiglia, l'appartenenza ebraica, i circoli amicali") che passa attraverso la storia di cui dà testimonianza; parallelamente La malinconia di Volponi vede invece al centro dell'opera l'allontanamento dalla comunità originaria, una "malinconia da capitale dovuta all'essere catapultati da una più o meno ovattata e protettiva provincia in un organismo più grande e meno garante"; in Gli sguardi di La Capria l'autore napoletano viene definito "scrittore dell'attenzione e della perplessità, dell'interrogazione e dello sguardo posto sul dettaglio, dove, come si sa, abita il buon Dio"; chiude la raccolta Come leggeva Parise, che esordisce con questa frase, densa di promesse: "la lettura in senso proprio, la lettura di libri, per Parise giovane era un'educazione sentimentale".
È evidente in questa brevissima presentazione come Manica abbia scelto di rappresentare la parabola del Novecento in tutte le sue forme letterarie, storiche, civili, sentimentali, private e pubbliche prendendo spunto da scritti talora anche minori ma centrali nella comprensione critica di ogni autore.

La prosa nascosta. Narrazioni del Novecento italiano di Raffaele Manica
165 pag., Euro 14.50 - Avagliano Editore (Segnature)
ISBN 88-8309-085-3

Le prime righe

Le stagioni di Comisso

Scrittore felice, per usare un aggettivo molto suo, Giovanni Comisso ha pagato a lungo, e ancora paga, e care, le ragioni e gli effetti di questa felicità. Scrittore da appagarsene a leggerlo e dunque scarsamente proponibile come "problema critico", che è a un dipresso tutto ciò che interessa una tradizione critica come la nostra: alla quale dunque Comisso è poco adatto. Per la felicità stessa risulta, paradossalmente e no, difficile scriverne, come osservò Piovene, dacché tutto, finita la pagina o chiuso il libro, sta lì in una evidenza che poco si presta a esegesi ed ermeneutiche. E l'opera tutta, da lui supervisionata per la stampa in edizione definitiva, poco sollecita anche le filologie, che non sanno né quando né dove accanirsi, se non in occasione di minuzie che possono tranquillamente sorvolarsi.
Non resterebbero - non è poco - che i lettori; ma se l'impressione è che si sia a una cerchia di cultori, che cioè Comisso veleggi come le pellicole dei circuiti d'essai, è anche vero, come prima conseguenza, che questo pubblico, ristrettosi sempre di più, non proietta Comisso da nessuna parte. Se ne saranno, anzi se ne sono nutriti, fior di scrittori e, fuor dai fiori, molti, anche dei più giovani, l'hanno saccheggiato: e tuttavia come togliendogli il sale, come se quella di Comisso fosse un'esperienza letteraria fra le altre. Invece l'esperienza e la scrittura di Comisso furono anche letteratura: dunque, in prima istanza qualcos'altro, che dalla letteratura partiva e alla letteratura tornava, ma mettendoci in mezzo un tratto di vita, perfino nella resa formale, equivocata come un residuo dannunziano, che Comisso stesso s'incaricò di smentire (e che, se c'era, voleva anch'esso essere qualcos'altro, come spostando la rilevanza su un altro piano: quel piano dove l'esigenza di dire sopravanzava sempre quella del dire bene e dove le parole stavano attaccate a un senso che si faceva forma, piuttosto che al contrario).

© 2002 Avagliano editore


L'autore

Raffaele Manica è nato nel 1958. Insegna Letteratura italiana presso l'Università di Roma Tor Vergata. Ha scritto articoli, saggi, commenti e libri su autori antichi e contemporanei. Un suo volume novecentesco, Discorsi interminabili, è uscito nel 1987. Collabora ad Alias, supplemento del "Manifesto", e alle riviste "Nuovi Argomenti" e "Sincronie".


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


20 settembre 2002