LETTERATURA STRANIERA

Benjamin Anastas
Diario di un inconcludente

"Sono un uomo umile con tendenze autoritarie. Sono un santo con uno stile di vita da peccatore, o forse il contrario, un peccatore con aspirazioni alla santità non corrisposte, anzi no, aspettate: come potete vedere, ci sono ancora dentro fino al collo."

Destinato fin dai primi minuti di vita ad essere la copia venuta male del proprio gemello, il protagonista (e narratore) racconta con ironia e con toni talvolta di grande comicità la propria dimensione di "inconcludente".
Incapace di reggere il confronto col fratello in tutte le possibili prestazioni infantili, meno simpatico, meno vivace, insomma sempre e costantemente "meno", William non appare mai sofferente per questo destino e per il primato di Clive, anzi considera la sua una condizione di vita soddisfacente, quasi ottimale. Nasce da questo romanzo una filosofia che tende a rovesciare i luoghi comuni e i tradizionali modelli comportamentali.
Forse non eccellere, non essere richiesti né ammirati, non suscitare aspettative in nessuno, permette di rimanersene tranquilli, di non essere vittime di nessuna nevrosi e soprattutto di essere perdenti senza recriminazioni o rancori.
Per il protagonista poi la situazione è strana: avere di fronte a sé un altro se stesso, completamente diverso, anzi l'altra faccia di sé, è davvero una condizione eccezionale. In un certo senso la lettura del divertente romanzo è anche un'indicazione per tutti, infatti ognuno è quello che è, ma potrebbe pirandellianamente essere esattamente l'opposto, in quanto tutti siamo fatti di molteplici individui di cui uno ha la predominanza. Nel caso di questi gemelli lo sdoppiamento invece di essere interiore, è reale, realizzato cioè in due individui separati: si ha così una specie di dottor Jekyll il cui doppio non è malvagio, ma solo l'aspetto meno battagliero, meno intraprendente e meno simpatico di una personalità vincente.
Così Anastas, attraverso il sorriso, indica come non ci sia un solo omologato modello umano, come le scelte di vita non siano mai sindacabili, ma che anche gli "inconcludenti" possano liberamente e serenamente scegliere di esserlo.

Diario di un inconcludente di Benjamin Anastas
Titolo originale: An Underarchivier's Diary
Traduzione di Anna Mioni
174 pag., Euro 14.00, - Edizioni Neri Pozza (I narratori delle tavole)
ISBN 88-7305-863-9

Le prime righe

1. I primi anni

Ho cominciato alla grande. Primo di due gemelli monozigoti, ho anticipato di ben sette minuti l'ingresso nel mondo del mio riluttante fratello, senza contare il momento di sospensione dell'incredulità di lattante in sala parto. Quando lui, alla fine, è emerso, podalico, avvolto nel cordone ombelicale e tranquillo nel forcipe dell'ostetrica, io avevo già ricevuto il mio schiaffetto di benvenuto e mi ero fatto strada tra gli umani a forza di strilli, mentre mani esperte mi tagliavano il cordone, mi pulivano e avvolgevano nelle fasce. Avevo un nome, William, scelto da mio padre, che da piccolo avrebbe tanto voluto chiamarsi così. Nella sarabanda degli anni a venire i miei genitori avrebbero preso in considerazione l'idea di cambiarmi nome in Guillaume in onore del Maggio francese ( era il 1968), e più avanti, dopo un viaggio nelle campagne messicane a caccia di rivoluzionari armati - dal quale tornarono con un perfetto mobilio da salotto - , fantasticarono di chiamarmi Guillermo. Ma al tempo in cui venimmo alla luce i miei erano ancora nella fase anglofila, e per mio fratello scelsero un nome adeguato, Clive. Che poi rischiò di diventare Claude, e poi Chico: almeno erano coerenti!
A quei tempi, nei loro sogni più ardenti, l'universo era regolato dalla corte suprema del giudice progressista Warren, e i miei erano convinti che ai loro figli, come a tutti, sarebbero state garantite le stesse opportunità di crescere e aver successo nella vita e che, per quanto sprovveduti o nullatenenti, avremmo sempre avuto voce in capitolo negli affari di famiglia. E crescendo non avremmo dovuto sopportare soprannomi sdolcinati e nemmeno portare vestiti uguali. I miei ne erano convinti, saremmo stati dei normali fratelli, solo un po' più uniti del solito, e il fatto di essere gemelli non avrebbe limitato il nostro sviluppo né ci avrebbe fornito ingiuste facilitazioni rispetto alla maggioranza silenziosa di chi non ha un gemello. Si compiacevano molto, tuttavia, di una frase tratta dal libro del dottor Spock, Il bambino: come si cura e come si alleva, che mia madre quando era incinta aveva sottolineato sulla sua consunta edizione economica: "Ai gemelli... capita di sviluppare una personalità particolarmente forte proprio grazie al fatto di essere gemelli: si rendono presto indipendenti dalla sorveglianza dei genitori, hanno capacità non comuni di gioco cooperativo, grande lealtà e generosità reciproca". In parole povere, riponevano grandi speranze in noi.

© 2002 Neri Pozza Editore


L'autore

Benjamin Anastas è nato nel 1969 negli Stati Uniti. Oltre a Diario di un inconcludente, che ha ottenuto un grande successo di critica e di pubblico negli Stati Uniti, ha scritto The faithful Narrative of a Pastor's Disappearance. Ha vissuto a Brooklyn, a New York, e vive ora in Italia.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


20 settembre 2002