DOPO L'11 SETTEMBRE

Gino Strada
Buskashì
Viaggio dentro la guerra

"Chi sono le migliaia di sepolti sotto le torri gemelle o tra le rovine del Pentagono, qual è la percentuale di vittime civili? E qual è stata nei conflitti degli anni precedenti? Quanti innocenti sono morti a Sarajevo e a Belgrado, a Mogadiscio e a Baghdad, a Tel Aviv e a Gaza e in tutti gli altri luoghi di guerra del pianeta?"

Lo stavamo aspettando: finalmente un libro sull'Afganistan e sulla guerra in corso, scritto non tanto da chi ne ha "sentito parlare" o ne ha fatto oggetto di riflessioni astratte, quanto da chi ha visto, ha sentito e infine ha sofferto dentro questa guerra. L'esperienza di Gino Strada in quella regione non nasce dopo quel fatidico 11 settembre, ma è molto più antica (e quindi ben più consapevole) e la conoscenza diretta di uomini e situazioni gli ha permesso di capire con largo anticipo, molti degli eventi che sarebbero occorsi e, purtroppo, anche di intuire la drammatica leggerezza di tanti proclami dell'Occidente. Il volume si apre con l'evento che ha immediatamente preceduto l'attentato alle Torri Gemelle, l'uccisione del comandante Massud, quell'intelligente leader afgano che rappresentava la vera alternativa al regime dei talebani. Si prosegue poi con il fatidico giorno dell'attentato che il chirurgo vive come un incubo in sé e per le ripercussioni che immediatamente capisce potrà avere, dalla sua casa milanese. La decisione è immediata: ripartire per l'Afganistan dove Emergency aveva aperto un ospedale per curare le migliaia di vittime che, in tutti gli anni precedenti una guerra che l'Occidente ignorava, continuava a mietere. Le difficoltà per raggiungere quel Paese da cui tutti stavano scappando sono innumerevoli: in un primo momento lui e i suoi compagni di "avventura", Kate e Youssuf, pensano di passare il confine travestiti da famiglia afgana, poi cercano una via più regolare e si incamminano con mezzi di fortuna verso l'Afganistan.
A questo punto è inevitabile che il discorso si soffermi sulla guerra, sulla differenza tra il parlarne nelle sedi della politica e il viverla, il soffrire, il morire, il rimanere mutilati. Questo è il vero confine, quello più difficile da attraversare. Fare propria, rispettare l'esperienza degli altri, quello che stanno provando, non ignorarla solo perché riguarda "altri" anziché noi stessi. Ed è l'unica azione degna perché ignorare la sofferenza di un uomo è sempre un atto di violenza, e tra i più vigliacchi. Così Strada ci aiuta ad entrare con lui "dentro la guerra". Spari, armi, dolore, sporcizia. In Panchir si aggiungono ai tre, per un certo periodo, anche Giulietto Chiesa, Maso Notarianni e Vauro.
Si aprono davanti agli occhi dei lettori le tragiche immagini dei feriti e delle sale operatorie. E finalmente arriva il permesso del mullah Omar di raggiungere Kabul, e cioè il cuore stesso della guerra. Rapide scorrono le immagini delle distruzioni, dei morti, della "liberazione" e delle menzogne, delle carceri disumane, della fame e delle vergognose falsità propagandistiche.
Vi è nel libro una pagina di omaggio a Teresa, la bella e intelligente moglie di Gino Strada, che è presidente di Emergency, e in chiusura una lettera a Cecilia, la figlia poco più che ventenne a cui il libro è dedicato: forse da queste due donne coraggiose che, pur vivendo nella costante ansia, sostengono il pericoloso e prezioso lavoro del marito e del padre si può capire che la vita è qualcosa che va oltre il proprio piccolo mondo privato.

Buskashì. Viaggio dentro la guerra di Gino Strada
178 pag., Euro 12.00 - Edizioni Feltrinelli (Serie Bianca)
ISBN 88-07-17069-8

Le prime righe

1.
Gafur

Devo aver dormito profondamente, perché Koko Jalil mi scuote nel letto per svegliarmi, alle cinque e un quarto del mattino.
"Maris ast," ci sono feriti.
Apro gli occhi a fatica e vedo un castoro, con l'ombrellone e la sporta dei panini, che va allo stagno per il picnic: già, i disegni di Vauro sui muri della Pediatria, l'ospedale di Emergency a Kabul.
Mi metto a sedere sul letto per forzare il risveglio, l'angoscia è svanita, anche lo squalo dai denti aguzzi sulla parete di fronte non fa paura. La notte è passata.
"Maris ast!" ripete Koko Jalil.
Usciamo dalla corsia, di fretta verso il pronto soccorso, l'aria è fresca e il cielo è sereno. A Kabul sarà una giornata di sole, e il sole farà sciogliere gli incubi e sentire più distanti le raffiche di mitra.
Sulla rampa del pronto soccorso stanno estraendo feriti da un taxi giallo. Si apre il cancello dell'ospedale: due persone entrano a passo sostenuto, trasportano a braccia un altro ferito, che perde sangue in abbondanza. Li aiutiamo.
Ha circa trent'anni e me lo trovo davanti sdraiato su una barella del pronto soccorso, la barba folta e nerissima, gli occhi scavati dal panico. È agitato, scuote la testa e suda, pallidissimo.
"Come ti chiami?"
"Gafur," risponde con un rantolo.

© 2002 Giangiacomo Feltrinelli Editore


L'autore

Gino Strada, chirurgo di guerra, è uno dei fondatori di Emergency, l'associazione umanitaria italiana per la cura e la riabilitazione delle vittime di guerra e delle mine antiuomo.
Il suo precedente libro, Pappagalli verdi. Cronache di un chirurgo di guerra (1999) ha ottenuto il premio internazionale "Viareggio Versilia 1999". Riproponiamo l'intervista a Gino Strada sul sito libriAlice.it


Di Grazia Casagrande
e Giulia Mozzato


6 settembre 2002