GIALLI

Rob Reuland
Nero Brooklyn

"Con quella matita, sul cemento, prima di morire, lui era riuscito a scarabocchiare soltanto una parola: perdono."

Un altro giallo, l'ennesimo, ambientato a New York? E perché no. In fondo è stata ed è tuttora la città simbolo del mondo occidentale, dove tutto è possibile e dove ogni storia può diventare credibile e assurda, affascinante e crudele. Tra le vie di New York il delitto sembra essere la norma e ogni omicidio diventa un numero che si somma nel vertiginoso conto delle vittime di una società che non riesce ad accettare e inglobare i più deboli. Ed è così che parte anche questo romanzo, in quel quartiere celebre in tutto il mondo, che al di là del nome altisonante e "mitico" nasconde una realtà molto meno brillante: Brooklyn. L'omicidio in questione è quello di una ragazzina di quattordici anni, Kayla Harris, una vittima innocente, sconosciuta, della cui fine pare non interessarsi nessuno. Un possibile colpevole è già stato individuato nel suo ragazzo, Lamar Lamb. Inutile cercare altrove. Ma per una serie di indefinibili circostanze, anche di carattere molto personale, il sostituto procuratore Andrew Giobberti non può archiviare il caso, dimenticandolo definitivamente. Decide perciò di proseguire nelle indagini cercando quella verità che si nasconde tra le strade di Brooklyn e nel suo cuore nero che Rob Reuland conosce molto bene perché è dove vive, dove sono nati i suoi figli e dove pensa di rimanere per sempre.
Sydney Pollack ha acquisito i diritti di Nero Brooklyn pensando a una possibile trasposizione cinematografica, ma scoprirlo attraverso i suoi dialoghi duri e diretti e le descrizioni che l'autore fa della città e dei suoi abitanti avrà forse un diverso sapore dal vederne le rapide immagini sullo schermo.

Nero Brooklyn di Rob Reuland
Titolo originale: Hollowpoint
Traduzione di Cristina Prasso Res
280 pag., Euro 16.00 - Edizioni Longanesi (La Gaja Scienza 672)
ISBN 88-304-1893-5

Le prime righe

1

Un altro cadavere a East New York e a nessuno frega un cazzo. Neppure alla famiglia, ammesso che si possa chiamarla così; una sorellastra con un cognome diverso e una donna magra come uno stecco, dagli occhi oscuri, tossica persa, che ha trentotto anni ma ne dimostra sessanta: la madre. Imbottita di crack, in una mezzanotte soffocante, se ne stava stesa sul divano del soggiorno infestato di scarafaggi, avvolta nel suo miasma chimico mentre Lamar Lamb ammazzava la ragazzina nella sua camera da letto, una stanza poco più grande del lercio materasso su cui lei è morta.
Un'altra ragazzina morta, ammesso che si possa chiamare ragazzina una con già una figlia.
La madre e la sorella stanno sedute lì, sedute e basta. Non sembra fregar loro granché della ragazzina morta, che non c'era neppure vicina, a quel quindicesimo compleanno che non vedrà mai. Il suo funerale non sembra davvero granché per nessuno, se non per me, che me ne sto lì e le guardo. In verità neanch'io sto pensando alla ragazzina nella cassa. Sto pensando alla mia ragazzina morta e a un'Oldsmobile verde in un giovedì di pomeriggio qualsiasi, su una strada qualsiasi, un anno fa.

© 2002 Longanesi & C. Editore


L'autore

Rob Reuland si è laureato in legge alla Vanderbilt Law School. Ha lavorato come assistente procuratore distrettuale a Brooklyn. Il suo sito internet è www.robreuland.com


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


27 settembre 2002