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Alessandro Baricco
Senza sangue

"C'erano un sacco di cose che dovevamo distruggere per poter costruire quello che volevamo, non c'era altro modo, dovevamo essere capaci di soffrire e impartire sofferenza, chi avrebbe tollerato più dolore avrebbe vinto, non si può sognare un mondo migliore e pensare che te lo consegneranno solo perché lo chiedi, quelli non avrebbero mai ceduto, bisognava combattere..."

La perfetta scrittura di Baricco, senza cedimenti, senza sbavature, ritorna finalmente in un testo narrativo che ha già scalato le classifiche di vendita toccandone la vetta e che ha suscitato il tradizionale entusiasmo degli innumerevoli ammiratori dello scrittore ancor prima di apparire nelle vetrine delle librerie. In effetti il senso di attesa che nasce intorno a un nuovo romanzo del più tradotto e amato autore italiano dell'ultima generazione è giustificato sia dalla sua resistenza a rilasciare interviste o ad apparire in occasioni pubbliche sia dal lasso di tempo che intercorre tra un'opera da lui prodotta e un'altra (Baricco fortunatamente non è scrittore da "un libro all'anno" o da talk show).
Eccoci ora di fronte a Senza sangue: diviso in due parti, quasi lunghi capitoli, occupa periodi temporali distinti mentre l'elemento di continuità è dato da due personaggi, secondari nella prima e centrali nella seconda. Nel primo capitolo la scena si apre sulla drammatica esecuzione di un "criminale di guerra" compiuta però a guerra conclusa. L'azione si svolge in un immaginario paese dell'America latina (i nomi ispanici fanno desumere questo al lettore) e precisamente nella casa di una vittima designata in cui un gruppetto di rivoluzionari (i vincitori della guerra) irrompe ed elimina non solo quell'uomo, colpevole di un massacro ignobile che aveva toccato personalmente il capo del commando, ma anche il suo piccolo figlio, mentre la bambina, nascosta in una specie di grande buco sotto il pavimento, coperto da una botola, si salva grazie alla pietà suscitata in un ragazzo che faceva parte del gruppetto e che finge di non vederla.
Nella seconda parte, molti anni dopo, una vecchia (ben presto si saprà che è quella bambina miracolosamente sopravvissuta) cerca e trova il suo salvatore. L'azione successiva, intensa e struggente, non è il caso che sia anticipata, perché riassumerne la trama sarebbe sicuramente riduttivo rispetto alla bellezza e alla forza della pagina scritta.
Tecnicamente impeccabile, Baricco riesce a porre delle tematiche complesse (quando si può considerare davvero conclusa una guerra per chi ne ha subito le offese? un'ideale può giustificare la violenza? chi è vittima e chi è carnefice in una situazione estrema? esiste la possibilità di essere risarciti quando è la morte a rappresentare il debito?) senza rendere astratto o freddo il racconto, traccia i suoi personaggi in modo essenziale ma il lettore riesce a coglierne ogni emozione e ogni turbamento nella descrizione di un gesto, di un silenzio, di uno sguardo.
Non è forse neppure necessario consigliare la lettura di Senza sangue (non si può non leggere un romanzo di Baricco!), ma vorrei comunque sottolineare che il testo può essere goduto a più livelli e risponde a diverse esigenze, vuoi per l'eleganza dello stile che per la sobrietà nel trattare tematiche scottanti e difficili (la sessualità negli anziani, per dirne una) in modo antiretorico e asciutto.

Senza sangue di Alessandro Baricco
104 pag., Euro 10.00 - Edizioni Rizzoli (La Scala)
ISBN 88-17-87017-X

Di Grazia Casagrande

le prime pagine
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uno


Nella campagna, la vecchia fattoria di Mato Rujo dimorava cieca, scolpita in nero contro la luce della sera. L'unica macchia nel profilo svuotato della pianura.
I quattro uomini arrivarono su una vecchia Mercedes. La strada era scavata e secca - strada povera di campagna. Dalla fattoria, Manuel Roca li vide.
Si avvicinò alla finestra. Prima vide la colonna di polvere alzarsi sul profilo del mais. Poi sentì il rumore del motore. Nessuno aveva più macchine, da quelle parti. Manuel Roca lo sapeva. Vide la Mercedes spuntare lontano e poi scomparire dietro a un filare di querce. Poi non guardò più.
Tornò verso la tavola e posò la mano sulla testa della figlia. Alzati, le disse. Prese una chiave dalla tasca, la appoggiò sul tavolo e fece un cenno col capo al figlio. Subito, disse il figlio. Erano bambini, due bambini.

Al bivio del torrente, la vecchia Mercedes evitò la strada per la fattoria e proseguì verso Alvarez, fingendo di allontanarsi. I quattro uomini viaggiavano in silenzio. Quello alla guida aveva una specie di divisa addosso. L'altro uomo seduto davanti aveva un vestito color panna. Stirato. Fumava una sigaretta francese. Rallenta, disse.

Manuel Roca sentì il rumore allontanarsi verso Alvarez. Chi credono di fregare?, pensò. Vide il figlio rientrare nella stanza con un fucile in mano e un altro sotto il braccio. Posali lì, disse. Poi si voltò verso la figlia. Vieni, Nina. Non aver paura. Vieni qui.

L'uomo elegante spense la sigaretta sul cruscotto della Mercedes poi disse a quello che guidava di fermarsi. Va bene qui, disse. E fa' tacere 'sto inferno. Si sentì il rumore del freno a mano, come una catena lasciata cadere in un pozzo. Poi più niente. La campagna sembrava inghiottita da una quiete incurabile.
Era meglio andare dritti da lui, disse uno dei due seduti dietro. Adesso avrà il tempo di scappare, disse. Aveva una pistola in mano. Era solo un ragazzo. Lo chiamavano Tito.
Non scapperà, disse l'uomo elegante. Ne ha piene le palle di scappare. Andiamo.

Manuel Roca spostò le ceste piene di frutta, si chinò, sollevò il coperchio nascosto di una botola e diede un'occhiata dentro. Era poco più che un grande buco scavato nella terra. Sembrava la tana di un animale.
- Ascoltami, Nina. Adesso arriverà della gente, e non voglio che ti veda.
Devi nasconderti qui dentro, la cosa migliore è che ti nascondi qui dentro e aspetti che se ne vadano. Mi hai capito?
- Sì.
- Devi solo startene tranquilla qui sotto.
- ...
- Qualsiasi cosa succeda, non devi uscire, non devi muoverti, devi solo startene tranquilla e aspettare.
- ...
- Andrà tutto bene.
- Sì.
- Ascoltami. Può darsi che io me ne debba andare via con quei signori. Tu non uscire fino a quando non verrà a prenderti tuo fratello, hai capito? O fino a quando sentirai che non c'è più nessuno e che tutto è finito.
- Sì.
- Devi aspettare che non ci sia più nessuno.
- ...
- Non aver paura, Nina, non ti può succedere nulla.
- Va bene?
- Sì.
- Dammi un bacio.
La bambina appoggiò le labbra sulla fronte del padre. Il padre le passò una mano tra i capelli.
- Andrà tutto bene, Nina.
Poi rimase lì, come se qualcosa ancora si dovesse dire, o fare.
- Non era questo che volevo.
Disse.
- Ricordati sempre che non era questo che volevo.
La bambina cercò istintivamente negli occhi del padre qualcosa che la aiutasse a capire. Non vide nulla. Il padre si chinò verso di lei e la baciò sulle labbra.
- Adesso vai, Nina. Dài, scendi là sotto.
La bambina si lasciò cadere nel buco. La terra era dura, e secca. Lei si sdraiò.

© 2002 RCS Libri S.p.A.

biografia dell'autore
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Alessandro Baricco è nato a Torino nel 1958. Ha scritto quattro romanzi (Castelli di rabbia, Oceano Mare, Seta e City), due testi teatrali (Novecento, Davila Roa) e due libri di saggistica (Il genio in fuga, L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin). Ha raccolto alcuni suoi articoli in Barnum, Barnum 2 e Next.


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13 settembre 2002