LETTERATURA ITALIANA

Domenico Cacopardo
Giacarandà

"Il duca salutò affettuosamente don Giulio e lo invitò a osservare i due alberi di jacaranda che mostravano tutta l'imponenza e l'ampiezza della chioma dai fiori blu intenso, e la grande composizione di azulejas raffigurante San Giorgio che uccide il drago, che gli aveva portato Mascarém al ritorno da un viaggio in patria."

Giacarandà, un albero e delle foglie in copertina: Jacaranda, un genere di piante arboree abitualmente dette palissandri brasiliani. Due di questi alberi (veri e propri patriarchi verdi) avevano dimora nel parco della Villa comunale di Taormina, ma sono stati abbattuti negli anni Cinquanta, lo racconta l'autore stesso in una breve nota prima del testo. Il loro nome è allegro, brillante, incuriosisce e invoglia a scoprirne le "radici". Forse per questo motivo, oltre che per una evidente passione per tali piante, l'autore ha scelto questo titolo e ne ha ricercato le origini che si ramificano nel 1747, proprio nella zona di Taormina, naturalmente. Protagonista della vicenda il marchesino Giulio Límiri ("nobil uomo piuttosto stagionato"), il cui desiderio di costruire una nuova casa nella baia di Seno Pelagio ("un vero palazzo capace di ospitare tutta la famiglia") è alla base di una serie di eventi che muteranno completamente la sua vita. Innanzitutto arriverà l'amore impersonato da Matilde, la giovane, civettuola figlia di don Carmelo Mondío: "i capelli castano chiaro, quasi biondi, il colorito olivastro, gli zigomi ombrati, due occhi nerissimi, alteri e maliziosi". Poi la vicenda si complicherà da un lato per l'incombente presenza di Agatina, la precedente amante di don Giulio ancora innamorata dell'uomo, dall'altro per la contesa segreta ma estremamente violenta tra gesuiti e domenicani, la cui influenza locale condiziona il territorio e determina gli eventi.
Un romanzo storico dunque, ma estremamente moderno nella forma narrativa e trascinante nel serrato evolversi dei fatti, che vedono protagonisti uomini e donne di metà Settecento che si destreggiano tra ripicche amorose e lotte di potere, proprio come oggi.

Giacarandà di Domenico Cacopardo
200 pag., Euro 13,50 - Edizioni Marsilio (Romanzi e racconti)
ISBN 88-317-8060-3

Le prime righe

IL MARCHESINO

Estate 1747

1.
Sembrava un giorno come gli altri: il paese immobile, senza un alito di boria, sotto il sole di un giugno inoltrato.
Ragli d'asino e latrati di cane rompevano il silenzio. Il marchesino don Giulio Lìmiri di San Gabriele si era svegliato alle undici, aveva fatto colazione a letto ed era sceso in piazza alle dodici e mezzo suonate.
C'erano tutti ad aspettarlo: il fratello Nicola, i cugini Pappalardo, don Antonio, il mastro muratore più accreditato della zona, e don Lucio Caico, il maturo parroco.
" Sbrigatevi. Voglio andare. Sellate i cavalli, partiamo subito" ordinò il nobile.
"E' tutto lesto, signoria " rispose Nino Mòllica, il fidato stalliere, che lo seguiva sempre come un'ombra.
All'una si incamminarono.
Raggiunsero la valle del Chiodaro, scesero con cautela nell'alveo e presero un trotto sostenuto.
Alla confluenza con il Letto, rallentarono.
"Andiamo alla marina. Mangiamo da Antioco e poi vi mostrerò la località che ho scelto" annunciò il marchesino.
Aveva quarant'anni.
Solo i capelli leggermente ingrigiti ne denunciavano l'età.
Per il resto appariva ancora giovane: asciutto, non molto alto, il naso pronunciato e gli occhi cerulei, di ghiaccio, che penetravano il volto di chiunque gli stesse di fronte.
Un uomo risoluto, insomma, che incuteva rispetto a prima vista.
Era ancora scapolo.
Il fratello minore, Nicola, sperava ardentemente che rimanesse tale. Così, se non il comando della casata, avrebbe potuto prendere in mano, a tempo debito, tutto il ben di Dio di famiglia.

© 2002 Marsilio Editori


L'autore

Domenico Cacopardo, siciliano di Letojanni, in provincia di Messina, è nato a Rivoli (Torino) nel 1936. Magistrato del Consiglio di Stato, è autore di saggi e di raccolte di poesie. Con Marsilio ha pubblicato i romanzi Il caso Chillè (1999), L'endiadi del dottor Agrò (2001) e Cadenze d'inganno (2002). Collabora a "l'Unità " e ad altri quotidiani e riviste.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


20 settembre 2002