NARRATIVA ITALIANA

Giovanni Damiani
Nell'ombra del padre

"Avrebbe trovato al più presto il modo per liberarsi da quella casa materna e dalla dipendenza dai parenti, l'attesa e il ricatto che lo uccidevano. Doveva escogitare un modo per sopravvivere o per uccidersi."

Un romanzo doloroso che rivela la chiave di lettura solo nelle ultime pagine. Un romanzo di amore e di morte che nasce dalla scomparsa, quasi liberatoria, di una bambina malata dalla nascita, e si chiude con una rivelazione drammatica interrotta da una morte prematura e improvvisa. Il nucleo centrale della narrazione è invece occupato da una storia d'amore adolescenziale che però si rivela di tale intensità da condizionare l'intera esistenza del protagonista. Un elemento di particolare interesse è la capacità di Damiani di dare il rilievo a quell'età, l'adolescenza, dominata da passioni intense e da dolori laceranti che il mondo adulto spesso sottovaluta o guarda con affettuosa ironia. Invece quelli sono anni cruciali, anni in cui si sperimenta il desiderio della vita e il fascino della morte, in cui la presenza dei genitori è incombente, ma la loro assenza è insopportabile. Proprio per questo, nel momento del dolore adulto, a distanza di vent'anni dalla scomparsa della figlia malata dalla nascita (la cui vita era stata il frutto di una scelta egoistica del protagonista e fonte di sensi di colpa mai sanati) la ricerca della propria identità lo riporta ai quindici anni, a un amore troncato dalla giovane partner con apparente spietatezza e alle pulsioni incontrollabili scatenate da quella lontana storia.
Prescindendo dalla conclusione che riporta gli eventi all'interno di una spiegazione razionale, il romanzo ha forza nella descrizione delle spinte emotive, dell'incomprensibile violenza dell'amore e nel senso di morte e sconfitta che può produrre, nella coscienza di essere "orfani" e nel bisogno di un "padre" di cui si sente comunque l'ombra incombente.

Nell'ombra del padre di Giovanni Damiani
145 pag., Euro 12.00 - Edizioni Tranchida
ISBN 88-8003-264-X

Le prime righe

1. La musica del lutto

Tutto questo non potrebbe essere raccontato se non ci fosse a dargli un senso la morte di quella creatura.
Solo la morte dà un senso? Solo la morte ci fa capire qualcosa di quell'insieme incomprensibile e insensato a cui si riduce troppo spesso la nostra vita?
Tornando da una giornata di sole sul Matterhorn bianco di neve, l'ultimo dei miei pensieri era rivolto a questo tipo di riflessioni. Era un'estate splendida, la luce limpida, la pace assoluta. Una lunga camminata da Zermatt fino al ghiacciaio mi aveva immerso nell'energia delle alte quote, lasciandomi addosso una stanchezza piacevole e una leggera euforia, e ora guidavo verso lo chalet affittato a Villars per un buon mese di passeggiate, riposo e letture. Ascoltavo la radio fin quando a un certo punto la valle, restringendosi fra le montagne, non aveva più permesso una buona ricezione. È stato così che ho infilato nel mangianastri una cassetta, e fin dalle prime note ho riconosciuto in quella musica il regalo di una donna che non vedo più da anni. Una donna dolce e intelligente che mi ha amato e credo di avere amato. Le avevo detto che quelle canzoni mi erano divenute care in un periodo doloroso della mia vita in cui le avevo ascoltate spesso ricavandone conforto e consolazione, e lei aveva ricordato che sua madre negli ultimi mesi della malattia le suonava e risuonava sul giradischi nella casa del paesino sul lago dove ora è sepolta.

© 2002 Giovanni Tranchida Editore


L'autore

Giovanni Damiani è nato a Milano nel 1940. Regista di teatro, sceneggiatore e regista pubblicitario, documentarista in Asia e Sudamerica per la Rai, ideatore di iniziative culturali, seminari e convegni di rilevanza internazionale. Curatore dei volumi L'immagine e Strategie della follia, è autore di Chi ha paura di Sigmund Freud? (1993) e studioso di clinica e teoria psicoanalitica.


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


6 settembre 2002