MASS-MEDIA

Andrè Malraux
Sul cinema
Appunti per una psicologia

"Nel XX secolo, per la prima volta, sono state create arti inscindibili da un mezzo d'espressione meccanico; non soltanto suscettibili di essere riprodotte, ma espressamente destinate alla riproduzione."

Un'operetta di Malraux che uscita nel 1946 non è mai più stata ripubblicata e che, così come dichiara l'autore in apertura, non avrebbe dovuto avere altre riedizioni: per questo ci sembra necessario cogliere la preziosa occasione e proporne la lettura.
Lo scrittore, vero culto per una generazione di intellettuali, girò in qualità di regista un solo film, L'espoir, tratto dall'omonimo romanzo scritto nel pieno della Guerra civile spagnola cui lo scrittore aveva partecipato nel fronte antifranchista che avrebbe dovuto avere illustrazioni di Picasso (i disegni saranno poi quelli preparatori di Guernica). Anche l'esperienza cinematografica è da collocarsi a ridosso di quegli anni drammatici cioè tra il 1938 e il '39 anche se il film venne montato e presentato solo nel 1945, a Seconda guerra mondiale conclusa, dato che Malraux era attivo nella resistenza francese al fianco di De Gaulle. Come scrive Fofi nella bella introduzione, il film supera il romanzo per l'intensità e l'immediatezza del messaggio e il fatto non può non stupire se si considera che il regista, affermato scrittore, è alla sua prima (e unica) prova cinematografica. Gli appunti che costituiscono il saggio tracciano una breve storia dell'immagine (pittura, fotografia, cinema) vedendo come il solo cinema seppe rispondere all'esigenza di mostrare realmente il movimento, l'azione. La nascita però del cinema come arte, come mezzo espressivo, è collocata con la capacità del montaggio e non della semplice riproduzione. Un'ulteriore arricchimento venne dal "sonoro" quando si ebbe la consapevolezza che il suono poteva essere un "ambito espressivo". Vediamo ora, in una frase, il raffronto con il teatro: "un attore teatrale non è altro che una figurina in una grande sala; un attore cinematografico è una figura grande in una piccola sala", inoltre "la voce spedita o sussurrante del cinema diventava più autentica di quella dei migliori attori in un grande teatro".
La vocazione del cinema è narrativa (il cinema è romanzo, il cinema è mito) ed è per questo che ben si ritrova ad operare con un mezzo che non gli era di certo familiare.
Alessandro Zaccuri (curatore anche dell'edizione italiana) nel breve saggio che chiude l'opera, annota come una delle frasi conclusive (sotto ogni altro aspetto, il cinema è un'industria) sia in realtà estremamente importante. Nonostante quella frase sembra esserci in Malraux poca consapevolezza che i nuovi mezzi di comunicazione di massa siano poi diventati fondamentali per la manipolazione del consenso. Due "incidenti" renderanno problematico il rapporto tra lo scrittore, diventato ministro della cultura, e la critica cinematografica più autorevole, quella che fece (e fa) capo ai Cahiers du cinema: il rifiuto della poetica della Nouvelle vague e, nel mitico maggio 1968, il tentativo di rimozione di Henri Langlois dalla direzione della Cinémathèque.
Oltre queste indicazioni, comunque molto interessanti, Zaccuri racconta la storia di L'espoir con grande dovizie di informazioni e notazioni che permettono di meglio capire lo spirito utopico di Malraux e il punto di vista di un'intera generazione di registi.

Sul cinema. Appunti per una psicologia di André Malraux.
59 pag., Euro 6.5 - Edizioni Medusa (Le api n. 7)
ISBN 88-88130-49-7

Le prime righe

Se Giotto, o lo stesso Clouet, avessero viaggiato in Asia, la pittura di quelle regione sarebbe parsa loro quasi familiare. Si sarebbe stabilito senza difficoltà un dialogo tra loro e i pittori persiani o cinesi: per rappresentare le cose essi si ponevano infatti gli stessi problemi.
Se Rubens o Delacroix avessero intrapreso il medesimo viaggio, quella pittura sarebbe parsa loro arcaica; e la loro, d'altra parte, sarebbe risultata del tutto estranea ai pittori asiatici: i sistemi di rappresentazione non erano più gli stessi. Cinesi e persiani ignoravano e disprezzavano profondità, prospettiva, luminosità, espressione. Europa e Asia non concepivano più allo stesso modo la funzione della pittura. A partire dal Rinascimento tra l'arte occidentale e tutte le altre, passate e contemporanee, si è frapposta una differenza fondamentale: le ricerche della pittura occidentale tendevano a creare un mondo a tre dimensioni.
Nel mondo pittorico, che aveva conosciuto soltanto rappresentazioni più o meno sottilmente simboliche, il cristianesimo aveva introdotto la rappresentazione drammatica, fino ad allora sconosciuta. Il buddhismo dispone di scene ma non del dramma; l'America precolombiana dispone di figure drammatiche, ma di poche scene.

© 2002 Edizioni Medusa


L'autore

Andrè Malraux (1901-1976) è una delle figure più complesse della cultura francese del Novecento. Scrittore e avventuriero, conoscitore dell'archeologia orientale e dell'arte moderna, combattente in Spagna e nella Resistenza, ministro della Cultura dal 1958 al 1969, è autore di romanzi come La via dei Re (1930), La condizione umana (1933) e La speranza (1937), di saggi come Le voci del silenzio (1951) e Il cranio di ossidiana (1974), e delle autobiografiche Antimemorie (1967-1972). L'Espoir, realizzato tra grandi difficoltà durante la guerra di Spagna, fu il suo unico film.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


13 settembre 2002